San Marino. Caso Cis, Ali Turki squattrinato? Le carte smentiscono Marino Grandoni

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Adesso sm invita su Cis al silenzio stampa. Evidentemente nella ricerca ormai diventata spasmodica di liberarsi di parte delle responsabilità attribuendole anche ad altri, si sarà pensato di estenderle pure alla libera stampa. A svelare l’amara verità che i buoi sono ormai usciti dalla stalla, che non c’è silenzio che tenga, sarà proprio questa mattina la prerelazione del Fondo Monetario Internazionale. Per ciò che invece concerne la vicenda Cis, le carte giudiziarie stanno dimostrando come proprio la pretesa di mettere il silenziatore su innumerevoli anomalie all’interno di quella banca si sia poi rivelata micidiale per il sistema. A darne la misura la documentazione del servizio di internal audit che il consiglio direttivo di Bcsm presieduto dal presidente Tomasetti ha inviato lo scorso 31 ottobre all’attenzione del giudice inquirente. Carte dalle quali si apprendono ulteriori dettagli su quell’Ali Turki che avrebbe dovuto comperare Cis, poi misteriosamente dileguatosi. A tal proposito Marino Grandoni solo pochi giorni fa ha dichiarato a Rtv che l’operazione di cessione di Banca Cis non si è perfezionata perché in realtà il saudita non aveva i soldi. Parole contraddette dagli allegati al procedimento penale 500/17. Fu Sovig (soggetti vigilati) che nella sua attività di sorveglianza aveva chiesto di conoscere nel dettaglio l’operazione con Ali Turki rilevando che il documento della banca Lombard Odier di Ginevra faceva emergere un saldo del conto intestato allo stesso Turki di circa 440 milioni di dollari americani. “Sovig rileva che il documento attesta senza ombra di dubbio la capacità finanziaria dell’investitore ma non dirime i dubbi sulla provenienza e l’origine dei fondi”. “Ulteriore elemento di criticità evidenziato da Sovig è il Paese di provenienza dell’investitore (Arabia Saudita) e, legato a questo, l’assenza di certificati rilasciati dalle competenti Autorità saudite in relazione ai requisiti di onorabilità, la cui verifica sulla sussistenza si è pertanto basata unicamente sulle autodichiarazioni rese dal medesimo soggetto istante o dal legale all’uopo incaricato. Inoltre, l’Arabia Saudita risulta essere stata oggetto negli ultimi mesi di riferimenti negativi sulla stampa per una campagna anticorruzione portata avanti dal governo saudita”. In generale, si legge nella relazione dell’Internal Audit “la riunione è stata caratterizzata da un atteggiamento della Direzione e del dott. Mazzeo teso a obiettare e minimizzare ogni singolo rilievo”. “Il Dg minimizza e rappresenta che un giornale può dire una cosa un giornale un’altra”. Tra le criticità che Sovig rileva c’è anche il fatto che non sia noto il prezzo di acquisto della Banca. Al posto di rispondere il dg Moretti chiede perché lo si vuole sapere. “Sovig osserva che se l’acquirente non è stato reso edotto di tutte le possibili criticità, in futuro potrebbe aprirsi un contenzioso con i vecchi azionisti”. E’ Aif a riferire di collegamenti finanziari tra il sig. Turki e un soggetto di nazionalità egiziana (Mohamed Ali Ashraf), “il quale sarebbe tuttora oggetto di approfondimento da parte dell’Agenzia per sospette operazioni di riciclaggio”. “Inoltre a carico di Mohamed Ali Ashref in qualità di gestore della società Euro Invest Company con sede a Urbania è emersa una ordinanza di custodia cautelare risalente al luglio del 2001 in relazione a vari delitti tributari”. Del resto dall’ispezione conclusa l’8 marzo del 2016 (la famosa ispezione citata anche dal Sole24ore “Dell’ispezione non si seppe più nulla. Dell’ispettore sì. Diede le dimissioni”) risulta chiaramente come in relazione ad alcuni gruppi tra cui quello di Mohamed Ali Ashraf/Master Com “la banca ha concesso o rinnovato finanziamenti, assicurando sostegno non giustificato dall’andamento dei rapporti e dalle capacità di rimborso e spesso a copertura di sconfinamenti, a soggetti per i quali era già stata accertata l’incapacità di rispettare gli impegni assunti e le scadenze stabilite”.

Repubblica Sm

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