San Marino. Commissione Consiliare I – lunedi? 28 settembre 2026 mattina. Report by AskaNews

La Commissione consiliare permanente Affari Costituzionali e Istituzionali in mattinata ha affrontato il riferimento per uno stemma della Reggenza e la disciplina della quiete pubblica nei centri storici.  

Ad aprire i lavori, nel comma Comunicazioni, è stato il confronto sull’ICEE.

Carlotta Andruccioli (D ML) ha richiamato la necessità di garantire piena trasparenza sul funzionamento dell’Osservatorio e  sull’elaborazione della normativa secondaria, sottolineando che un parere obbligatorio, pur non  vincolante, non può ridursi a un passaggio formale. Da qui la richiesta di un aggiornamento in  Commissione sull’attuazione della riforma. Sul versante scolastico, Andruccioli ha inoltre richiamato  la petizione sottoscritta da oltre mille genitori per la climatizzazione degli edifici, chiedendo che  l’annunciato obiettivo di intervenire entro l’estate 2027 sia accompagnato da una programmazione  concreta.

Maria Katia Savoretti (Rf) si è associata alla richiesta di maggiore trasparenza sull’ICEE e  ha chiesto aggiornamenti anche sulla climatizzazione dei plessi, sull’eventuale introduzione della  settimana corta e sulla situazione dell’Istituto Musicale Sammarinese. Emanuele Santi (Rete), oltre a  sollecitare un passaggio preventivo in Commissione sui decreti attuativi dell’ICEE, ha posto un tema  più generale sul funzionamento dei lavori commissionali, lamentando la frequente assenza dei  Segretari di Stato competenti durante il comma Comunicazioni. 

Il Segretario di Stato agli Affari Interni Andrea Belluzzi ha replicato proponendo un meccanismo  organizzativo che consenta ai commissari di segnalare in anticipo i temi da affrontare, così da  permettere ai membri di Governo interessati di organizzare la propria presenza. Ha richiamato la  necessità di un corretto “fair play istituzionale” e, sul fronte ICEE, ha difeso il percorso svolto  dall’Osservatorio, confermando la disponibilità a nuovi momenti di confronto con maggioranza e  opposizione. Belluzzi ha annunciato una nuova riunione dell’organismo prima della ratifica dei decreti  e l’intenzione di tornare in Commissione entro la fine dell’anno per riferire sull’andamento della  raccolta delle attestazioni e sull’analisi dei dati. La replica dell’opposizione si è concentrata  soprattutto sulla presenza del Governo.

Andruccioli ha parlato di una questione di “rispetto  istituzionale tra il potere esecutivo e il potere legislativo”, mentre Savoretti ha sottolineato che rinviare  sistematicamente le risposte alle sedute successive rischia di indebolire l’efficacia del comma  Comunicazioni. Il punto è stato quindi sospeso, con prosecuzione prevista nel pomeriggio alla presenza del Segretario di Stato all’Istruzione Teodoro Lonfernini. 

Ampio e più disteso il confronto sul progetto per uno stemma della Reggenza.

Il Segretario Belluzzi ha  illustrato il percorso avviato con la delibera del 7 maggio 2025, spiegando che il nuovo simbolo dovrà  eventualmente arrivare all’approvazione del Consiglio Grande e Generale attraverso una legge. Il  Segretario ha invitato a non partire dalla dimensione commerciale, preferendo parlare di  “valorizzazione”, “utilizzo” e “declinazioni” di un simbolo istituzionale destinato, nelle intenzioni, a  rappresentare la Suprema Magistratura.

