San Marino. Celli come Tavecchio: quando lascerà la poltrona?

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Si è dimesso Raffaele Capuano. Una decisione che segue quella di tanti altri nel settore bancario. Arabi in Repubblica, banche che chiudono, dimissioni di massa, iniziative giudiziarie che sono solo le prime di tante che ne arriveranno e non solo a San Marino. Quello finanziario doveva essere il comparto della rinascita. Invece è quello che sta creando i maggiori problemi per un Paese che dovrà fare i conti per anni e anni con le fallimentari decisioni di Adesso.sm. Vediamo un certo parallelismo fra il Tavecchio italiano e il tutto nostrano Celli. Entrambi hanno fatto cilecca agli appuntamenti più importanti della propria nazione e carriera, entrambi sono legati alla poltrona e nonostante tutti ne chiedano le dimissioni a gran voce, restano lì, cambiando tutti gli altri, senza rendersi conto che il problema vero sono proprio loro. Ci scuseranno i sammarinesi per il paragone azzardato e calcistico, visto che qui non si parla di un pallone, ma del futuro di aziende e dipendenti. Mai si era visto nel Paese un tale conflitto. Conflitto che avviene a più livelli e in diversi settori, anche se nessuno ancora ne parla o ne vuole parlare. Attraverso colpi di mano si stanno cercando di sovvertire gli equilibri dei poteri dello Stato in un complice silenzio che presto tuttavia, siamo certi, verrà rotto. Si è andati troppo oltre e i danni appaiono irreversibili. Servirebbero iniziative forti, eppure chi potrebbe metterle in campo – come il sindacato – appare ingessato e ripiegato pure lui sui suoi interessi. Al contrario andrebbe data parola, oggi più che mai, alla piazza. Non tutti i sammarinesi comprendono che il Titano è troppo piccolo, troppo esposto, troppo intrecciato con se stesso, perché i problemi del nostro vicino di casa possano essere archiviati come solo suoi. Quello che sta andando in scena e che oggi pare colpire solo una parte delle persone, presto si riverserà su tutta la comunità. A buon intenditor, poche parole. I capitali stanno fuggendo dalla Repubblica e si dovranno fare i conti con un nuovo scudo fiscale per i frontalieri. Quelli stessi frontalieri che nel settore bancario sono stati i primi a pagare e ad essere stati allontanati! All’orizzonte si prospetta un futuro nerissimo con la sensazione molto forte che siamo solo all’inizio. Non vediamo l’ora tuttavia di essere lì quando finalmente verrà sollevato il velo sull’operato della coalizione della monorotaia, quella dei duri, puri e trasparenti.

 

Lo Sciacqualingua

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