San Marino. “Chiudere la degenza pediatrica: vi spiego il perché” di Dario Manzaroli su Repubblica Sm

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  • Il caso della pediatra dott.ssa Elisa Giacomoni ci consente di dare un’occhiata in uno dei tanti settori in crisi dell’ISS. Pediatra valente ed apprezzata con competenze allergologica, residente e legata al Paese e all’Istituto, si è dovuta licenziare schiacciata da condizioni di lavoro divenute alla lunga insopportabili ed inconciliabili con la famiglia e la vita privata, e dopo aver chiesto inutilmente un part time (non previsto per i medici non si capisce perché) o un periodo di aspettativa, concesso sempre a tutti i richiedenti (recentemente al dr. Gasperoni) e negato al momento solo a lei.
    Anche in Pediatria – settore sanitario delicatissimo – gli abbandoni sono stati numerosissimi (circa 20 negli ultimi anni). Anche fra i cinque pediatri superstiti serpeggia il malumore e la voglia di andarsene. La Pediatria è quindi in gravissime difficoltà con il rischio che un altro abbandono o due ne determinerà il completo collasso. A parte la montagna di carta di relazioni e contro relazioni prodotte, non si vede però uno straccio di decisione che vada oltre l’invito alla pazienza degli operatori , pazienza che evidentemente è finita. Due sono gli aspetti fondamentali per capire i modelli organizzativi possibili:
    1) La continuità terapeutica da parte dello stesso medico-pediatra, importantissima in ogni fascia di età ma fondamentale nella fascia pediatrica dove il legame continuativo con il bambino e la sua rete parentale è il principale strumento terapeutico per trasmettere stili di vita sana, cogliere disagi psicologici, costruire una forte alleanza terapeutica servizio-bambino-famiglia. Oggi completamente assente e con i bilanci di salute sospesi nei bambini sopra i due anni;
    2) Il calo drammatico della natalità che negli ultimi anni è passata dall’11 al 7 per mille. I nati che in passato erano circa 330-350 all’anno, sono crollati nel 2017 a 220: come noto i punti nascita in Italia ed in Europa vengono chiusi se hanno meno di 500 parti annui perché pericolosi e non in grado di garantire la manualità del personale sui parti più difficili e pertanto più rari.
    Il precedente Comitato Esecutivo aveva approvato un progetto incentrato su entrambi questi punti critici e più precisamente con la possibilità per la famiglia di scelta del pediatra per la continuità assistenziale e con accordi con le ASL vicine per convogliare nel nostro punto nascita partorienti non residenti. l’Alta Valmarecchia che affluisce nella super satura ostetricia di Rimini era interessata (circa 100 parti annui): si poteva costruire un Centro per la fecondazione assistita di alto livello, c’erano contatti per lanciare – come altre realtà italiane ed europee – offerte di pacchetti assistenziali verso partorienti paganti, sia dell’est europeo che del medio-oriente. Tutte queste potenzialità potevano essere le chiavi di volta per portare i nostri bassi numeri oltre la soglia delle 500 nascite annue ed assicurare flussi finanziari a favore dell’Istituto. Non se ne è fatto niente. Solo se esiste un punto nascita sicuro e con numeri adeguati (ripeto almeno 500 parti annui), ha senso una degenza pediatrica comprendente neonatologi (lo stesso primario lo è) che garantiscono la migliore assistenza ai neonati. Se questo non è, allora bisogna trarne le conseguenze: brutte dal punto di vista dell’immagine ma inevitabili, soprattutto per la sicurezza ma anche per i pesanti risvolti economici. In buona sostanza si tratta di chiudere sia la degenza pediatrica (che ha da sempre tassi di occupazione bassissimi ), sia il punto nascita, potenziando le attività ambulatoriali, consultoriali e di day hospital. Questa è la verità nuda e cruda. Sarebbe utile vedere finalmente qualche decisione piuttosto che i soliti balbettii evitando nel modo più assoluto le soluzioni tampone: una pediatra pensionata di Bologna (dott.ssa Bergamaschi) e una pediatra di Senigallia (dott. ssa Romano), entrambe a part time (quello non concesso alla dott. ssa Giacomoni ), e con attività solo ambulatoriali quando il vero problema sono le reperibilità e le guardie che gravano esclusivamente sui pochi pediatri fissi rimasti con ritmi intollerabili e molti pericolosi per lo stress accumulato e con l’impossibilità di garantire un minimo di continuità terapeutica, e tutto questo per garantire assistenza ad una maternità semivuota dove in media nasce un bambino ogni circa due giorni. E’ inoltre utile che la pubblica opinione sappia cosa costano le pediatre tampone (la Bergamaschi 94 euro all’ora + 140 di trasferta e circa uguale, penso, l’altra pediatra ) e sapere perché non fanno le reperibilità che sono il vero problema che grava – come si diceva – esclusivamente sui pochi residui pediatri dipendenti. Nel frattempo abbiamo mandato in pensione controvoglia il dr. Ivaneiko e il dr. Baciocchi; abbiamo perso per motivi di conflitto interno pediatre legate al territorio come le dott.sse Gennari e Tzingos. Più tutti gli altri come prima ricordato. Siamo alla frutta e forse anche più in là!
    Dario Manzaroli (Repubblica Sm)