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  • San Marino. Capitolo 5: col “Mazzini” il Tribunale “spazza via” una generazione politica aprendo la strada a nuovi “potenti” che nominano Grais alla Presidenza Bcsm. Repubblica Futura “contro” GiornaleSM per nascondere sotto il tappeto un passato politicamente scomodo? … di Enrico Lazzari

    Le “puntate” precedenti della “serie” Repubblica Futura “contro” GiornaleSM per nascondere sotto il tappeto un passato politicamente scomodo?:

    Capitolo 1: Antonella Mularoni e la “cacciata” di Caringi durante l’ispezione a Banca Partner

    Capitolo 2: Antonella Mularoni al fianco di Gatti (che oggi si vergogna di quelle azioni) nell’esercitare “ingerenze e pressioni” su Bcsm 

    Capitolo 3: le azioni del governo a guida Alleanza Popolare (2008-2012) apparentemente decisive per la nascita di Banca CIS e per aver avviato la devastazione del sistema bancario sammarinese.

    Capitolo 4: le misteriose dimissioni del Commissario Rita Vannucci che permisero al Giudice Alberto Buriani di diventare il magistrato più potente del Titano. 

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    Con gli assetti di potere del Tribunale -ad eccezione del ruolo di Magistrato dirigente che resta assegnato a Valeria Pierfelici- totalmente rivoluzionati il primo gennaio 2014 in seguito alle dimissioni del Commissario Rita Vannucci, fino a quel momento il riferimento anche delle procure internazionali nell’amministrazione della Giustizia sammarinese, si “accende” con arresti eccellenti quell’indagine nota come “caso Mazzini” e presentata ai sammarinesi come una rievocazione in chiave biancazzurra della “tangentopoli” italiana di inizio anni Novanta.

    Non manca neppure il personaggio “simbolo” della apparente campagna di moralizzazione della politica: se in Italia questa figura era identificata nel Pm Antonio Di Pietro, sul Titano trova il suo “eroe” nel Commissario Alberto Buriani, osannato sulla stragrande maggioranza dei media locali che non esitano ad amplificare ed esaltare -oltre allo stesso Buriani- quelle anche sconvolgenti ipotesi accusatorie che, però, poi, all’esame del Processo, non hanno portato ad alcuna condanna degli indagati eccellenti, in tre casi -Claudio Podeschi, Fiorenzo Stolfi e Gabriele Gatti- addirittura sottoposti ad anche “interminabili” nonché controverse custodie cautelari.

    Non basterebbero 10 capitoli di questo ampio approfondimento per ripercorrere tutti i punti salienti di quell’indagine e dei successivi gradi di giudizio, quindi liquidiamo la vicenda (almeno per ora) balzando alle conclusioni oggettive, ovvero al “peso” che le conseguenze di queste indagini del Commissario Buriani avrebbero avuto nel favorire la “scalata sovversiva” a delicati ruoli della gestione dello Stato:

    • l’indagine coordinata dal Commissario Buriani (oggi condannato in primo grado per abuso di autorità e tentata concussione in una vicenda con al centro la “solita” Banca CIS, perdipiù rinviato a giudizio nell’ambito di una ipotizzata associazione a delinquere con Francesco Confuorti, Daniele Guidi, Marino Grandoni e altri) e nota come “Mazzini”, ha portato alla sbarra una intera generazione politica. Molti di questi “ex potenti” apparivano già in declino, mentre altri -ed esempio Claudio Felici– vennero travolti mentre rivestivano ancora l’incarico di Segretario di Stato, trovandosi costretti a dimettersi.
    • Seppure tutti gli imputati eccellenti subirono condanne pesanti in primo grado (retto dal Giudice Gilberto Felici), detta sentenza venne smentita nel giudizio definitivo dal Giudice di appello Francesco Caprioli, che al fianco del proscioglimento per alcuni capi di imputazione riconobbe la totale insussistenza delle accuse per altri, disponendo assoluzioni con formula piena. Questa sentenza definitiva, ovviamente, non riportò nella politica attiva nessuno degli imputati eccellenti.
    • La “tangentopoli” sammarinese alimentata dalle indagini coordinate dal Commissario Buriani, quindi, ebbe l’incontestabile effetto di aprire la strada ad una nuova generazione di “potenti” e, al tempo stesso, si rivelò determinate nella vittoria elettorale della coalizione AdessoSm (Repubblica Futura, SSD, Civico 10) delle elezioni politiche 2010, dove il Pdcs, non a caso “soprannominato” il Partitone, travolto al pari del Psd dall’indagine di Buriani, ottenne il numero minimo di seggi consigliari della sua storia moderna.

