
Gentile Enrico Lazzari,
Sei parte di una campagna che, da questo sito, tenta di mobilitare l’opinione pubblica sammarinese contro l’accoglienza in Repubblica di 30 — trenta! — profughi palestinesi, in fuga da una condizione che non è eccessivo definire infernale: una popolazione civile sottoposta da oltre due anni a bombardamenti sistematici e ad una situazione di carestia, come ampiamente documentato da organismi internazionali.
Questa campagna ha prodotto una valanga di commenti e reazioni che difficilmente possono essere definiti “legittimi timori”. Tra essi compaiono anche messaggi che si chiudono con il numero “88”, noto nel gergo neonazista come abbreviazione di “Heil Hitler”. Non si tratta di un dettaglio folkloristico, ma di un indicatore del clima che queste prese di posizione contribuiscono ad alimentare.
Tu sostieni che io non avrei confutato le tue “analisi puntuali”. Il problema è che tali analisi non reggono a un esame elementare. La tua tesi di fondo è che questi profughi, in quanto palestinesi, costituirebbero un potenziale pericolo terroristico.
Un’affermazione del genere non può essere semplicemente “smentita”: richiede di essere dimostrata. L’onere della prova non spetta a chi la contesta, ma a chi la formula.
In uno dei tuoi interventi provi a sostenere questa tesi richiamando un sondaggio secondo cui una quota significativa della popolazione di Gaza esprimerebbe sostegno ad Hamas. Anche fingendo di accettare questi dati senza discuterne metodologia, contesto e attendibilità, il ragionamento non regge.
In primo luogo, l’esclusione o la stigmatizzazione di rifugiati sulla base di presunte opinioni politiche è incompatibile con il diritto d’asilo, che vieta esplicitamente discriminazioni fondate su convinzioni politiche reali o presunte.
In secondo luogo, dovresti dimostrare — e non lo fai — che l’eventuale presenza di simpatizzanti del governo di Gaza costituisca di per sé una minaccia terroristica. Hamas, piaccia o no, non ha mai compiuto attentati in Europa e ha storicamente concentrato la propria azione nei territori del conflitto israelo-palestinese. Il salto logico tra (presunta) opinione politica e pericolo imminente resta del tutto indimostrato.
Parli poi di “legittimi timori” dei cittadini. Quali sarebbero, esattamente? Quelli di chi teme di essere “costretto a celebrare il Ramadan”? O quelli, francamente grotteschi, di chi immagina masnade di profughi armati che si aggirano per San Marino comepredoni dediti al saccheggio, alla rapina e allo stupro? In cosa consisterebbe la fondatezza di simili deliri?
L’elemento più rivelatore, tuttavia, è un altro: perché una campagna di odio analoga a quella contro i 30 palestinesi non è stata agitata contro i circa 450 profughi ucraini accolti in Repubblica, 86 dei quali sono tuttora presenti sul territorio?Perché sono percepiti come più “vicini”? Più bianchi? Cristiani? Culturalmente rassicuranti? Questa asimmetria di trattamento è un fatto, e richiede una spiegazione.
La mia interpretazione è che ci si muova lungo un continuum che va da forme primordiali e inconsce di xenofobia a concezioni razziste più strutturate, nelle quali i profughi ucraini vengono percepiti come “noi” e quelli palestinesi come “altri”. Se hai spiegazioni alternative, sono pronto a discuterle.
Ritengo che l’accoglienza di trenta profughi palestinesi non rappresenti un pericolo per nessuno. Al contrario, essa è coerente con la storia e la tradizione umanitaria della Repubblica e rafforza la sua credibilità morale, senza comportare oneri economici significativi.
La tua proposta di concedere visti temporanei ai feriti per curarli nel nostro ospedale e poi rimandarli “a casa loro” presenta un problema evidente: per molti di loro quella “casa” non esiste più. Secondo le Nazioni Unite, circa il 92% degli edifici residenziali della Striscia di Gaza risulta distrutto o danneggiato. Il ritorno nei loro territori potrà avvenire nel medio termine.
Credo invece che sia giusto accoglierli e consentire loro di lavorare, così da condurre una vita dignitosa durante la loro permanenza, senza dipendere dall’assistenza materiale di generosi volontari, che rappresentano – loro sì – la migliore espressione della società sammarinese.
