San Marino. Commissione Consiliare Riforme istituzionali – Martedì 3 febbraio 2026 mattina. Report by Askanews

La Commissione Consiliare Speciale per le riforme istituzionali si riunisce per tracciare un bilancio al termine del ciclo di audizioni svoltosi nei mesi scorsi. Da parte dell’Aula emerge la consapevolezza di trovarsi a un passaggio delicato in cui le riforme istituzionali tradizionalmente intese si intrecciano sempre più con le conseguenze dell’Accordo di associazione con l’Unione Europea. Il dibattito si concentra su una scelta di metodo e di priorità: se mantenere il cronoprogramma già approvato dal Consiglio Grande e Generale o se dare precedenza alle ricadute istituzionali dell’Accordo di associazione con l’Unione Europea. 

Gian Carlo Venturini (PDCS) sottolinea come uno dei nodi centrali sia il recepimento dell’acquis comunitario, ricordando che non tutto potrà avvenire per via regolamentare e che sarà necessario distinguere tra ciò che può essere recepito rapidamente e ciò che richiede un intervento legislativo vero e proprio, da calibrare sulla specificità sammarinese, trattandosi di associazione e non di adesione.

Enrico Carattoni (RF) evidenzia come le audizioni abbiano portato anche a rivedere convinzioni iniziali e individua tre grandi filoni di lavoro: il recepimento delle norme europee, il rafforzamento del ruolo e dei poteri del Consiglio Grande e Generale e le criticità emerse in ambito giudiziario, in particolare sul Collegio Garante. Sul rapporto con l’Unione Europea mette in luce le posizioni divergenti emerse, ricordando che alcuni esperti ritengono necessaria una riforma costituzionale mentre altri la escludono, e insiste sulla necessità di chiarire cosa accade in caso di contrasto tra norme europee e ordinamento interno, tema che definisce “centrale”, soprattutto alla luce della gerarchia delle fonti.

Manuel Ciavatta (PDCS) condivide la centralità dell’Accordo di associazione ma pone l’accento sull’esigenza di rivedere il regolamento consiliare per rendere il Parlamento realmente operativo di fronte a un carico normativo crescente e distribuito nel tempo, ricordando che non tutto dovrà essere recepito immediatamente e che alcuni settori, come quello bancario, avranno orizzonti di adeguamento molto lunghi.

Il presidente Filippo Tamagnini riconosce il carattere urgente del lavoro e difende il ruolo della Commissione come sede legittima per elaborare proposte, individuando nella gerarchia delle fonti il vero fulcro della discussione e ponendo il problema se e come creare uno spazio di recepimento delle norme europee che possa incidere sull’ordinamento, eventualmente anche a livello costituzionale, senza automatismi impropri.

Emanuele Santi (Rete) ritiene conclusa la fase delle audizioni e propone di entrare in una nuova fase più operativa, partendo dalla costruzione di un dossier organico che raccolga e ordini per temi tutti i contributi ascoltati, così da chiarire le diverse opzioni sul recepimento automatico delle norme europee e sui margini di intervento legislativo, avvertendo che “su questo nodo non possiamo permetterci ambiguità”.

Luca Lazzari (PSD) richiama il valore metodologico emerso dalle audizioni, invitando a superare il dualismo tra tradizione e innovazione e sostenendo la necessità di lavorare anche in gruppi ristretti per arrivare a proposte concrete, soprattutto sul recepimento dell’acquis comunitario e sul rafforzamento del Consiglio.

Iro Belluzzi (Libera) introduce il tema della dignità e della capacità di interlocuzione di San Marino nel processo normativo europeo, sostenendo che il Paese non può limitarsi a recepire passivamente le decisioni altrui e ipotizzando strumenti di presenza e coordinamento, anche condivisi con altri Stati, per far sentire una “piccola voce” a Bruxelles.