    Con i “vecchi” potenti ai margini, resi “impresentabili”, nonostante l’assenza di alcuna sentenza già minati nella loro autorevolezza dall’indagine e dalla campagna mediatica connessa, la Repubblica si ritrova guidata da nuovi “potenti”, politicamente giovani, non certo forti dell’esperienza di chi li ha preceduti.

    E ciò sembra aver avuto un “peso” determinante nel primo atto che porta la tristemente celebre “Cricca”, l’ipotetica associazione a delinquere individuata oggi dal Commissario Elisa Beccari, ai vertici del massimo organismo di gestione e vigilanza del sistema bancario e finanziario sammarinese: la nomina di Wafik Grais alla Presidenza di Banca Centrale di San Marino.

    Prima di approfondire questo aspetto, però, è necessario porsi una domanda che, invece, nessuno -oggi- sembra voler ascoltare: fu realmente una casualità e non parte di un piano precostituito finalizzato a “rimuovere” i più “alti” ostacoli alla scalata sovversiva della “Cricca”, come nulla di concreto e già concretamente acquisito smentisce, la conseguenza sull’assetto politico e di potere interno alla stessa che ebbe l’indagine nota come “Mazzini”? Il dubbio resta, se non altro alla luce dei rapporti confidenziali fra il Commissario Buriani e colui che è indicato come il presunto “capo” della altrettanto presunta associazione a delinquere costituita per tutelare l’interesse privato di Banca CIS ai danni di quello dello Stato… Rapporti confidenziali già in essere il 29 luglio 2007, come dimostrato a pagina 216 della relazione conclusiva dei lavori della Commissione d’inchiesta su Banca CIS e ricordato nel Capitolo 4 (leggi qui) di questo ampio approfondimento storico.

    La risposta definitiva, certa -almeno dal punto di vista della verità giuridica- a questo inquietante dubbio, sarebbe potuta arrivare dall’analisi attenta dei contenuti dei supporti informatici e telefonici sequestrati a suo tempo al Commissario Buriani. Ma questo materiale non è stato ammesso agli atti processuali e, forse, è oggi ormai distrutto e definitivamente perduto. Sta di fatto che se le conseguenze del “Mazzini” sugli assetti di potere non fossero state casuali, i sammarinesi non si troverebbero di fronte ad una semplice azione criminosa, ma ad un vero e proprio colpo di stato!

    E’ innegabile, infatti, che pur indirettamente, le sole indagini sui vari Podeschi, Gatti, Stolfi, Felici e così via abbiano determinato un palese vantaggio politico e di consenso alle forze politiche alternative a Democrazia Cristiana e al Partito dei Socialisti e dei Democratici, che nella legislatura 2012-2016 avevano ritrovato un peso determinante a discapito di una Alleanza Popolare (oggi trasformata in Repubblica Futura) sì al governo, ma con un ruolo marginale. Si ricordi, infatti, che se nel governo precedente AP deteneva con Antonella Mularoni e Valeria Ciavatta le Segreterie di Stato agli Affari Esteri e agli Affari Interni, nella XXVIII Legislatura deteneva appena quella al Territorio. Poi l’eclatante inchiesta “Mazzini” che, nel governo AdessoSm, ha riportato Repubblica Futura e il suo neo-ministro degli Esteri Nicola Renzi, ad un ruolo centrale, cardine e politicamente primario.

    Chiudiamo la sommaria parentesi “Mazzini” e torniamo, rigorosamente in ordine cronologico, temporale, ai fatti che appaiono importanti, ripartendo da quel 1 gennaio 2014 che coincise, dopo le dimissioni del Commissario della Legge Rita Vannucci, con il riassetto dei poteri interni all’amministrazione della Giustizia che conferirono al Commissario Alberto Buriani una forza quanto mai importante.