Giovanni M. Zonzini
P.S. Un’ultima precisazione. Hai insinuato che io sarei, per oscuri tatticismi, un simpatizzante del regime teocratico iraniano. È falso. Al contrario, auspico – per quel che vale – che la società iraniana riesca a liberarsi dal giogo clericale che la opprime e considero martiri della libertà coloro che sono stati assassinati nelle strade o nelle carceri del regime.

INCREDIBILE! Giovanni Zonzini sbugiarda i “fans” del “Decreto Palestinesi”: è il Cavallo di Troia per l’insediamento permanente a San Marino
Gentile Giovanni Zonzini,
ho letto con estremo interesse la tua replica (mi sembrava ridicolo – seppure il rispetto istituzionale della tua carica di Consigliere della Repubblica di San Marino lo avrebbe imposto – usare il Lei, come nella vita di tutti i giorni, ricorrerò al Tu). Ma bando ai formalismi e veniamo al dunque…
Mi lusinga sapere che tra un volo pindarico verso il Venezuela e una sessione di catechismo ideologico su Gaza, hai trovato il tempo di monitorare la “campagna d’odio” (come la chiami tu) di chi, molto più banalmente, usa il buonsenso al posto dei paraocchi.
Partiamo dal tuo pezzo forte: il numero “88” e i farneticanti messaggi neonazisti. Caro Giovanni, usare l’imbecillità di qualche troll da tastiera per delegittimare un’analisi politica o dell’attualità è un trucco così vecchio che persino nell’Unione Sovietica dei tempi d’oro lo avrebbero considerato superato. Io rispondo di ciò che firmo, non dei deliri digitali di chi – esaltandola – dimostra di non saper distinguere una svastica da un segnale stradale. Se tu confondi il dibattito sulla sicurezza nazionale con i graffiti virtuali di quattro fanatici frustrati, allora il problema non è – come mi pare implicito nella tua replica – il mio “razzismo”, ma la tua disperata carenza di argomenti. È la “reductio ad Hitlerum” dei poveri: se non sai cosa rispondere, dai del nazista al tuo interlocutore. Funziona ancora e sempre nei centri sociali, un po’ meno nella realtà dell’intelligenza e della razionalità.
Dici che l’onere della prova sul rischio terrorismo spetta a me. Curioso concetto di gestione dello Stato. E nonostante ciò, non puoi ignorare che argomentazioni a sostegno della mio umile opinione le ho ampiamente date, e continuerò a darle, a cominciare dal sondaggio diffuso da Al Jazeera che vede molto più della metà della popolazione di Gaza idolatrare ed esaltare Hamas; che i piccoli bambini di Gaza vengono indottrinati fin dalle scuole del’infanzia all’odio verso gli ebrei e gli occidentali in genere, come confermato da fonti autorevoli e incontestabili…
Mi chiedo, e ti chiedo: se un capitano di una nave decide di imbarcare trenta sconosciuti provenienti da una zona di guerra governata da un’organizzazione terroristica (perché Hamas è tale, lo dicono persino i tuoi amici dell’UE, non io), il dovere del capitano è garantire che la nave non esploda e prevenire di conseguenza, o sperare nella “bontà d’animo” dei passeggeri? Si chiama “principio di precauzione”. Ma deduco – potrei sbagliarmi – che da te lo Stato sia inteso come una sorta di Ong a cielo aperto, dove la sicurezza dei sammarinesi è un dettaglio fastidioso rispetto alla tua estetica umanitaria.
Ma la vera perla geopolitica che ha partorito la sua “penna rossa” è un’altra: “Hamas non ha mai colpito in Europa”. Ma dove hai studiato storia? Sui baci perugina? Ti dice nulla il massacro alle Olimpiadi di Monaco del 1972? O gli attentati “olimpici” di Settembre Nero? O i due attacchi all’aeroporto di Fiumicino (1973 e 1985) con decine di morti per mano di terroristi palestinesi? Certo, forse non c’era la firma esplicita di “Hamas” all’epoca, ma poco cambia: l’ideologia che muove queste pedine appartiene alla medesima galassia dei Fratelli Musulmani, di cui Hamas è la costola più feroce anche verso i suoi stessi concittadini di Gaza, ed è oggetto di monitoraggio costante da parte di tutti i servizi segreti (quelli veri, non quelli della Terza Torre). Sostenere che Hamas sia “buona” perché colpirebbe solo Israele è un concetto di etica che fa accapponare la pelle. Peccato che l’odio che muove questi fanatici non si fermi alla frontiera di Rafah. Chiedere trasparenza sui controlli non è razzismo, è dovere verso i sammarinesi che, peraltro, rappresenti nella massima istituzione democratica del Titano.