Mirko Dolcini (D-ML), pur riconoscendo la legittimità del tema europeo, esprime una certa preoccupazione per lo slittamento dell’attenzione della Commissione, ricordando che essa era nata per rimettere al centro il Consiglio Grande e Generale e riequilibrare il rapporto con il Congresso di Stato. 

Il presidente Nicola Renzi (RF) richiama con decisione il mandato ricevuto, ricordando che esiste un documento votato che individua come priorità immediata l’analisi del ruolo del consigliere e del funzionamento del Consiglio Grande e Generale, prima di affrontare il Congresso di Stato e solo in un secondo momento la giustizia. Renzi riconosce la rilevanza del tema dell’acquis comunitario e delle modalità di recepimento delle norme europee, ma avverte che una “virata” rispetto all’ordine stabilito richiederebbe una scelta esplicita e condivisa, da comunicare al Consiglio e alle istituzioni competenti.

Guerrino Zanotti (Libera) prova a tenere insieme i due piani, sostenendo che centralità del Parlamento e recepimento dell’acquis siano oggi inscindibili, soprattutto alla luce dell’uso della decretazione che tende a marginalizzare il Consiglio; per lui lavorare sulle regole dei decreti e sui momenti di confronto tra Governo e Parlamento significa già rafforzare il Consiglio in vista dell’Accordo.

Giuseppe Maria Morganti (Libera) condivide l’idea che i due ambiti siano intrecciati e richiama l’esigenza di intervenire su decreti, funzioni di indirizzo e controllo e sul regolamento consiliare, considerato uno snodo decisivo per recuperare autorevolezza e qualità del lavoro parlamentare. Morganti affronta anche il tema delle risorse e del ruolo del consigliere, dichiarandosi contrario a una eccessiva professionalizzazione della funzione e sostenendo che eventuali investimenti dovrebbero rafforzare soprattutto i gruppi consiliari e i servizi di supporto, piuttosto che concentrarsi sulle retribuzioni individuali, per evitare che il mandato diventi un obiettivo prevalentemente economico. Infine pone l’accento sul regolamento consiliare, definendolo uno snodo imprescindibile: ricorda che l’ultima revisione è stata frutto di compromessi che oggi mostrano limiti evidenti e afferma che una riforma più coraggiosa è necessaria non solo per rendere più efficiente il lavoro dell’Aula, ma anche per migliorare la qualità del dibattito. 

Nel tirare le somme del confronto, Nicola Renzi, presidente della Commissione, propone una soluzione di equilibrio che tiene insieme le diverse sensibilità emerse e prova a sciogliere il nodo delle priorità senza strappi. Renzi chiarisce che il lavoro della Commissione può essere articolato su due binari distinti ma comunicanti: da un lato si prosegue senza deviazioni lungo la tabella di marcia già approvata, iniziando dalla prossima seduta l’analisi del ruolo del consigliere e, più in generale, del Consiglio Grande e Generale, facendo tesoro degli spunti emersi dalle audizioni; dall’altro lato si riconosce che, nello sviluppare questo lavoro, la questione del recepimento dell’acquis comunitario potrà inevitabilmente emergere, come già accaduto nel dibattito, e dovrà essere gestita in modo ordinato. La preoccupazione principale del presidente è evitare duplicazioni, sovrapposizioni e perdite di tempo rispetto ad attività che sono già in corso in altre sedi istituzionali, come il Congresso di Stato o altre Commissioni. Per questo propone di predisporre fin da subito una comunicazione formale al Congresso di Stato per informare che la Commissione prosegue secondo il cronoprogramma stabilito, ma senza ignorare il tema europeo: ogni volta che, affrontando decreti, deleghe o altri nodi istituzionali, emergeranno profili legati all’Unione Europea, i soggetti che stanno già lavorando su questi dossier saranno coinvolti per fornire gli input necessari. 

Di seguito una sintesi dei lavori 

20260203 – Commissione Consiliare Riforme istituzionali – Report martedi 3 febbraio 2026 mattina