    Mentre il ruolo di Magistrato Dirigente venne confermato alla Pierfelici e le enormi “competenze” che furono della Vannucci vennero “ereditate” da Buriani, il Giudice Gilberto Felici (poi giudice decidente nel primo grado del Processo Mazzini) venne stabilizzato e si disposero “criteri nuovi nella distribuzione del lavoro”: Laura Di Bona passò al Civile, mentre Antonella Volpinari e Simon Luca Morsiani finirono con l’affiancare Buriani nel suo ruolo di Giudice istruttore.

    Dalla riorganizzazione dell’amministrazione della giustizia alla nomina di Grais (oggi rinviato a giudizio per associazione a delinquere) alla presidenza di Bcsm c’è stato, quindi, un vero e proprio terremoto abbattutosi sulla politica sammarinese, che ha fatto crollare un “palazzo” facendone sorgere un altro, più giovane e meno “solido”.

    In questo contesto politico, il 21 gennaio del 2016, con il Pdcs in un ruolo primario di governo al fianco di Noi Sammarinesi e PSD e AP (con ruolo più marginale), con Gian Carlo Capicchioni (Psd, succeduto a Claudio Felici travolto dal “Mazzini” nel 2014) alla guida della Segreteria di Stato alle Finanze, il Consiglio Grande e Generale, senza alcun voto contrario -32 sì, 15 astenuti e due schede nulle- nomina l’economista svizzero-egiziano Wafik Grais alla presidenza di Banca Centrale: è il primo (presunto, si ricordi) sodale dell’associazione a delinquere ipotizzata dal Commissario Beccari a ricoprire un ruolo chiave di un ente delicatissimo per lo Stato sammarinese e il suo sistema finanziario e bancario.

    Eppure, al di là della nota insussistenza dei titoli richiesti (la padronanza con la lingua italiana, Grais non parlava italiano), non mancarono all’epoca polemiche e “veleni”, ben riassunte dall’intevento consigliare di Matteo Zeppa (Rete):…Nei fatti -si legge ancora oggi nell’edizione online di Fixing (clicca qui)- dei tre candidati giunti al rush finale, due rinunciano. Ne rimane solamente uno e allora il colpo di teatro di Capicchioni, la sua opera d’arte politica. Reintroduce un candidato, tenuto astutamente in sordina poiché non parlava la lingua italiana, forzando una delle condizioni basilari iniziali. Le spie hanno vinto, reinserendo il proprio uomo, una settimana prima della nomina”.

    Se la competenza governativa formale dell’istruzione della pratica relativa la nomina del nuovo Presidente di Banca Centrale era della Segreteria alle Finanze guidata da Capicchioni, il ruolo dominante rivestito dal Pdcs in quel governo non esime Via delle Scalette da non trascurabili responsabilità politiche in quella nomina rivelatasi, poi, oggi, nella sua estrema avventatezza.

    E di ciò sembrano concordare anche nel Pdcs, dove non si è esitato ad ammettere l’errore e la conseguente responsabilità politica. E’ il dicembre del 2019 quando Marco Gatti, oggi Segretario di Stato alle Finanze, ammette dalle pagine di RepubblicaSm (leggi qui) l’errore e riconosce il peso di quell’errore, di quella nomina per il suo partito: “…Chi è veramente libero ed in buona fede non teme di prendere le distanze su determinati progetti ed ammette anche i propri errori!”.

    Credo -ha poi aggiunto- che una parte della ex maggioranza fosse inconsapevole, tecnicamente mal supportata, e si sia fidata ciecamente di chi gestiva le cose dal governo; dando perciò credito a tutto quanto gli veniva raccontato. Questo però non cancella le loro responsabilità su quanto accaduto. Solo a seguito del degradarsi delle situazioni, della pubblicazione di alcune sentenze e documenti questi hanno aperto gli occhi e finalmente interrotto la legislatura. Attendo ancora però una presa di distanze netta sul progetto di Grais e Savorelli soprattutto da parte di chi li ha difesi a spada tratta” fino all’inverosimile.

    E torniamo, quindi, anche in questa vicenda, in questo quinto capitolo, alla domanda che è il filo conduttore dell’intero approfondimento: Repubblica Futura “contro” GiornaleSM per nascondere sotto il tappeto un passato politicamente scomodo, sul quale solo queste pagine elettroniche tentano di fare piena luce?

    Enrico Lazzari