Ieri la giornata delle requisitorie delle parti nel caso Racket Badanti.
L’Avvocatura dello Stato, costituitasi parte civile per conto dell’ISS, ha chiesto la condanna delle imputate per i capi 1 e 3 dell’imputazione oltre al risarcimento dei danni subiti dall’ente, compreso il rimborso delle spese processuali.
Secondo l’avv. Belardinelli dell’Avvocatura dello Stato, le imputate avrebbero organizzato un sistema illecito per la gestione delle assistenti sanitarie, violando le normative vigenti. In particolare, Dzutseva sarebbe stata al centro di questo meccanismo, gestendo le assegnazioni e condizionando l’operato delle lavoratrici attraverso un regime di favoritismi e penalizzazioni. Testimonianze raccolte durante il processo e nella fase inquirente hanno evidenziato – a detta dell’Avvocatura dello Stato – un clima di terrore tra le assistenti, che temevano ripercussioni se non si attenevano alle regole imposte. Il rapporto della Gendarmeria del gennaio 2019 ha inoltre confermato irregolarità nelle assegnazioni dei turni, con alcune lavoratrici che non risultavano nemmeno registrate presso l’Ufficio del Lavoro.
L’Avvocatura dello Stato ha precisato che l’ISS non ha contribuito al rinvio a giudizio della prevenuta Loretta Casadei, ma si è reso disponibile a una sua ricollocazione successiva, in linea con la normativa interna.
Uno degli aspetti più dirimenti riguarda la gestione dei pagamenti. Secondo una testimonianza, una parte degli stipendi delle assistenti veniva trattenuta da Dzutseva, che pretendeva 50 euro settimanali da alcune lavoratrici per garantirne l’inserimento nei turni. Chi rifiutava di pagare veniva escluso dal sistema. Altre testimonianze, tra cui quella di Bartolini, hanno riportato episodi di minacce dirette alle assistenti, mentre il sistema di controllo prevedeva anche la diffusione di maldicenze per scoraggiare l’ingresso di nuove lavoratrici nel circuito.
L’Avvocatura ha inoltre chiesto la condanna per omessa vigilanza sull’attività degli infermieri nei reparti, evidenziando lacune nella documentazione. Secondo il rapporto della Gendarmeria del 9 ottobre 2018, molti moduli erano privi di dati essenziali, come le sostituzioni delle assistenti e la cessazione del rapporto di lavoro. Inoltre, la stessa Avvocatura ha sottolineato l’abuso dell’opzione ‘persona di fiducia‘, un meccanismo che ha consentito a numerose assistenti di lavorare ben oltre i limiti previsti dalla normativa, che fissava il monte massimo di 100 ore di assistenza.
Interessantissimo quanto dichiarato dal Procuratore del Fisco, avv. Cesarini, ovvero che tutti i testimoni sarebbero stati querelati. (!!!) Però, secondo nostre fonti, solo alcune querele sono state effettivamente presentate, mentre per altre sarebbe stato richiesto al giudice l’invio degli atti a un altro magistrato inquirente, che di fatto rappresenta quasi la stessa procedura (ndr). Diverse di queste persone, forse per evitare problemi, non si sono presentate a testimoniare e, secondo Cesarini, potrebbero addirittura essere ritornate all’estero essendo la maggior parte straniere.
Per il primo capo di imputazione, ovvero l’estorsione aggravata, qualora si ritenga che i fatti non siano prescritti, si richiede l’assoluzione di Felicia Doru per insufficienza di prove e la condanna di Fatima Dzutseva alla prigionia di 2 anni e 6 mesi, a una multa di 1.500 euro (equivalente a 50 giorni di pena pecuniaria) e a 4 anni di interdizione. In alternativa, qualora si ritenesse sussistente il reato di violenza privata contestato in subordine, si richiede la condanna a un anno con sospensione condizionale della pena. Il Procuratore rileva che non sussiste il reato di atti persecutori e chiede invece l’assoluzione delle imputate per i capi 2 e 3, in quanto il reato non sussiste.
