San Marino. Chiara Benedettini replica all’articolo dell’UDS in risposta a Don Mangiarotti

Riceviamo e pubblichiamo

Mi ferisce profondamente leggere la replica della UDS all’articolo di Don Gabriele Mangiarotti dal titolo “fino a quando sopporteremo la menzogna?”.

Come donna sento il dovere di intervenire per dire a gran voce che in quanto esseri umani, donne, siamo libere, e che l’aborto, in quanto interruzione di una vita che esiste, non può essere mai accettabile.

La vita che misteriosamente un istante prima non esiste e l’istante dopo invece c’è, è il bene più prezioso che abbiamo. E noi donne dovremmo essere le prime a difendere ciò che di più caro abbiamo: la nostra stessa identità: siamo fatte per accogliere nel nostro corpo la vita!

Difendere la nostra vita, la nostra libertà, la nostra libera scelta non può prescindere dal NOI più misterioso che c’è, che è il rapporto madre-figlio a partire dai primi nove mesi di gravidanza in poi.

Quel rapporto in cui il bambino è ospitato nell’utero della madre (uno spazio fisico ma anche mentale dove viene custodito, amato, desiderato, atteso, immaginato, cullato), e che da quel momento inizia a diventare quel meraviglioso e misterioso rapporto a due.

Noi donne, oggi più che mai, non dobbiamo avere paura di difendere la vita che portiamo in grembo! E nel farlo dobbiamo pretendere dallo Stato che si adoperi per intessere tutta una rete di sostegno, di aiuto morale, economico, psicologico affinchè tutte noi, qualsiasi sia la nostra storia, possiamo trovare aiuto se ne necessitiamo, per portare a termine la gravidanza, per poter dare alla luce nostro figlio, piuttosto che per poterlo crescere, senza essere lasciate sole. Uno Stato moderno che si proclama tale, deve garantire la vita e mai la morte, e quindi sostenere il vivere e mai consentire il morire.

Per questo che quanto scritto da Don Gabriele Mangiarotti nel suo articolo merita tutto il nostro plauso, perché è la voce di chi grida: difendiamo la vita senza ma e senza se, e facciamolo con coraggio!

Non posso poi tacere il dispiacere come cristiana, di vedere che un uomo di Chiesa, un sacerdote, venga trattato così pubblicamente; questo mi addolora molto perché sta a significare che si è perso quel rispetto interpersonale che è alla base della convivenza anche tra persone di provenienza culturale differente. E lo Stato laico è tale proprio ed in quanto permette e tutela la libertà di ciascuno.

Sono convinta che siano molte le persone che considerano l’aborto come un atto grave ed intollerabile, ma che magari non hanno il coraggio di dirlo pubblicamente. Non importa, l’unica cosa che conta è che si possa continuare ad essere liberi di esprimere, sempre ed in qualsiasi forma, il proprio pensiero, senza rischiare di divenire, per questo, bersaglio da parte di chi la pensa diversamente.

Chiara Benedettini

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