San Marino. Commissione Esteri – Mercoledì 11 febbraio 2026 mattina. Report by Askanews

Seduta congiunta della Commissione Consiliare Permanente Affari Esteri, Emigrazione ed Immigrazione, Sicurezza e Ordine Pubblico, Informazione 

Mercoledì 11 febbraio 2026, mattina 

Il dibattito prende avvio dall’intervento del Segretario di Stato per gli Affari Esteri Luca Beccari, che aggiorna la Commissione sull’intensa attività istituzionale delle ultime settimane. Il focus del Segretario è sui recenti sviluppi legati all’inchiesta sulla mancata scalata a Bsm e il cosiddetto “piano parallelo”. Il cuore del suo intervento si concentra sull’Accordo di associazione con l’Unione Europea; Beccari definisce la giornata odierna “significativa” per la votazione al Parlamento europeo dell’Interim Report, passaggio chiave verso firma ed entrata in vigore, sottolineando come il lavoro in sede EFTA sia ormai in fase conclusiva. In questo quadro positivo, Beccari introduce con preoccupazione il “nuovo elemento” emerso dalle indagini sulla cessione di Banca di San Marino, che non riguarda solo profili finanziari ma il tentativo di condizionare le istituzioni sammarinesi, il percorso europeo e persino l’attività giudiziaria, collegando questi fatti alla campagna mediatica internazionale culminata in una conferenza stampa a Bruxelles volta a descrivere San Marino come un Paese inaffidabile e incompatibile con la dimensione europea. Una narrazione che il Segretario respinge con forza. Beccari riferisce anche delle interlocuzioni avute con le autorità bulgare, distinguendo nettamente tra investitori privati e istituzioni statali, e ribadendo in modo fermo ma diplomatico che il Governo non può e non vuole interferire con l’attività giudiziaria, chiarendo che l’Accordo di associazione non può diventare oggetto di pressioni o ricatti. “A questo ricatto non cediamo in nessun modo” è la posizione del Segretario. Beccari invita quindi a mantenere lucidità e sangue freddo, spiegando che il Governo segue costantemente la situazione e ha già avviato iniziative concrete, tra cui la decisione di costituirsi parte civile. In chiusura richiama il senso di responsabilità collettiva, auspicando che il Consiglio Grande e Generale sappia “fare squadra”, perché le vere vittime di questa vicenda non sono singoli soggetti ma le istituzioni sammarinesi nel loro insieme. 

Maria Luisa Berti (AR) si riallaccia al comunicato del dirigente del Tribunale Giovanni Canzio, dal quale emerge l’esistenza di un piano parallelo finalizzato a condizionare l’iter dell’Accordo di associazione con l’Unione Europea e a esercitare pressioni indebite anche verso autorità estere. Ancora più allarmante, secondo la consigliera, è il riferimento al possibile coinvolgimento o supporto di esponenti politici in un’azione di delegittimazione delle istituzioni sammarinesi e del Paese. Berti sottolinea quindi come sia fondamentale sostenere senza ambiguità il lavoro della magistratura. In questo quadro condivide l’appello del Segretario di Stato a una risposta corale. Berti dà quindi lettura di un ordine del giorno della maggioranza per impegnare il Congresso di Stato ad attivare con urgenza iniziative diplomatiche presso l’Unione Europea e gli Stati partner, a presidiare politicamente il percorso di associazione e a riferire in tempi rapidi alla Commissione Affari Esteri sulle interlocuzioni e sulle azioni intraprese. Inoltre, l’Odg propone “l’iscrizione di un comma specifico all’ordine del giorno della prossima sessione del Consiglio Grande e Generale, affinché il Governo riferisca in modo chiaro e documentato sulle iniziative intraprese”. 

Nicola Renzi (RF) richiama schemi già visti in passato, con banche in crisi, investitori esteri, controlli lunghi e interventi giudiziari, osservando che questa volta il quadro viene descritto come ancora più serio. Da qui la sua posizione netta: il Tribunale deve essere lasciato lavorare “in piena e totale libertà, senza interferenze”. Rivendica con forza il diritto al dissenso politico, affermando che criticare tempi, modalità o scelte non significa “minare lo Stato”, e mette in guardia dal clima del “tintinnio di manette” verso chi esprime opinioni diverse. Critica il metodo seguito, lamentando la mancanza di coinvolgimento delle opposizioni e di informazioni condivise, giudicando inaccettabile chiedere di “fare squadra” senza sapere cosa stia realmente accadendo, e segnala il rischio che l’ordine del giorno proposto si traduca di fatto in un commissariamento politico del Segretario di Stato, Luca Beccari.

Matteo Zeppa (Rete) definisce apertamente la vicenda un “caso di Stato” e afferma che ciò che emerge è “estremamente grave” e in alcuni aspetti “fa paura”. Per Zeppa, fare squadra significa mettere “le carte sul tavolo”, perché “i cittadini hanno il sacrosanto diritto di sapere”. Solleva ulteriori interrogativi su presunti finanziatori che pretenderebbero di dettare regole e su episodi poco chiariti, come una recente rapina in banca a Faetano, chiedendosi se tutto faccia parte dello stesso quadro. Ribadisce di voler sapere se esistano complicità interne a un’azione sovversiva, perché se l’attacco esterno non sorprende, “mi stupirebbe molto di più se vi fossero complicità interne”.

