San Marino. Che fine ha fatto Francesco Confuorti? … di Angela Venturini

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Riceviamo e pubblichiamo

Da qualche settimana, forse qualche mese, nelle cronache politiche non compare più Francesco Confuorti. 

Strano. Uno come lui che per quasi due anni ha praticamente dominato tutto quello che accadeva a San Marino, non può sparire all’improvviso. Nessuno voleva credere alle denunce dell’opposizione quando in Consiglio (era ancora la primavera del 2017, il nuovo governo appena insediato) arrivarono le prime slide della “galassia lussemburghese”. Per la maggioranza è stato per lungo tempo il “fantomatico Confuorti”. Che divenne invece piuttosto palese quando spintonò la giornalista di RTV al Meeting, o quando, qualche mese dopo, denunciò il Consigliere Elena Tonnini in Lussemburgo. 

A quel punto, la maggioranza dribblò l’ostacolo: non siamo stati noi a portarlo a San Marino. Confuorti c’era già dal 2014. Quattro congressisti presenti in quel governo si sono affrettati a diramare una smentita pubblica per dire: noi non l’abbiamo mai visto, né sentito. Gli altri sei non hanno mai detto nulla. Segno che in Congresso di Stato la collegialità, talvolta, è un optional. Insomma, dal 2017 in poi, Confuorti è il convitato di pietra per tutto ciò che riguarda le politiche del governo, la chiusura di Asset banca, l’Aqr che non va avanti, gli ispettori di vigilanza licenziati, il bilancio fallimentare di Carisp.

Chi ha scritto e emendato i 3 decreti di luglio 2017?

Chi ha tolto temporaneamente i poteri al Comitato amministratore di Fondiss e creato lo spazio temporale per mettere in atto “l’operazione titoli” grazie alla quale Banca Centrale ha sborsato 50 milioni di euro per comprare da banca CIS i titoli di Confuorti e coprire così la posizione debitoria di Advantage Financial, delle parenti di Confuorti e della moglie di Siotto (membro Vigilanza Banca Centrale), socia di Confuorti?

Da chi prendevano gli ordini Grais, Savorelli, Siotto, Sommella, Granata, e tutti i loro accoliti?

Il 4 giugno del 2018, l’avvocato Alessandro Giuliani, sul Corriere della Sera, difende l’operato di Confuorti a San Marino. Soprattutto l’operazione “titoli”. 

L’Advantage di Confuorti, gli replica Mario Gerevini, riesce nella non facile impresa di contestare qualcosa che non è mai stato scritto: per esempio il rapporto professionale con il governo di San Marino e la Banca Centrale. È proprio perché non era contrattualmente definito e codificato – sottolinea il giornalista del “Corrierone” – che il rapporto Advantage-Banca Centrale assume le forme di quella che può essere definita una “regia occulta”, perché come tale trattata dal magistrato inquirente che ha indagato gli ex vertici di BCSM: ci sono centinaia di mail a supporto, in gran parte del 2017.

Già, la famosa ordinanza Morsiani. La numero uno, per intenderci, che deflagrò come una bomba atomica, salvo poi finire nel dimenticatoio. Così pure la numero due e la numero tre. L’indifferenza come arma più potente di qualsiasi strumento bellico. Mentre continuava l’occupazione sistematica del governo, delle banche e del tribunale. Non solo, ma anche quella degli organismi collaterali. Gli uomini giusti al posto giusto. Basti andare a riprendere le cronache della vendita dei NPL in Carisp: oltre due miliardi venduti per un piatto di lenticchie. Tanto che a pochi mesi da quell’operazione avvenuta il 31 ottobre scorso, occorre fare un assestamento di bilancio per ripianare il deficit della “banca pivot”.

Poi il meccanismo si inceppa. Salta l’operazione fusione Carisp – Bsm, i nuovi vertici di Banca Centrale non rispondono ai comandi, il tribunale condanna le procedure per la LCA di Asset banca, salta il coperchio del pentolone CIS, che non si sa più come salvare, la liquidità dello Stato che crolla ai minimi termini, mentre il debito continua a salire. 

Confuorti scompare dalle cronache. È caduta una stella? Forse, ma molti suoi uomini sono ancora in posizioni apicali. E molte storie non sono ancora finite. Non è escluso che possa ricomparire. Come ha fatto Ali Turki.

a.ve. 

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