Immaginate la scena: un 27enne, Steven Raul James, condannato per “violenza sessuale continuata e aggravata” nei confronti di quattro ragazzini di 10 e 11 anni, che gira libero come un lupo in un pollaio, non solo in una scuola statale del Titano, ma pure nell’oratorio dei Salesiani a Murata.
I genitori sammarinesi dei bimbi che frequentano quell’oratorio leggono, tremano, e si aspettano dalla Diocesi un grido di battaglia, del tipo: “Scaviamo, verifichiamo, proteggiamo i vostri figli!”. E invece? Da Pennabilli si partorisce un comunicato stampa che puzza di chiuso, scritto più per lucidare l’immagine della Chiesa che per dare un conforto a chi ha paura.
Delusione? Noooo… Un ceffone morale.
Cari Religiosi, qui non si tratta di salvare la faccia, ma di rassicurare le famiglie e salvare i bambini. E qualcuno, pare, se lo sia scordato.

Partiamo dai fatti, perché la fantasia qui non c’entra: il comunicato dell’ufficio stampa della Diocesi di San Marino-Montefeltro, spuntato ieri, si affanna a dire che il caso “Steven James” è una “vicenda personale” che non deve “offuscare” il loro impegno educativo. Il giovane pedofilo? Un semplice “frequentatore” dell’oratorio, senza ruoli di responsabilità, ci assicurano.
Peccato che, per quanto mi risulta, circolino voci – non confermate nell’accusa intrinseca alle stesse, magari infondate, sì, ma lesive come lame – di segnalazioni da parte di genitori su situazioni non sempre lineari proprio lì dentro quell’oratorio di Murata.
Segnalazioni – ‘rimbalza’ a sua volta – cadute nel vuoto. E ancora: si sussurra di un allontanamento e reinserimento del 27enne;
di un cambio di vertici gestionali dell’oratorio stesso, con un “don” che saluta e un altro che prende il timone… Ma sono solo voci infondate, dobbiamo credere.
Voci, ripeto, non confermate, ma il silenzio dell’ufficio stampa nel rispondere alle mie domande le tiene belle vive e vegete.
E questo, Sua Eccellenza, è un autogol.
Non mi piace rivangare nel fango così per farlo… Ho, così, provato a verificare direttamente con la Diocesi San Marino-Montefeltro, mandando all’ufficio stampa quattro domande secche per avere conferma o smentita del fatto che ci sia stato un cambio di guida nella Parrocchia di Murata negli ultimi quattro anni; se il ragazzo fosse stato allontanato e poi ripreso come “sorvegliante” o accompagnatore nei campi estivi; se ci sono state lamentele ignorate e, infine, se la Diocesi intendesse indagare autonomamente o ritenesse già chiusa la pratica.
Risposta? Un laconico “non abbiamo dettagli, mi spiace”. Fine… Fine?
Ma senza questi dettagli, come è possibile chiudere la pratica?
Come se chiedessi la ricetta del minestrone, non spiegazioni su come un condannato per pedofilia sia finito tra i bambini – fra l’altro – nell’oratorio dei Salesiani di Murata, ridicolizzando il loro “Servizio Tutela dei Minori” e il Vademecum delle “buone prassi”.
Belle iniziative, ma oggi mi sembrano decorazioni da catalogo, belle a vedersi ma inutili quando serve. Ironico, no?
Così, prendiamo per buono quanto precedente sostenuto nel comunicato: “…Mai alcuna segnalazione è a essi (i Salesiani di Murata; ndr) pervenuta”.
Capito cari “chiacchieroni” sammarinesi?
Non avete mai segnalato nulla… Parola di chi, in confessionale, vi assolve dal peccato delle bugie…
Eppure, mi sembra di ricordare un “reply”, Facebook, “postato” da un account reale, con nome e cognome vero, in cui si raccontava di una “presenza fissa” del 27enne all’oratorio di Murata, “con comportamenti discutibili” che sarebbero stati “opportunamente segnalati”.
Ma non solo: nello stesso “post” quel sammarinese ricordava che quest’anno ha preferito non mandare suo figlio in quel centro estivo e che ogni volta che lo porta all’oratorio cerca di non lasciarlo lì da solo, preferendo restare anche lui.
E pensare che chi lancia queste dure parole – sempre se la memoria non mi tradisce – sarebbe stato in precedenza anche “collaboratore volontario” di quel centro…
Il secondo vero schiaffo, però, a mio parere, è il tono del comunicato: quasi sdegnato per il “coinvolgimento ingiustificato” della Diocesi e dei religiosi da parte dei media, come se il problema fosse la cronaca e non un pedofilo che scorrazzava indisturbato fra oratorio e scuola statale, in quest’ultima, almeno, grazie a un’autocertificazione “farlocca”.
Ora il Congresso di Stato promette controlli più rigidi, e la Diocesi?
Invece di un audit interno o un appello alle famiglie per segnalare dubbi alla Chiesa i loro dubbi eventuali, ci rifila un “sermone” sull’impegno educativo, citando il “metodo preventivo” di Don Bosco. Bello, poetico, ma dove stava quel metodo quando serviva?
Qui non si tratta di linciaggi facili, ma di un’evidenza: le istituzioni, Diocesi inclusa, hanno toppato. O, almeno, questa è l’evidenza che si presenta ora. E il loro silenzio, invece di rassicurare, alimenta paure comprensibili, specie quando si parla di bambini, e voci inquietanti sempre più insistenti…
Chiedo alla Diocesi di svegliarsi: rispondete alle domande, fate un’inchiesta interna seria, date voce a chi ha visto qualcosa.
Perché in un posto come il Titano, dove tutto si dice e niente si sa, il silenzio non è virtù, è benzina sul fuoco.
Altrimenti, rischiamo che i predatori continuino a passeggiare, le famiglie si preoccupino sempre più, e i bambini – “incatenati” al guinzaglio dai loro stessi terrorizzati tutori – paghino il conto più alto.
Enrico Lazzari
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