Seduta congiunta della Commissione Consiliare Permanente Affari Esteri, Emigrazione ed Immigrazione, Sicurezza e Ordine Pubblico, Informazione
Lunedì 2 marzo 2026, mattina
Nella seduta di lunedì 2 marzo 2026, la Commissione Consiliare Permanente I si riunisce per ascoltare e dibattere il riferimento del Segretario di Stato per l’Istruzione e la Cultura sulla riorganizzazione dei plessi scolastici e successivo dibattito.
Il Segretario di Stato Teodoro Lonfernini riferisce sulla chiusura della scuola dell’infanzia di Dogana, un tema che, come ricorda, è in discussione “da almeno trent’anni”. La decisione nasce da “criticità strutturali consistenti” che rendono l’edificio non più idoneo all’attività didattica; i bambini saranno redistribuiti nei plessi di Ca’ Ragni, Falciano e Serravalle, ritenuti adeguati e sufficienti, mentre la struttura di Dogana sarà utilizzata per i centri estivi fino a nuova destinazione. Lonfernini insiste sul percorso di confronto con la comunità, annunciando un incontro con la Giunta di Castello e le famiglie per condividere la scelta con il territorio. Ancora più delicata viene definita la situazione di Chiesanuova, dove la scuola dell’infanzia è giudicata “completamente inadeguata” e “di fatto non utilizzabile”, con problemi strutturali che riguardano anche le fondamenta. A pesare è anche il dato demografico: al 31 dicembre 2025 nascono solo due bambini nel Castello, e le proiezioni indicano che nel 2028-2029 l’infanzia conterà appena 14 iscritti, sotto il minimo previsto per attivare una sezione. In questo quadro, il Segretario afferma che “non è concepibile né possibile” garantire il servizio nei prossimi anni con numeri così ridotti. La soluzione individuata in via “temporanea”, dopo il confronto con la Giunta e con le famiglie, è l’unificazione di infanzia ed elementari nella sede della scuola elementare, definita “assolutamente performante ed efficiente”. Lonfernini si dice “assolutamente tranquillo” sulla sostenibilità didattica e sociale dell’operazione, assicurando che gli interventi tecnici sono già in corso per arrivare pronti all’anno scolastico 2026-2027.
Maria Donatella Merlini (PSD) chiede innanzitutto un chiarimento sull’unificazione tra infanzia ed elementari a Chiesanuova, domandando se si tratti di una soluzione provvisoria in vista di un eventuale trasferimento verso Fiorentino e se, in questa fase, si intenda avviare una sperimentazione didattica approfittando delle classi con numeri ridotti per testare nuovi modelli educativi.
Maria Katia Savoretti (RF) riconosce che “i numeri sono allarmanti e dicono la verità dei fatti”, ma invita a lavorare perché la tendenza cambi, sottolineando che l’unione dei plessi a Chiesanuova è una scelta condivisibile per evitare la chiusura totale in un Castello periferico; chiede però proiezioni più ampie sugli altri territori.
Marinella Loredana Chiaruzzi (PDCS) apprezza lo sforzo di mantenere una scuola in ogni Castello, definendolo un presidio di comunità che va oltre i costi, e sollecita investimenti sulla formazione degli insegnanti e politiche territoriali capaci di contrastare l’impoverimento demografico dei centri più piccoli.
Maria Luisa Berti (AR) evidenzia come si sia passati da uno scenario inizialmente più drammatico a soluzioni condivise con enti locali e famiglie, giudicando positivamente l’allungamento dei centri estivi anche come risposta concreta alle esigenze familiari, ma ribadendo che finché i trend demografici non cambiano “certe scelte dovranno essere necessarie”.
Più netto Giovanni Zonzini (Rete), che parla di “realtà numerica che si impone nei fatti”. Per Zonzini il nodo vero non è economico ma didattico e soprattutto riguarda il destino degli edifici dismessi: chiede un piano chiaro di riconversione, anche ad uso abitativo o sociale, per evitare strutture fantasma nei Castelli periferici.
Giulia Muratori (Libera) insiste sulla necessità di guardare a modelli educativi innovativi, accogliendo con favore il progetto 0-6 ad Acquaviva e proponendo di discutere seriamente di pluriclassi come opportunità organizzativa, oltre a rilanciare la riforma del calendario scolastico e il potenziamento delle équipe che si occupano di disagio giovanile.
Enrico Carattoni (RF) riconosce che il Segretario si trova a gestire le conseguenze di un calo demografico strutturale, ma denuncia l’assenza di una strategia governativa complessiva sulla denatalità e chiede aggiornamenti puntuali sugli impegni assunti nella precedente relazione, dalle chiusure annunciate alla redistribuzione degli iscritti nelle cosiddette “aree polmone”.
Giuseppe Maria Morganti (Libera) amplia ulteriormente la riflessione, sostenendo che la crisi demografica rende ancora più urgente una riforma qualitativa della scuola: non si può “ragionare solo sui numeri”, ma occorre interrogarsi su nuovi modelli, anche ispirandosi a esperienze come quella finlandese, e aprire un confronto strutturato con dirigenti e consulenti.
