San Marino. Cartolarizzare i crediti, cerchiamo di fare un po’ chiarezza … di Barbara Tabarrini (

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  • ’La notizia è che le banche sammarinesi cartolarizzano 560 milioni di crediti non performanti, quelli la cui riscossione è più difficile’.
    Alla quinta richiesta di informazione scatta un tentativo di chiarimento, provo con un articolo. Lo faccio con tutti
    i limiti del caso non avendo sottomano i documenti e dove solo l’esperienza di Direttore Generale mi può aiutare e supportare i tecnicismi dell’operazione.
    Chiedo pertanto scusa ai supertecnici. Entro quindi in un vespaio cercando di spiegare, chiarire ed aiutare in parte
    i lettori che in futuro potranno leggere, anche su queste giornale, specifiche più dettagliate su questo tema. Ahimè avete già capito: arriva il pistolotto bancario: in questo caso si chiama cartolarizzazione.
    Come ha cercato di sintetizzare malignamente il nostro novello vignettista BUFO BUFO cartolarizzare non significa fare dei pacchi di cartone attorno a qualcosa ma ‘trasformare crediti di banche, enti pubblici e aziende in titoli negoziabili sul mercato’.
    La notizia è che le banche sammarinesi cartolarizzano 560 milioni di crediti non performanti, quelli la cui riscossione è più difficile. Su un totale di oltre 1 miliardo e mezzo circa, un terzo è quindi oggetto dell’operazione.
    Il restante importo è rappresentato dai crediti Delta di Cassa di Risparmio e da quelli in cui c’è maggior speranza che le banche riescano ad incassare da sé, come normalmente avviene.
    Questi 560 milioni sono coperti per circa il 60% da accantonamenti già fatti. Morale si parla di poco più di 200 milioni. Ed in fatti avete letto che si vogliono cartolarizzare cioè trasformare questi crediti in obbligazioni
    da emettere per appunto 200 milioni. Come è possibile?
    La soluzione è porre a garanzia, delle obbligazioni da emettere, proprio quei crediti in maniera tale che per pagare le cedole e il rimborso finale a favore di chi andrà a sottoscrivere queste obbligazioni, i fondi saranno rappresentati proprio dall’incasso dei crediti.
    ‘Ma come.. Allora di cosa parliamo se è difficile da incassare c’è bisogno di fare tutta sta confusione? Non si inventa nulla in finanza Barbara’.
    La parolina magica è garanzie accessorie, reali costituite da immobili e quant’altro possa essere vendibile sul mercato messe a suo tempo a garanzia degli affidamenti. ‘Perché allora le banche non hanno fatto, ognuna per sé, l’incasso diretto nel tempo? Poi scusa che durata deve avere minimo l’obbligazione per permettere di incassare
    i crediti a garanzia?
    E soprattutto se non ci saranno i soldi a scadenza perché magari non si sono incassati, cosa succede? Stefanooooo! (scherzo)
    … continua
    Barbara Tabarrini (RepubblicaSM)