Per la vendita degli Npl si è andati veloci mentre si continua a rimandare la risposta all’interpellanza riguardante il caso Leiton. Non è dato sapere se il prestito di 13,5 milioni scaduto lo scorso 30 giugno sia stato pagato o meno e se il debitore sia stato messo in mora.
Dallo spartito della trasparenza è stata eliminata una nota e c’è un diesis stridente in questa armonia rivelatasi fasulla. Così resta sospesa la risposta all’interpellanza presentata lo scorso settembre dal consigliere Federico Pedini Amati e da altri consiglieri di Rete. Interpellanza che intende far luce sul prestito obbligazionario di 13,5 milioni concesso da Cassa di Risparmio alla società Leiton che controlla Banca Partner e a cascata Banca Cis. In merito a tale prestito il 13 settembre scorso Marino Grandoni aveva dichiarato a mezzo stampa: “Leiton, società lussemburghese della quale sono socio, ha emesso un prestito obbligazionario nel 2008 con scadenza reale nel 2021 peraltro assistito da importanti garanzie. “, e; “Leiton, in tutti questi anni ha sempre puntualmente pagato gli interessi senza mai ritardare neppure un giorno, ha sempre onorato gli impegni scritti e continuerà a farlo”.
Inoltre qualche giorno più tardi gli avvocati (…), su incarico della Società Leiton Holding avevano diffuso una nota mediante la quale veniva precisato che:
-”la scadenza del prestito obbligazionario deve intendersi fissata al 30 giugno 2021”;
-”la società puntualizza di avere sempre onorato i propri impegni alle scadenze contrattuali e non vi è alcun motivo per dubitare che non continui a farlo anche in futuro”.
Tale ricostruzione è stata poi sconfessata dall’ordinanza del giudice Morsiani dalla quale emerge come il direttore di Banca Cis nonché socio di Leiton Daniele Guidi abbia recapitato a Carisp in data 19 giugno, oltre il termine contrattualmente previsto, una lettera a firma dell’ing. Grandoni con richiesta di proroga e auspicio di esito favorevole.
Né Grandoni si sarebbe arreso alla risposta del direttore Mancini con la quale lo stesso confermava la scadenza del prestito lo scorso 30 giugno dichiarandosi contestualmente disponibile a valutare soluzioni idonee ad evitare un ‘event of default’.
La Leiton avrebbe così scritto un’altra lettera consegnata da Daniele Guidi al direttore Mancini per specificare come l’accordo di proroga non avrebbe avuto necessità di particolari formalità e come la sua proposta sarebbe avvenuta già a maggio.
A tale lettera il direttore Mancini avrebbe risposto ribadendo come il prestito fosse scaduto a giugno. Dall’ordinanza emerge anche che della gestione della pratica Leiton si sarebbe ‘occupato’ l’allora direttore di Banca Centrale Moretti. Le carte giudiziarie rivelano infatti come egli interferisse con le procedure di valutazione e decisionali di competenza del Consiglio di amministrazione di Cassa di Risparmio della Repubblica di San Marino esercitando indebite pressioni tramite il presidente Fabio Zanotti e sul direttore generale al fine di consentire la proroga del prestito.
Il che dà la misura di quanto realmente l’ex direttore di Bcsm fosse una figura al di sopra delle parti. E il perché subito dopo la sua ‘cacciata’ siano arrivate anche le dimissioni di Celli che lo aveva nominato. Ma a quanto pare l’ex direttore di Bcsm non è l’unico a non aver favorito gli interessi di Cassa di Risparmio.
L’eventuale mancato incasso del prestito è oggi ancor più grave alla luce della svendita del pacchetto Delta che a detta di maggioranza e governo si sarebbe reso necessario per far fronte al problema di liquidità dell’istituto pubblico.
Milioni di euro sarebbero andati persi tanto che è la stessa società cui è stato af dato l’incarico di valutare il pacchetto Delta, la Aram Capital, ad aver messo nero su bianco il fatto che il prezzo sarebbe stato congruo alle aspettative degli investitori.
Avremmo cioè fatto gli interessi di chi ha comprato! Sappiamo che il consigliere di Md Federico Pedini Amati chiederà conto anche in questa seduta consiliare della risposta all’interpellanza presentata. E’ l’intero Paese che ora domanda una risposta non più rinviabile.
Credit: La RepubblicaSM
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