Il professor Riccardo Varini ha illustrato il lavoro di ricerca storica e di design strategico svolto dal  gruppo incaricato, sottolineando l’esigenza di distinguere lo stemma della Repubblica da quello della  Reggenza e di individuare un segno capace di coniugare tradizione e contemporaneità. Tra gli elementi  analizzati figurano l’araldica, il Palazzo Pubblico e soprattutto il principio della dualità. Giulia  Galassi, dello studio JAM, ha spiegato che il progetto si sta sviluppando lungo tre direttrici – araldica,  Palazzo Pubblico e dualità – mentre Anna Guerra ha annunciato la predisposizione di questionari e  interviste rivolti a rappresentanti istituzionali e società sammarinese per raccogliere il “percepito”  della comunità. 

Dal confronto tra i commissari sono emerse sensibilità differenti.

Filippo Tamagnini (Pdcs) ha  ricordato il precedente percorso avviato negli anni scorsi e la necessità di stabilire con chiarezza sia  l’immagine della Reggenza sia gli eventuali ambiti di utilizzo.

Giuseppe Maria Morganti (Libera) ha  invitato a valorizzare anche la funzione della Reggenza quale presidenza dei tre poteri dello Stato,  esprimendo però “totale e assoluta contrarietà” a qualsiasi forma di merchandising o  commercializzazione.

Marinella Lorena Chiaruzzi (Pdcs) ha posto l’accento sul valore identitario della  dualità, mentre Maria Luisa Berti (Ar) ha manifestato riserve sulla necessità stessa di introdurre un  nuovo stemma autonomo, chiedendo comunque che qualsiasi scelta rimanga rigorosamente ancorata  alla tradizione.

Gemma Cesarini (Libera) ha richiamato il principio di equilibrio e neutralità  istituzionale incarnato dai due Capitani Reggenti. Andruccioli ha invece espresso apprezzamento per  il metodo partecipativo e ha distinto tra banalizzazione commerciale e valorizzazione istituzionale,  ipotizzando la possibilità di oggetti di alta qualità disciplinati da regole rigorose. Nelle conclusioni  Belluzzi ha ribadito che il Governo non intende “imporre a tutti i costi l’adozione di un nuovo stemma”  e ha prospettato, qualora si procedesse, anche la possibilità di ricorrere a una legge di rango  costituzionale per assicurare un consenso parlamentare particolarmente ampio. 

Il confronto politico più acceso della mattinata si è sviluppato sul progetto di legge di iniziativa  popolare per la tutela della quiete pubblica nei centri storici e abitati. La proponente Simona  Capicchioni ha ripercorso i cinque anni trascorsi dall’avvio dell’iniziativa, denunciando una  normativa frammentata e, a suo giudizio, insufficiente a garantire controlli e sanzioni efficaci. Il testo  puntava a disciplinare limiti sonori, orari, durata e rotazione degli eventi, con un documento di impatto  acustico e un sistema sanzionatorio definito. “Serve garantire il diritto alla quiete, al riposo ed alla  normale conduzione delle attività”, ha sostenuto Capicchioni, chiedendo un equilibrio tra esigenze  economiche e tutela di residenti e soggiornanti. 

Belluzzi ha riconosciuto la concretezza del problema ma ha contestato l’efficacia di un ulteriore  intervento legislativo isolato. Secondo il Segretario, la materia va affrontata attraverso una  regolamentazione complessiva dei centri storici che comprenda, oltre alla quiete pubblica, ZTL,  parcheggi, viabilità, accessibilità, rifiuti e gestione degli eventi. Da qui la proposta di un tavolo  multilaterale coordinato insieme al Capitano di Castello di San Marino, con il coinvolgimento delle  altre Giunte, delle Segreterie competenti e dei portatori di interesse. Belluzzi ha inoltre proposto di  rafforzare i poteri delle forze dell’ordine, consentendo loro di sospendere immediatamente gli eventi in  caso di violazioni. Le posizioni politiche si sono quindi differenziate.

Andruccioli ha giudicato  condivisibile l’impostazione generale del progetto, proponendo correttivi sull’utilizzo di amplificatori  e sulla gradualità delle sanzioni. Pur dicendosi disponibile a una revisione organica della normativa,  ha avvertito che il tavolo non deve diventare un modo per “buttare la palla in avanti”.