Oltre tre ore di arringa per l’avvocato Pisciotti, difensore di Fatima Dzutseva, nel processo sulle presunte irregolarità nella gestione delle assistenze sanitarie. Un intervento fiume in cui il legale ha contestato duramente l’operato della fase inquirente, la gestione del caso da parte del Commissario della Legge Morsiani, il lavoro della Gendarmeria e persino il ruolo della stampa e di alcuni esponenti politici ed il movimento Rete. L’avvocato Pisciotti ha sollevato numerose criticità sulla fase investigativa, contestando la tardività dell’iscrizione nel registro degli indagati della propria assistita, nonostante il suo nome fosse noto sin dall’inizio delle indagini. Secondo la difesa, questo vizio avrebbe determinato la nullità degli atti conseguenti come da normativa. Altro punto contestato è il fatto che Dutzeva non sia stata ascoltata in fase inquirente, venendo interrogata solo in dibattimento. Secondo il legale, questo ha leso il suo diritto alla difesa, negandole la possibilità di intervenire nella formazione delle fonti di prova, soprattutto considerando che alcuni testimoni stranieri difficilmente sarebbero tornati in aula per confermare le loro dichiarazioni. (Si ricorda ai lettori che diversi testimoni sono stati querelati e altri è stata richiesta la remissione degli atti ndr).Pisciotti ha poi denunciato l’uso improprio delle escussioni testimoniali di gruppo, dove più persone sarebbero state interrogate contemporaneamente, in violazione delle norme sul giusto processo.
Non è mancato un attacco diretto ai media, accusati di aver condizionato il processo con una campagna stampa martellante. Pisciotti ha voluto far riferimento in particolare a San Marino RTV e a GiornaleSM, accusandoli di aver pubblicato la conferenza stampa di Montanari, Bartolini e Mauriello (!!!) e quindi di aver amplificato mediaticamente le loro dichiarazioni (che è quello che deve fare la stampa presente in una conferenza stampa ndr). Pisciotti ha contestato il fatto che il giudice inquirente abbia citato nel decreto del 21 giugno 2018 la conferenza stampa come elemento rilevante per l’inchiesta, non sottolineando che in realtà si trattava di dichiarazioni pubbliche legittime di persone, che avevano dato il via al procedimento Caso racket Badanti, divulgate dai media nell’esercizio del diritto di cronaca.
L’avvocato ha poi puntato il dito contro Rete, sostenendo che alcuni suoi esponenti, tra cui Marianna Bucci (così come il padre dell’attuale segretario Zonzini, sebbene questi ultimi non facciano parte del movimento ndr), abbiano avuto un ruolo attivo, definendoli agenti provocatori, in quella che ha impropriamente descritto come una deriva politico-mediatica. Secondo la difesa, sarebbero state organizzate riunioni presso la sede del movimento con persone coinvolte nel procedimento.
L’avvocato Pisciotti ha chiesto l’assoluzione piena della sua assistita, evidenziando vizi procedurali, violazioni del diritto di difesa e incongruenze nel capo d’accusa.
Alle 15.40, dopo che l’udienza era iniziata alle 09,30 con una pausa di circa un’ora, è giunto il momento dell’arringa dell’avvocato Cardogna, difensore di Doru, ha contestato la solidità delle accuse rivolte alla propria assistita, sostenendo l’assenza di prove concrete e richiedendo l’assoluzione per insufficienza di elementi probatori.
Il difensore ha riproposto le proprie eccezioni preliminari, sottolineando la tardiva iscrizione della sua assistita nel registro degli indagati. Secondo Cardogna, tale ritardo ha compromesso la regolarità del procedimento, rendendo nulli gli atti compiuti in sua assenza e precludendole il diritto di difesa in fase istruttoria. Inoltre, ha ribadito l’inutilizzabilità delle testimonianze non ripetute in dibattimento, ritenendo che le dichiarazioni rese in fase investigativa non possano avere valore probatorio in assenza di un riscontro processuale.
L’avvocato ha poi contestato la genericità delle accuse, evidenziando che le contestazioni a carico di Doru sarebbero prive di fondamento specifico, basandosi più su supposizioni che su fatti concreti. Secondo il difensore, le testimonianze indirette non dimostrerebbero alcun coinvolgimento della sua assistita nel presunto sistema illecito, se non per il fatto che Doru è stata vista più volte in compagnia di Dutzeva. Però, ha sottolineato che tale elemento non ha alcun rilievo giuridico e non può costituire prova di colpevolezza. Ripercorrendo le risultanze istruttorie, Cardogna ha concluso sostenendo che non vi è alcun riscontro probatorio a sostegno delle accuse rivolte a Doru.
Nessuna delle prove emerse durante il processo dimostrerebbe la sua partecipazione attiva ai fatti descritti nei capi di imputazione. Alla luce di queste considerazioni, il difensore ha chiesto l’assoluzione della propria assistita con la formula più favorevole, ribadendo che le accuse mosse a suo carico non sono supportate da elementi concreti e che l’intero impianto accusatorio risulta fragile e privo di riscontri.
L’udienza dopo quasi 7 ore dal suo inizio è stata sospesa e riprenderà il prossimo venerdì per l’arringa della difesa Casadei, le eventuali repliche e la lettura della sentenza.
/ms