Nelle motivazioni in fatto e in diritto per promuovere l’azione di sindacato nei confronti del Commissario della Legge Dott. Alberto Buriani, inviate al Prof. Roberto Bin, l’Avvocatura dello Stato scrive:
”Una volta ricevuta l’assegnazione del procedimento, le indagini sono state svolte secondo modalità discutibili e comunque non in linea con quanto disposto dalla legge.
Si registra, in particolare: l’abuso della segretazione, dilatata ben oltre il termine stabilito dalla legge ed al solo fine di impedire agli indagati l’esercizio del diritto alla difesa costituzionalmente garantito o di celare atti di indagine esplorativi inerenti fatti non oggetto del procedimento; sequestri di dispositivi elettronici (telefoni cellulari e computer), sui quali non vengono poi svolte perizie in contraddittorio; accessi a documentazione, anche telematica, per finalità ulteriori rispetto a quelle indicate nella comunicazione giudiziaria; interrogatori nell’ambito dei quali vengono poste domande che nulla hanno a che vedere con la notizia di reato; ricorso a cognizioni personali che non trovano alcun riscontro negli atti processuali ed estranei all’oggetto del procedimento.
I comportamenti tenuti nei procedimenti penali n. 517/2016 e n. 225/2017 (v. all. 18) sono indicativi di tali anomale modalità.
Così, nel primo procedimento viene disposta una perquisizione che conduce al sequestro del telefono cellulare, al quale il Giudice accede direttamente e personalmente (quindi, in difetto delle garanzie di legge, acquisisce o potrebbe aver acquisito informazioni anche non pertinenti rispetto alle indagini): della perquisizione viene data immediata notizia a mezzo stampa e non viene svolta alcuna ulteriore attività, sino a che, su istanza del difensore del prevenuto dott. Bizzocchi, il Magistrato Dirigente procede alla avocazione del fascicolo e ne dispone l’archiviazione per decorrenza dei termini stabiliti dalla legge per la definizione dell’istruttoria.
Va detto che il dott. Bizzocchi al momento in cui venne effettuata la perquisizione era candidato alle elezioni politiche e vice presidente di BCSM: in conseguenza di tale fatto ritirò la candidatura e si dimise dall’incarico.
Nel secondo procedimento, il Giudice accede, ancora una volta, direttamente al compendio sequestrato, senza disporre la perizia (pur richiesta dai difensori) evidentemente alla ricerca di informazioni ultronee rispetto ai fatti oggetto del procedimento.
Si noti, inoltre, che come si evince dall’esposto della Presidente di BCSM analoga modalità è stata utilizzata dal dott. Buriani anche nei confronti del dott. Sandro Gozi, indagato mentre era in piena campagna elettorale per le elezioni europee e poi dopo anni sottoposto ad archiviazione.
L’interrogatorio del presidente di BCSM è parimenti indicativo: vengono poste alla prevenuta domande che nulla hanno a che vedere con i fatti oggetto del procedimento; il giudice dimostra di essere in possesso di informazioni che non trovano alcun riscontro negli atti processuali (rispetto ai quali viene mantenuta una segretazione parziale che impedisce alla prevenuta di avere piena cognizione degli elementi probatori acquisiti).
Riguardo a quest’ultimo procedimento, l’esponente rileva l’anomalia consistita nel fatto di non avere ascoltato quello che a suo dire era il testimone chiave: l’ex Segretario di Stato per gli Affari Esteri e la Giustizia Nicola Renzi, tra i più attivi difensori pubblici del Commissario Buriani e denigratori (assieme al suo partito Repubblica futura) del Presidente di BCSM. Il che avviene nonostante la stampa (prodotta dall’esponente) abbia chiarito il ruolo chiave nella vicenda processuale e (soprattutto) in ordine ai suoi rapporti con il consulente Gozi.”
Fine parte ottava