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  • San Marino. Caso Mintlayer, quanto mai circostanziate le gravi accuse ai due ex collaboratori. Primi dettagli dalla denuncia depositata. … di Enrico Lazzari

    Sono plurimi e seri, in alcuni casi gravissimi, i reati contestati dal CEO della sammarinese RBB srl, il cesenate Enrico Rubboli, a due ex collaboratori accusati, in un atto di denuncia depositato venerdì scorso presso il Tribunale, di aver perpetrato una serie di reati nell’ambito di un piano finalizzato al furto di know-how.

    Diversi, come detto, i reati ipotizzati nei confronti di Alberto De Luigi, blogger italiano, e Andreas Erick Kohl Martinez, nella denuncia depositata dai legali della società: tentata estorsione (individuabile in una condotta del secondo), furto di know-how e concorrenza sleale.

    Come si evince dalla denuncia i due ex collaboratori, sfruttando le conoscenze acquisite durante la loro collaborazione con la società sammarinese e “avvalendosene in modo sleale”, avrebbero dato vita ad un progetto simile a quello ideato da Rubboli e realizzato, poi, attraverso la creazione della   sammarinese RBB. In pratica, l’aver sfruttato l’esperienza maturata nella collaborazione con l’azienda sammarinese avrebbe consentito ai due “di beneficiare delle medesime conoscenze, di promuovere il medesimo prodotto e, infine, di accaparrarsi la medesima clientela”, impiegando, quindi, “a proprio profitto, tutte le conoscenze acquisite attraverso i rapporti contrattuali intrattenuti” con l’azienda sammarinese.

    Chiara l’accusa che dovrà ora essere vagliata dall’autorità giudiziaria: “…Il De Luigi tentava di appropriarsi del progetto Mintlayer già sviluppato da Rubboli, al contempo dirottando su di sé l’intero parco clienti della RBB Srl”. Tanto che arrivò a registrare il dominio mintlayerfundation.org con -si legge nella denuncia- “l’evidente intento di dirottare verso di sé i clienti del progetto Mintlayer”.
    Immediato, da parte della RBB, titolare del dominio mintlayer.org, il ricorso alla Corte Arbitrale Ceca (ente preposto a dirimere simili vicende) che, lo scorso 27 giugno ordinava la riassegnazione del dominio registrato da De Luigi alla RBB, riconoscendo che il “registrante non ha alcun diritto o interesse legittimo al dominio contestato” in assenza di una precisa autorizzazione concessagli dalla società sammarinese detentrice del marchio Mintlayer.

    Ma cosa doveva farci, il De Luigi, con il dominio Mintlayer Fundation? “La Corte -si precisa nell’atto depositato presso il Tribunale sammarinese- afferma che la configurazione da parte del registrante dei server di posta elettronica sul nome di dominio contestato, sfruttando la confusione col marchio del ricorrente, appare addirittura frutto di uno schema fraudolento riconducibile al c.d. Phishing, finalizzato ad ottenere informazioni personali sensibili o riservate dei consumatori/investitori, o finanche ad ottenere il pagamento di fatture fraudolente”. E questo è il senso delle conclusioni tratte dalla autorevole Corte Ceca, così come messo nero su bianco nella denuncia predisposta dal legale della società con sede sul Titano.

    Sta di fatto che, “successivamente all’interruzione del rapporto di collaborazione, il De Luigi, sin dalla metà dell’aprile 2022, iniziava a prendere contatti con i clienti che avevano acquistato i token (in una sorta di prevendita, si ricordi vista la normativa sammarinese su crypto e crypto-asset a tutela degli utenti, soggetta a vigilanza – ndr) al fine di convincerli a richiedere il rimborso dei pagamenti effettuati” alla RBB. Tanto che il 18 aprile, uno degli acquirenti più importanti, sia in termini reputazionali che contributivi, come si evince scorrendo il lungo e circostanziato atto di denuncia, richiedeva il rimborso di quanto pagato per l’acquisto dei token, motivando la stessa richiesta con l’essere stato contattato dal Sig. De Luigi, il quale gli aveva rappresentato che Rubboli avrebbe “sviato i fondi raccolti dai clienti, destinandoli non già alla realizzazione dei token, ma all’acquisto di beni voluttuari”, ovvero non pertinenti con lo sviluppo dell’attività.

    Una “accusa”, questa lanciata dal De Luigi all’indirizzo dei gestori della società, che non troverebbe fondamento nei bilanci societari, regolarmente presentati ad ogni scadenza e redatti in forma completa, senza avvalersi cioè della possibilità di presentare bilanci semplificati. Del resto, nessuna eccezione sarebbe mai stata mossa dalle autorità sammarinesi all’indirizzo della società guidata da Rubboli. Né, si deduce, i vertici societari avrebbero attirato con una denuncia l’attenzione delle stesse autorità di vigilanza e controllo, nonché della Magistratura se il loro operato non fosse quanto mai regolare e trasparente.

    Ma l’attività definita diffamatoria nell’atto giudiziario depositato venerdì non si sarebbe limitata alle affermazioni fatte con un “cliente”. Sarebbe andata ben oltre… Infatti, come denunciato,“lo stesso De Luigi aveva informato” il cliente in questione della sua intenzione di andare “dagli altri acquirenti a sollecitare anch’essi a richiedere il rimborso”. Una azione, questa ascritta a De Luigi, che avrebbe indotto l’importante cliente a preoccuparsi per l’effetto domino che simili informazioni date agli altri clienti avrebbero potuto determinare sul suo investimento. Da qui la richiesta di rimborso, poi sembrerebbe rientrata una volta ricevuti da Rubboli i necessari e convincenti chiarimenti.

    A rendere ancora più gravi le accuse, poi, ci sarebbe un’altra condotta, perpetrata nel caso specifico da Kohl, che secondo i legali si configura come tentata estorsione. Ma questa, pur nello stesso ambito e consumata ai danni della stessa innovativa realtà economica sammarinese, è un’altra storia, pur inserita nella stessa storia, che approfondiremo prossimamente.

    Questa vicenda evidenzia, comunque, la lungimiranza -una volta tanto- del legislatore sammarinese, capace di comprendere per tempo sia la delicatezza che l’enorme potenziale del settore crypto e crypto-asset, varando una regolamentazione ad hoc e, soprattutto, istituendo una vigilanza attenta che, come dimostrato da questa vicenda, pur finalizzata a tutelare il “consumatore” si rivela un’arma importante anche nella difesa delle aziende da azioni illecite perpetrate ai loro danni. Come si sarebbe potuta difendere efficacemente dalla denunciata diffamazione, ad esempio, la RBB se non ci fosse stato un ente certificatore a vigilare sulla sua attività?

    Enrico Lazzari