La maggioranza sta lavorando a uno o più emendamenti per correggere l’impianto originario della delibera sull’accoglienza.
Non per convinzione ideologica, ma per chiudere una falla politica ed evitare un costo elettorale certo, evidente e dirompente.
L’ipotesi dei 30 palestinesi con permesso di soggiorno stabile, così come formulata, ha mostrato tutti i suoi limiti: rischio di precedente permanente, possibilità di ricongiungimenti, perdita di controllo nel tempo e, soprattutto, una percezione diffusa di insicurezza che attraversa l’elettorato, ben oltre gli schieramenti.
Per questo, nei tavoli della maggioranza, a partire dalla Democrazia Cristiana Sammarinese, che guida il governo ma vive una forte tensione interna, si sta ragionando su emendamenti tecnici, non su proclami. L’obiettivo è uno solo: spostare l’asse dalla migrazione alla sanità, salvando l’impianto umanitario ed eliminando gli elementi più contestati.
I correttivi sul tavolo
Le ipotesi che circolano convergono su alcuni punti chiave:
- Superamento della migrazione stabile
Eliminazione esplicita di qualsiasi forma di soggiorno duraturo o rinnovabile nel tempo. L’accoglienza non deve creare status giuridici permanenti. - Limitazione ai soli casi sanitari pediatrici
Ingresso esclusivamente di bambini palestinesi malati accompagnati, individuati attraverso canali sanitari e umanitari certificati. Nessun nucleo familiare allargato, nessuna estensione automatica. - Numeri chiusi e predeterminati
Stop a formule elastiche. Il numero dei casi deve essere definito a monte e non ampliabile in via amministrativa. - Tempi certi e rientro garantito
Permanenza legata esclusivamente al periodo di cura, con obbligo di rientro al termine del percorso sanitario. Nessuna proroga discrezionale. - Protocollo di controllo e tracciabilità
Presa in carico sanitaria, verifiche di sicurezza, responsabilità chiare in capo alle autorità competenti. Ogni passaggio deve essere tracciabile.
La scelta di emendare nasce oltre che da pressioni di piazza anche da un calcolo politico elementare: così com’è, il testo fa perdere consenso.
In particolare alla DC, che rischia di alienarsi una parte del proprio elettorato storico su un tema percepito come identitario e sensibile.
L’emendamento diventa quindi la via d’uscita più economica: consente di dire “abbiamo ascoltato”, evita uno scontro frontale e sposta la decisione su un terreno difficilmente attaccabile, quello della cura dei bambini.
Tutto, però, dipenderà da ciò che sarà scritto nero su bianco. Le dichiarazioni non bastano. Senza paletti chiari su numeri, tempi e rientro, qualsiasi emendamento rischia di essere solo un maquillage e scatenerebbe ancora di più la protesta.
La partita, ora, è tutta qui: migrazione mascherata o intervento sanitario circoscritto. La differenza non è solo nelle parole: è politica, giuridica e sostanziale.
Stiamo a vedere per poi prendere le dovute decisioni. Di sicuro senza vedere gli emendamenti la protesta, non solo sotto Palazzo Begni, continua e monta ancora più forte.
Marco Severini