Fabio Righi (D-ML) rivendica la richiesta, avanzata da Domani Motus Liberi, di un Consiglio straordinario in seduta segreta, perché su temi di questa portata le istituzioni devono poter parlare “in un contesto protetto. Ritiene che non si possa dividere l’Aula “tra chi difende e chi non difende il Paese in base alla firma di un ordine del giorno”. Sottolinea che il suo gruppo, ad oggi, “non può esprimere una disponibilità a ‘collaborare’” semplicemente perché le informazioni a disposizione sono solo quelle di stampa, mentre da mesi viene ripetuto che il fascicolo è secretato e “non si può sapere nulla”. Righi denuncia l’esclusione sistematica dell’opposizione dai tavoli di confronto e conclude ribadendo che una seduta segreta sarebbe il luogo naturale per degli approfondimenti.

Gerardo Giovagnoli (PSD) parte dall’idea che San Marino non abbia ancora completato la costruzione di adeguati “anticorpi” contro le minacce esterne, pur riconoscendo che “il Paese è cambiato”. Confronta l’attuale vicenda con il caso Banca CIS, che definisce “molto peggiore”, perché allora c’era una penetrazione conclamata negli organismi dello Stato e “i soldi erano già spariti”, mentre oggi “i soldi sono sequestrati” e tutto nasce dal fatto che quei soggetti li vogliono indietro. Sottolinea che il Tribunale sembra aver “possibilmente sventato un piano criminale di più grandi dimensioni”, ma questo cambiamento non è sufficiente perché alcune istituzioni di controllo preventivo forse non hanno segnalato per tempo certe dinamiche.

Antonella Mularoni (RF) critica il metodo dei lavori, giudicato poco rispettoso del dialogo istituzionale, e chiarisce che l’unità invocata dalla maggioranza non può essere solo formale. Sottolinea che senza un vero coinvolgimento dell’opposizione “l’unità reale” non è possibile e chiede chiarezza politica sul futuro del sistema bancario e finanziario, a partire dal rapporto con l’Italia, indicato come passaggio obbligato anche dall’Unione Europea.

Manuel Ciavatta (PDCS) difende l’ordine del giorno della maggioranza come tentativo di apertura e non come “commissariamento” del Segretario di Stato, spiegando che l’obiettivo è condividere informazioni e riferire periodicamente sull’evoluzione della situazione. “Di fronte a ciò – afferma – è giusto che il Governo si muova, perché è in gioco l’immagine del Paese, la nostra libertà e potrebbe esserne compromesso anche il percorso dell’accordo di associazione”. Pur riconoscendo il necessario riserbo, afferma che un dibattito pubblico unitario è indispensabile per far capire ai cittadini che esiste un disegno contro la Repubblica e che questo non viene accettato, ribadendo la fiducia nel Tribunale come istituzione credibile e riconosciuta a livello internazionale.

Dalibor Riccardi (Libera) invita a un approccio prudente in una vicenda “delicata e complessa”, ribadendo la piena fiducia nelle istituzioni e nel Tribunale. Valuta positivamente l’ordine del giorno come strumento per dare un messaggio di chiarezza e sicurezza, soprattutto verso l’esterno, sottolineando che rispetto al passato la reazione dello Stato è stata più preventiva. Avverte che dichiarazioni personali non suffragate da prove, soprattutto in Aula e con microfoni aperti, rischiano di creare confusione interna e di offrire sponde a chi vuole destabilizzare. 

Viene messo in votazione l’Ordine del giorno proposto dalla maggioranza: Rete, D-ML, RF annunciano astensione. L’Odg è quindi approvato con 10 voti favorevoli e 4 astenuti. 

I lavori proseguono con l’esame dei successivi punti all’ordine del giorno: riferimento sull’aspettativa straordinaria per incarico presso una organizzazione internazionale; riferimento sull’istituzione di uffici consolari e nomina di agenti consolari; riferimento sulla nomina di Capi di Missione Diplomatica “non residenti” presso Stati o Organizzazioni Internazionali; riferimento sulla nomina di agenti diplomatici e consolari; riferimento sulla nomina di inviati straordinari: esame del Protocollo di emendamento all’Accordo tra la Repubblica di San Marino e la Georgia per evitare le doppie imposizioni e prevenire l’evasione fiscale in materia di imposte sul reddito e sul patrimonio, firmato a New York il 28 settembre 2012; esame dell’Accordo di collaborazione tra la Repubblica di San Marino e la Regione Emilia-Romagna della Repubblica Italiana. 

Nel finale dei lavori, il Segretario di Stato Luca Beccari per un annuncio. “È appena stata approvata la risoluzione del Parlamento europeo sull’accordo di associazione di San Marino e Andorra, con 552 voti favorevoli, 24 contrari e 75 astenuti. Direi quindi che il Parlamento europeo ha dato una risposta politica molto forte e credo che, rispetto alle tante questioni anche antipatiche che abbiamo discusso questa mattina, possiamo almeno concludere questa Commissione con una buona notizia. L’iter ovviamente non è ancora concluso, ma il dato politico è estremamente significativo: 552 voti favorevoli su 650, con tutti gli emendamenti presentati che sono stati respinti. È dunque passata la versione del testo licenziata dalla Commissione Affari Esteri del Parlamento europeo. Questo rappresenta un doppio dato politico di grande rilievo”. 

20260211 – Commissione Esteri – mercoledi 11 febbraio 2026 mattina