San Marino. Caso Asset: necessario ripristinare la legalità

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Dando sostegno alle azioni che sono sfociate nella chiusura di Asset Banca dal governo hanno detto di avere agito per il bene del Paese. Non era vero, figuriamoci. E lo hanno fatto, eufemisticamente parlando, con il placet irresponsabile dell’intera maggioranza. C’era sull’istituto di credito che è stato posto in liquidazione coatta amministrativa un piano ben preciso che le due sentenze del giudice Pasini che hanno dato ragione ad Asset Banca e l’ordinanza del giudice Morsiani fanno emergere con chiarezza. Le azioni che sono state svolte – sono le sentenze a dirlo – non sono state poste in essere a tutela dell’istituto e dell’intero sistema bensì hanno esposto quest’ultimo ad un grave pericolo. A nulla è valsa però l’ordinanza del Tribunale che individuava il periculum nella annunciata cessione dei rapporti giuridici di Asset. “Cessione che peraltro – è la sentenza a dirlo – è la ‘comprova della funzionalizzazione dell’amministrazione straordinaria alla futura liquidazione senza la quale l’amministrazione non potrebbe procedere alle cessione in blocco di rapporti giuridici del gruppo, come apprezzate e auspicate dal Congresso di Stato e dal Direttore di Bcsm (v. delibere Congresso di Stato del 31 maggio 2017, n. 1 come rettificata in data 2 giugno 2017)”. “In tale contesto – si legge in sentenza – è evidente che il danno paventato dai ricorrenti non è ipotetico, ma reale e concreto e vieppiù inemendabile e radica l’opportunità di concedere la misura di cautela richiesta. E, peraltro, è un danno che non riguarda solo azionisti e consiglieri ma, attese le modalità dell’operato e vizi riscontrati, seppure con indagine necessariamente sommaria, esso è passibile di ridondare sull’intero sistema economico-finanziario sammarinese e sull’interesse pubblico generale che l’operato di BCSM deve perseguire”. Come si vede le azioni su Asset si sono rivelate un abominio per le conseguenze che esse hanno avuto non soltanto sugli azionisti ma sugli ex correntisti, sui dipendenti, su tutto il sistema. E chi rappresenta un’istituzione non può ignorare le conseguenze di quello che fa e dice. Chi ha preso parte al piano sulla distruzione della banca deve essere perseguito per aver tradito il Paese. E’ inaccettabile che addirittura un istituto privato, cui Bcsm offriva bombole d’ossigeno, lavorasse per affossare una banca concorrente dando indicazioni su come procedere che poi trovavano diligente seguito nelle relazioni dei vertici di Banca Centrale. E’ giunto il tempo per chi ha sbagliato di rendersi disponibile a pagare il prezzo dei propri errori davanti alla giustizia. Se agendo contro la legge si pretende invece di farlo per perseguire determinati valori (ci sfugge quali siano), si contraddice l’essenza di un principio cardine di ogni democrazia, la sovranità popolare.

Repubblica Sm

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