Barbara Bollini  (Pdcs), richiamando la propria precedente esperienza da Capitano di Castello di Borgo Maggiore, ha  sostenuto invece la necessità di aggiornare le regole esistenti attraverso un confronto tra cittadini,  operatori, istituzioni e forze dell’ordine. 

Morganti ha condiviso la necessità di un regolamento complessivo, con particolare attenzione alle  soglie dei decibel e alla disciplina della ZTL.

Ilaria Bacciocchi (Psd) ha sostenuto la strada di un Ordine del Giorno per affrontare in modo unitario rumore, parcheggi, accessibilità e gestione degli  eventi. Savoretti, pur confermando il sostegno di Repubblica Futura al progetto di legge, ha chiesto  che il nuovo tavolo non diventi “un pretesto per prendere tempo e rinviare le decisioni”. Anche Berti  ha giudicato praticabile la strada dell’Ordine del Giorno, a condizione di indicare scadenze stringenti  e rendere la nuova disciplina operativa prima della successiva stagione primaverile ed estiva.

Nella  replica, Capicchioni ha insistito sulla gravità degli eccessi acustici, portando numerosi esempi relativi  non soltanto al centro storico di San Marino ma anche a Dogana, Serravalle e ad altre aree del  territorio. La proponente ha chiarito di non voler contestare la vita sociale e gli eventi in sé, ma  “esclusivamente gli eccessi incontrollati”, chiedendo limiti certi e strumenti realmente applicabili dalle  forze dell’ordine. 

Dopo una sospensione dei lavori, la maggioranza ha presentato un Ordine del Giorno che impegna il  Congresso di Stato e la Segreteria agli Affari Interni a istituire un tavolo multilaterale e a giungere  entro il 31 dicembre 2026 a una regolamentazione complessiva delle ordinanze di chiusura, delle  autorizzazioni agli eventi, della ZTL e della tutela della quiete pubblica. Il documento prevede la  partecipazione delle Giunte di Castello, delle Segreterie competenti, dei Corpi di Polizia, degli uffici  pubblici, dei residenti, delle categorie economiche e degli organizzatori di eventi. Ai promotori della  legge di iniziativa popolare viene riconosciuto un ruolo stabile nel tavolo. L’Ordine del Giorno è stato  approvato a maggioranza. È su questo passaggio che si è consumato il principale scontro politico. 

Santi ha spiegato perché RETE non abbia sottoscritto né votato il documento, sostenendo che dopo  anni dal deposito del progetto “la politica debba avere il coraggio di dare risposte chiare e definitive”  e definendo la scelta del tavolo “un mero rinvio”.

Berti ha respinto l’accusa, ricordando la presenza  nell’Ordine del Giorno di una scadenza precisa e rivendicando la volontà della maggioranza di  intervenire in tempi rapidi. Belluzzi ha a sua volta negato qualsiasi intento dilatorio, definendo il  documento un “mandato ed un impegno istituzionale vincolante” per il Governo. 

L’articolo 1 del progetto di legge è stato quindi respinto con tre voti favorevoli e sette contrari.

Di  fronte all’esito, Capicchioni ha annunciato di non voler proseguire nell’esame dei successivi articoli e  ha formalmente ritirato il progetto, rivendicando comunque il valore degli strumenti di partecipazione  popolare e chiedendo che il percorso avviato trovi ora seguito concreto.

Il Segretario Belluzzi,  salutando i promotori, ha sottolineato che la loro mobilitazione “non è affatto trascorsa invano”,  richiamando l’impegno assunto dal Governo e il ruolo stabile riconosciuto al comitato nel futuro tavolo  multilaterale. 

I lavori della Commissione sono stati sospesi poco dopo le 13. La seduta è stata aggiornata alle 14.30  per la prosecuzione con il comma 4. 

Di seguito un estratto degli interventi 

20260928 – Commissione Consiliare I – lunedi? 28 settembre 2026 mattina