San Marino. Caso Cis. Posta altissima: ecco perché si è arrivati al tutti contro tutti

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

La posta in gioco è altissima. E non sorprende che nella fase in cui siamo si sia arrivati al tutti contro tutti. E che magari questa volta non si stia assistendo al solito teatro. Il congiuntivo è d’obbligo dopo l’indimenticabile intervista di Turki sui suoi ‘piani’ per San Marino. Si cerca continuamente in un modo o nell’altro di distrarre i sammarinesi, sempre che a questo punto essi possano ancora dirsi realmente interessati alle beghe altrui. Se lo sono è soltanto perché come ha ben spiegato il consigliere del Pdcs Teodoro Lonfernini “quelle beghe sono diventate le beghe di tutti”. Da un lato così si chiedevano finanziamenti a Bcsm (finanziamenti ora garantiti dallo Stato) e dall’altro si procedeva con l’erogazione di credito senza adeguate garanzie. Ecco allora perché interessa o più di tutto dovrebbe interessare lo stato di salute di Banca Cis e cosa è accaduto all’interno di quella banca con la compiacenza di Bcsm. E qui purtroppo non c’è intervista o dichiarazione che tenga perché sono le carte giudiziarie a parlare sin troppo chiaramente. Da un lato – si legge nel procedimento penale 500/17 l’Agenzia Aif osservava che “a fronte di notizie di stampa largamente diffuse concernenti richieste di linee di credito da parte dell’Istituto Banca CIS per urgenti esigenze di liquidità, risultava certamente anomalo l’apparente utilizzo (anche) di tale liquidità per concedere reiteratamente credito a Clienti privi di adeguato merito creditizio.
Era evidente, infatti, la contestualità dell’ accensione di nuove – dubbie – posizioni di impiego, in concomitanza con una fase nella quale era descritta – e lamentata – una tensione di liquidità, cioè una condizione per la quale l’Istituto necessitava di supporto esterno fisiologicamente destinato a coprire le esigenze di liquidità determinate dalla gestione di posizioni consolidate”.
In tale contesto le carte giudiziarie mettono in evidenza la responsabilità dolosa dell’allora direttore di Bcsm Moretti “per aver negato un costruttivo riscontro alle sollecitazioni dell’Agenzia: stanti le correlazioni emerse con i signori Turki e Ali Ashraf nell’ambito di una operatività anomala più in generale ascritta alla Direzione dell’Istituto Banca Cis”.
Il primo versamento del primo acconto per l’acquisto di Banca Cis arriva nell’agosto del 2017, periodo nel quale Ali Ashraf, grande debitore di San Marino, viene beneficiato di una somma pressoché corrispondente a quella del totale della propria esposizione verso la Banca. Tuttavia le somme che entrarono nella disponibilità di Ali Ashraf non sarebbero state utilizzate per coprire la sua esposizione con la banca bensì destinate a terzi. “Osserva Internal Audit che TURKI avvia l’acquisto di BCIS; fornisce a un grosso debitore della stessa la somma necessaria a pagare i debiti di quest’ultimo nei confronti della banca oggetto di trattative; pone quindi le condizioni per ritrovarsi – nel caso si fosse realizzato l’acquisto dell’Istituto – “titolare” di un credito nei confronti di Ashfar proprio per un importo già direttamente fornito da TURKI al Cliente di Banca CIS, nel corso delle trattative di acquisto. A margine, va rilevato che Banca CIS non risulta essersi attivata per cogliere l’opportunità di sollecitare il rientro delle posizioni di Ashraf, tenuto conto della provvista messa a disposizione da TURKI: è necessario dar conto di questo complessivo quadro, allora, per contestualizzare le richieste di supporto di liquidità formulate da Banca CIS a Banca Centrale a distanza di qualche mese (febbraio 2018 e poi luglio 2018), per ordini di grandezza del tutto comparabili”.

Repubblica Sm

WP Facebook Auto Publish Powered By : XYZScripts.com