San Marino. Classe di Murata rischia l’estinzione: genitori sul piede di guerra

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  • Un giorno il righello, la squadra, il compasso, si adopereranno per costruire il mondo. La scuola è infatti per un bambino uno dei primissimi punti di riferimento, è da lì che si cominciano a muovere i primi passi verso il proprio futuro. Per questo è un punto di riferimento che è persino crudele pensare di mettere in discussione, perché non è soltanto un luogo dell’anima. Non c’è allora da stupirsi che abbia avuto l’effetto di un pugno allo stomaco la notizia che forse la scuola più bella di San Marino, quella di Murata, corre il rischio di perdere una classe, la prima. Ma questa volta coloro ai quali la decisione è stata imposta, hanno reagito velocemente, non sono stati fermi a guardare, hanno rifiutato il silenzio. Ne abbiamo parlato con il rappresentante dei genitori del plesso William Casali che ha girato un video ‘Tuttin1 tuteliamo le nostre scuole’ subito diventato virale.

    Il video mostra una scuola all’avanguardia.
    “Non c’è dubbio che la scuola di Murata sia una scuola all’avanguardia: è immersa nel verde, ha una fantastica biblioteca, un grandissimo auditorio, un’aula di informatica, c’è una lim in ogni classe. A Murata poi si svolge da nove anni il pedibus, durante gli ultimi due o tre mesi dell’anno uno o due giorni alla settimana ci si organizza per far tornare i bambini a casa a piedi. E’ un’esperienza che avevo cercato di proporre in tutta San Marino ma che solo a Murata è divenuta una realtà che piace tanto soprattutto ai bambini”.

    Che cosa è accaduto?
    “E’ arrivata la comunicazione che si sta cercando di razionalizzare le spese lasciando aperta una scuola in ogni castello: poiché quest’anno la scuola di Murata aveva nella prima classe solo 9 iscrizioni, hanno deciso di cancellarla e mandare i bambini in Città. Di solito, prescindendo dal numero massimo e minimo stabilito per legge, si cercava di redistribuire qualche ragazzo che si poteva muovere. Non si era mai arrivati a cancellare una classe. Il dubbio è che si voglia creare un precedente. Questa volta il desiderio di non far mancare la classe non c’è stato, la direzione ha invitato i genitori degli alunni ad andare in Città. Non si è valutata nessun’altra soluzione, si è presa dall’alto questa decisione e la si è imposta”.

    I genitori sono delusi?
    “Certo che sono delusi perché è il segnale che si voglia cominciare a risparmiare sull’istruzione. I bambini sono disorientati, sono loro a pagare per primi questa decisione. A darne la misura sono le due giornate di open day che i bambini che frequentano l’ultima classe di asilo fanno a fine anno. Ebbene i bimbi hanno partecipato alla prima giornata a Murata poi gli è stato detto che il secondo giorno non si sarebbe svolto ma che sarebbero dovuti andare in Città”.

    Anche gli insegnanti si sono mossi?
    “Gli insegnanti sono a loro volta disorientati. Il personale docente e anche quello non docente si deve riorganizzare, certe attività non si potranno più fare, i professori devono dividersi su più plessi. Si è creata una cappa di incertezza che ricadrà sui bambini. Togliere una classe ad una scuola è un po’ come tagliare un dito in una mano: tutti ne risentono”.
    In che Paese viviamo? E cosa dice il segretario che qualcuno aveva soprannominato alla (d)istruzione? Chi non sa che abbandonare la scuola a se stessa significa rendere il futuro di tutti noi un deserto?

    Repubblica Sm