San Marino. CENSURA DI BECCARI AL DOCUMENTARIO BIOLAB. Vincenzo Lorusso: «Non vogliono il dibattito, vogliono obbedienza»

Domanda di Ugo Rossi

«Insisto, perché vorrei leggere un passaggio per poi farti una domanda, Vincenzo.
Questo è l’articolo de Linkiesta del 21 gennaio, quello che di fatto ha dato il via a tutte le polemiche e, successivamente, alla mancata autorizzazione.

L’articolo dice:
La proiezione di Biolab promossa dal propagandista Vincenzo Lorusso riprende un classico delle misure attive di Mosca e arriva proprio mentre il governo cerca di rafforzare i legami con Bruxelles. Dopo alcune tappe in Italia, Biolab – la guerra biologica, documentario di Russia Today, sbarcherà anche a San Marino. L’enclave ha sempre goduto di ottimi rapporti con la Russia di Vladimir Putin, tanto da essere stata uno dei laboratori del vaccino russo Sputnik contro il Covid-19, ma più recentemente gli ultimi due governi sul Titano hanno intrapreso un percorso di associazione con l’Unione Europea, con allineamento alla politica estera europea”.

A questo punto ti chiedo: con il ritorno di Trump, o comunque negli ultimi mesi, non ci si aspettava un’attenuazione delle tensioni? Come mai questo clima continua, se possibile, a essere sempre più incandescente? Mi riferisco alle censure, ma anche ai toni utilizzati per definire Ugo, Marinella e voi tutti. Sono state usate parole molto pesanti nei vostri confronti.»

Risposta di Vincenzo Lorusso

«Innanzitutto, sul termine “propagandista”. Esiste un bellissimo documentario, e anzi lancio l’idea: visto che non ci fermiamo ma raddoppiamo, ci hanno bloccato a San Marino e magari ne facciamo due. Biolab e poi un altro documentario di Arte, L’esercito dei propagandisti.

Ma attenzione: non parla di noi, non parla di Marinella, non parla di Ugo, non parla di me, né di Nicolò o di chi in questi anni ha portato in giro documentari. Parla dei veri propagandisti: quelli del mainstream. Parla delle agenzie di pubbliche relazioni che costruiscono le notizie e poi le distribuiscono ovunque.

È il motivo per cui, quando aprite un giornale, trovate titoli fotocopia rispetto ad altri giornali italiani ed esteri. Le notizie partono da queste agenzie e arrivano a questi professionisti della disinformazione.

Perché non si è attenuato il clima? Perché dall’altra parte c’è disperazione. Hanno messo in campo una macchina di propaganda impressionante, che controlla il 99,9 per cento dei mezzi di informazione. E nonostante questo, gli europei – e in particolare gli italiani – non hanno alcuna voglia di combattere per il regime di Kiev. Proprio nessuna.

Questa cosa dà fastidio, anzi dà molto fastidio. Ed è per questo che cercano di fermare in tutti i modi le proiezioni dei documentari. Ma il problema è più ampio: non riguarda solo i documentari, ma anche le conferenze, tutto ciò che non si adagia sulla narrativa dominante.

Trump o non Trump, non cambia nulla. E lo dico chiaramente: io Trump non lo ammiro, anzi tutt’altro. Ma a prescindere da questo, non cambia il quadro. La volontà di bloccare, censurare e impedire il confronto resta intatta.

Lo abbiamo visto chiaramente anche nel caso che riguarda San Marino, che è emblematico di un problema molto più grande.»