Le carte giudiziarie relative al procedimento penale 500/17 evidenziano come da parte del direttore di Bcsm Moretti, poi allontanato lo scorso settembre, sia stato portato avanti un goffo tentativo di disarmare l’azione di verifica di Aif. Ciò che infatti colpisce leggendo le carte è che tutto quanto sta emergendo era stato denunciato con precisione dalle forze di opposizione: talmente goffo è stato il modo di condurre determinate azioni che ben difficile, pur fuori dalle stanze dei bottoni, sarebbe stato non intuire ciò che stava avvenendo al loro interno. Gli unici a non essersene accorti – ammesso che ci sia ancora qualcuno disposto a credere nella buona fede – sono stati governo e maggioranza che hanno continuato a perorare la causa di Bcsm in tutti i modi possibili pur avendo essa manifestato – lo si legge nel procedimento – risvolti definiti patologici. Emblematica la scelta dell’ex Segretario Simone Celli di lasciare proprio dopo la ‘cacciata’ di Moretti. Quello stesso Moretti che le carte dicono aver avvantaggiato banca Cis tanto da essere definito un compiacente esecutore. A dare la misura di come venissero poste in campo determinate azioni c’è la relazione dell’internal Audit di Banca Centrale che parla di “indirizzi superficialmente orientati a schierarsi a favore di soluzioni “a tema “ … senza tener conto delle obiezioni sollevate, e ancora di “Ignorare ogni dubbio e procedere alla conclusione”. E sulla vicenda della compravendita di Cis da parte di Ali Turki il giudice Morsiani mette assieme una serie di gravi anomalie tra cui l’apertura in Banca Centrale di un conto intestato a Cis su cui far passare soldi privati per comperare una banca privata.
“Emerge infatti che 1’operato del COOVIG diretto da MORETTI si è caratterizzato non solo per avere assunto determinazioni costantemente dirette ad agevolare, nella prospettiva di Vigilanza, il possibile buon esito della trattativa d’acquisto in parola – il che potrebbe essere astrattamente ricondotto ad interessi di sistema – ma anche per avere contestualmente sistematicamente celato informazioni rilevanti pertinenti l’operatività intercorsa tra l’Istituto interessato e la Parte che figurava come acquirente in quella trattativa”
“Proprio al contesto temporale di quella trattativa, come noto – giunta ad una fase di pubblica evidenza nel corso dell’estate del 2017 – corrispondono peraltro gli interventi di sostanziale supporto di liquidità che, a partire dal mese di giugno 2017, sotto diverse forme, vengono erogati da Banca Centrale a favore di Banca CIS, e, sia in relazione all’operato del Direttore SAVORELLI e a quello del Direttore MORETTI, sono oggetto dei correnti accertamenti, anche in relazione alle circostanze premesse”. Sempre in relazione a quella azione “SOVIG segnalò al Direttore Generale una serie di perplessità, tra cui mancata chiarezza sulla provenienza dei fondi; inoltre il fatto che in Arabia Saudita fosse in atto una campagna anticorruzione che aveva portato all’arresto di ministri e uomini d’affari.; riserve rispetto ai requisiti di onorabilità; criticità della banca oggetto di acquisto. (profilo patrimoniale, della qualità dell’attivo e di liquidità, che sono state oggetto di verifiche ispettive e cartolari); il riferimento al pegno a favore Cassa di Risparmio della Repubblica di San Marino (CRSM) sul 35% delle azioni della Leiton (che detiene 1’81 % del capitale di Banca CIS), in particolare per la necessità di comprendere l’impatto che l’operazione avrebbe avuto sui conti di Cassa”.
A tali criticità il direttore Moretti si preoccupò di rispondere minimizzando e fu Mazzeo a sottolineare come “compete alle controparti estere ed al soggetto vigilato interessato esaurire le verifiche”. Evidentemente anche oggi c’è chi tentando ancora una volta di minimizzare, parlando di banca Cis vorrebbe far passare il messaggio di un istituto con problemi di liquidità ma ben patrimonializzato. Dichiarazioni in palese contraddizione con le criticità note da tempo all’autorità di vigilanza che si estendono ahinoi anche al profilo patrimoniale. E la celere risposta del governo con il decreto che garantisce i fondi pensione dà la misura della consapevolezza di problemi che pur si vorrebbe continuare a tenere ben nascosti facendoli passare per problemi connessi all’intero sistema bancario e finanziario di San Marino.
Repubblica Sm