Per non parlare, poi, dei recenti arresti in Danimarca e Germania (dicembre 2023) di cellule di Hamas pronte a colpire obiettivi ebraici. Forse tu pensi che gli ebrei — che esistono a San Marino come in tutta Europa — siano cittadini di serie B, la cui sicurezza può essere sacrificata sull’altare della tua “accoglienza senza se e senza ma”. San Marino non ha forse il dovere di proteggere ogni suo cittadino, ebrei inclusi, dall’importazione di un’ideologia che predica la loro distruzione? O per te il terrorismo vale solo se colpisce i tuoi riferimenti ideologici?
Passiamo alla “favoletta” degli ucraini. Perché non abbiamo protestato per loro? Semplice: perché gli ucraini non sono stati educati e formati culturalmente da una teocrazia terroristica che insegna il martirio nelle scuole primarie. Non c’è una rete jihadista internazionale che usa Kiev come base per la “guerra santa” contro l’Occidente. Fare questa distinzione non è razzismo, Giovanni, è analisi del rischio. Ma per te, che vedi “bianchi e cristiani” ovunque ci sia “razzismo” – tradotto: buonsenso – è più facile urlare alla xenofobia che ammettere che un profugo di guerra slavo e un potenziale simpatizzante di Hamas sono figure geopoliticamente e radicalmente diverse.
Detto ciò, mi “tuffo” sull’aspetto più importante della tua ultima presa di posizione. Un ASPETTO ECLATANTE!!!… Grazie per la sincerità che sbugiarda sul “medio termine”, dai banchi dei suoi massimi sostenitori, il Decreto che vi apprestate a votare. Mentre una parte del Palazzo e i promotori “civili” prendono in giro tutti parlando di “emergenza provvisoria” e “permessi a termine”, tu ammetti palesemente che devono restare, lavorare e integrarsi perché “la (loro) casa (a Gaza) non esiste più”. Quindi avevo ragione io… Aveva ragione Marco Severini… Avevano ragione i tantissimi sammarinesi che hanno condiviso le nostre preoccupazioni: il Decreto 154 così come formulato ora – e spero presto emendato – è un cavallo di Troia che cela in pancia un insediamento permanente, conseguentemente con ricongiungimenti familiari annessi.
Non ci credete? Vi sembra impossibile? Rileggete bene e fate “2+2”: “…La tua proposta di concedere visti temporanei ai feriti per curarli nel nostro ospedale e poi rimandarli ‘a casa loro’ – mi replica testualmente Zonzini – presenta un problema evidente: per molti di loro quella ‘casa’ non esiste più”. Credo non serva aggiungere altro o suggerire interpretazioni… Ma allora – deduco – con il “Decreto Palestinesi” qualcuno vuol trasformare San Marino in un laboratorio politico multiculturale a spese della sicurezza dei suoi concittadini!
Un’ultima nota, Giovanni, sul tuo P.S. sull’Iran: è confortante sapere che tu auspichi la fine del giogo clericale a Teheran. Peccato che lunedì, nei banchi del Consiglio, la tua foga oratoria fosse tutta concentrata a dare dei razzisti a chi mostrava preoccupazione per le conseguenze del Decreto, mentre sui boia iraniani è calato il tuo “distratto (o tattico?) silenzio”. Vedi Giovanni, secondo me, le chiacchiere sui social non sostituiscono le posizioni politiche in Aula.
In conclusione, specie dopo questo ennesimo ma eloquente atto, per quanto mi riguarda, resto fedele alla solita proposta: Aeroporto-Ospedale-Aeroporto. Si curi chi soffre, si offra il massimo della solidarietà medica, e poi si riportino nella loro Terra: qualcuno – “non terrorista” – dovrà pur ricostruirla! Del resto, se una “accoglienza” ha bisogno di scadenze infinite e visti permanenti, non è solidarietà: è ideologia allo stato puro. E l’ideologia, caro Zonzini, ha sempre fatto danni. Soprattutto quando corre bendata nella nebbia dell’irrazionalità…
Enrico Lazzari











