San Marino. Caso Varano. Antonella Mularoni sapeva benissimo quello che stava succedendo … di Diagora

In Consiglio Grande e Generale la vicenda Varano, dopo oltre diciassette anni, è tornata al centro del dibattito politico, riportando in attualità una delle pagine più complesse e controverse per il nostro Paese. Un ritorno che non è solo formale, ma che riapre una riflessione sulle conseguenze che quella stagione ha avuto sul sistema economico, istituzionale e sulla credibilità della Repubblica.

Dopo oltre diciassette anni, la vicenda si chiude con una verità giudiziaria netta: il fatto non costituisce reato. Una conclusione che però non cancella il segno profondo lasciato su San Marino. È proprio qui che si apre il vero tema politico: quando un procedimento così lungo si rivela infondato ma produce danni enormi, il problema non è più soltanto giudiziario, ma riguarda il funzionamento del sistema. In questo senso, l’approvazione all’unanimità dell’Ordine del Giorno segna un passaggio importante, perché apre una nuova fase fondata sulla tutela degli interessi della Repubblica e sulla richiesta di risarcimento per quanto subito.
Come si evince dalla Relazione Finale della Commissione Consiliare di Inchiesta su presunte responsabilità politiche o amministrative legate alla vicenda “Cassa di Risparmio”, il ruolo di Antonella Mularoni emerge in modo chiaro: presente nei momenti istituzionali più delicati e coinvolta negli incontri legati alla gestione della crisi, ma con un atteggiamento che la stessa Commissione definisce sostanzialmente passivo, arrivando a qualificare la sua posizione come “neutra”. Una presenza, quindi, interna al sistema decisionale, ma senza un ruolo attivo di indirizzo o intervento, proprio in una fase che veniva già allora considerata di assoluta rilevanza per il Paese.
Al netto delle responsabilità, che oggi è evidente non sussistano, resta però una questione politica che non può essere elusa: alcuni esponenti di Alleanza Popolare, oggi Repubblica Futura, sapevano perfettamente cosa stava accadendo e dai fatti non emerge un’azione di contrasto adeguata rispetto a dinamiche che stavano colpendo duramente il sistema Paese. È su questo che si misura la responsabilità politica, non solo nelle decisioni prese, ma anche nelle occasioni in cui si è scelto di non intervenire.
Per questo, vedere oggi uno di quei protagonisti votare un Ordine del Giorno che riconosce il danno subito dalla Repubblica e ne chiede il risarcimento dovrebbe quanto meno far riflettere. L’unità dell’Aula è un valore, ma non può diventare un alibi: la coerenza resta un elemento essenziale per la credibilità delle istituzioni.

Diagora