Nel suo intervento di replica, Lonfernini chiarisce che l’unificazione tra infanzia ed elementari a Chiesanuova è “temporanea”, scelta necessaria per salvaguardare entrambi i presìdi scolastici e mantenere una presenza formativa nel Castello, come previsto dal programma di governo. Conferma che il piano elaborato dal gruppo di lavoro resta valido e che eventuali modifiche dipenderanno solo da mutamenti demografici significativi. Sulle “aree polmone” ribadisce che sono già operative in fase di iscrizione e che la normativa consente alle famiglie di chiedere l’iscrizione in plessi diversi rispetto al Castello di residenza, compatibilmente con l’organizzazione scolastica. Quanto all’asilo nido di Città, destinato ai bambini sotto i 12 mesi, spiega che il progetto esiste e che sono previsti lavori di adeguamento, pur senza indicare tempistiche precise.
Sul fronte dei modelli educativi, il Segretario si dice favorevole alla sperimentazione – citando il polo 0-6 e le classi aperte – ma più prudente rispetto alle pluriclassi, ritenute meno adatte alla realtà territoriale sammarinese. Annuncia, inoltre, che la futura “legge omnibus” sulla scuola punterà a rafforzare le cosiddette “figure di sistema” e a riorganizzare il personale, in un quadro in cui la valutazione delle competenze e dell’attitudine all’insegnamento diventeranno elementi centrali anche nel nuovo accordo sindacale sul reclutamento, superando il modello dei concorsi. Ampio spazio viene dedicato anche al tema del disagio giovanile, con il richiamo allo sportello psicologico, ai progetti contro bullismo e cyberbullismo e alla necessità di interventi sempre più personalizzati.
La Commissione passa quindi al riferimento sulla riorganizzazione complessiva del sistema scolastico. Lonfernini presenta tre linee di intervento prioritarie: il completamento dell’Istituto Tecnico Industriale con l’attivazione del triennio finale e l’istituzione dell’Istituto Professionale; la revisione dell’organizzazione della scuola media con l’ipotesi della settimana su cinque giorni; il rafforzamento delle attività extrascolastiche e la riorganizzazione dei centri estivi. Sul primo punto, il Segretario parla di “obbligo morale” nei confronti degli studenti, finora costretti a completare il percorso fuori territorio, annunciando che l’obiettivo è rendere operativo il nuovo ciclo a partire dal 2027-2028. Per l’Istituto Professionale è in valutazione se procedere con decreto legge o progetto di legge urgente, ma l’intento dichiarato è quello di superare l’attuale Centro di Formazione Professionale, arrivando a un percorso quinquennale con diploma statale.
Il dibattito registra un consenso trasversale sul rafforzamento dell’area tecnica e professionale, ma con richieste puntuali sugli indirizzi da attivare e sul raccordo con il tessuto produttivo.
Giovanni Zonzini (Rete) sottolinea la valenza strategica dell’istruzione tecnica per un Paese a forte vocazione manifatturiera, chiedendo però maggiore chiarezza sugli indirizzi concreti e mettendo in guardia rispetto alla settimana corta alle medie, definita un rischio se motivata da esigenze “demagogiche” più che didattiche. Anche Enrico Carattoni (RF) chiede garanzie sul riconoscimento del titolo e invita a valutare con attenzione l’impatto dell’orario concentrato sugli studenti.
Più favorevoli alla settimana su cinque giorni si dichiarano esponenti della maggioranza come Marinella Chiaruzzi (PDCS), Maria Luisa Berti (AR) e Barbara Bollini (PDCS), che vedono nella riorganizzazione un possibile miglior equilibrio tra scuola e famiglia, purché supportato da un lavoro tecnico approfondito.
Giuseppe Maria Morganti (Libera), pur sostenendo la revisione dell’istituto tecnico e professionale, invita a dare priorità alle esigenze didattiche rispetto a quelle organizzative.
Sulle attività extrascolastiche, il Segretario riferisce di una sperimentazione “con ottimo successo” nelle elementari e medie, concepita come parte integrante del percorso educativo e come supporto concreto alla conciliazione tra vita familiare e lavoro. Per i centri estivi annuncia novità imminenti, confermando che l’estensione temporale comporterà inevitabilmente un aumento di costi e personale, aspetto ancora in fase di valutazione.
La seduta si chiude con i riferimenti su due istanze d’Arengo. In merito alla richiesta di semplificazione delle procedure per eventi culturali privati, Lonfernini comunica l’avvio di un gruppo di lavoro interistituzionale che coinvolge tutte le amministrazioni interessate, con l’obiettivo di predisporre un prontuario unico degli adempimenti. Quanto all’istanza sull’attuazione dell’articolo 6 della Convenzione di Lanzarote, il Segretario ribadisce che i principi sono già integrati nel sistema scolastico attraverso i curricula trasversali di educazione alla cittadinanza e alle competenze digitali, oltre allo sportello psicologico e all’équipe per il benessere a scuola.
I lavori si concludono alle 13 con l’esaurimento dei punti all’ordine del giorno.
20260302 – Commissione Consiliare I – lunedi 2 marzo 2026 mattina











