San Marino. “Condannato all’analfabetismo”. La dura denuncia di un Papà

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“Durante i numerosi colloqui con la scuola elementare ci è sempre stato detto che nostro figlio sarebbe rimasto analfabeta perché non aveva le capacità per imparare. Avevamo chiesto di cambiare scuola, ci hanno persuaso che non sarebbe servito a nulla.

Di continuo ci dicevano di lasciar perdere e di farci una ragione del suo stato, invece alle medie, a Rimini, ha imparato a leggere e scrivere ed ha affrontato con profitto le prove Invalsi”

Se non racconti, il cambiamento non può avvenire. Per questa ragione abbiamo scelto di raccontare ai lettori la storia di un ragazzino sammarinese che la vita ha messo a dura prova. Affetto da lievi disabilità intellettive, i genitori del ragazzo ritengono di essersi trovati con il ‘sistema’ contro e per questa ragione si sono di recente rivolti al Comitato Civico R&D che è sceso immediatamente in campo per essergli al fianco.

Ciò a dispetto della solerte risposta di Iss che in un comunicato ha addirittura paventato le vie legali. Il percorso di questo adolescente, già punteggiato di ostacoli, rischia di diventare così sempre più difficile.

Certo è che nella società in cui viviamo (non solo a San Marino) non è più possibile negare la difficoltà di far valere i propri diritti (“il che è stato anche di recente denunciato dal consigliere che faceva parte dell’ormai ex maggioranza, Tomassoni)”. Una fatica ben descritta dalla giornalista Valeria Parrella nel suo ‘Tempo di imparare’ “Fatica di esser nata in un sistema in cui il diritto è un’occasione che devi prendere dalla giostra, quando passa sotto l’anello, se sei capace. Fatto sta che ho imparato a chiedere, sono diventata questuante e mi giustifico di continuo perché sono nata così”.

E ben conosciuta dal papà del ragazzo sammarinese che ha voluto raccontarci il suo punto di vista.

Suo figlio è arrivato alle superiori. Quali difficoltà sta incontrando?
“Le difficoltà sono innumerevoli e non sono iniziate oggi. Vorrei provare a raccontare la sua vita dall’inizio, una vita non facile perché un parto difficile lo ha condannato ad una lieve disabilità intellettiva. La scuola elementare è stato uno scoglio immenso da affrontare. A mio figlio è stato affiancato il sostegno ma i risultati non sono mai arrivati. Noi genitori ci siamo resi conto subito che qualcosa non andava perché non imparava nulla. C’è stato solo un momento in cui un’insegnante è riuscita a farlo leggere e scrivere ma poi improvvisamente abbiamo avuto l’impressione si sia voluto lasciar perdere o gettare la spugna. Durante i numerosi colloqui con la scuola ci è stato ripetuto più volte che il ragazzo sarebbe rimasto per sempre analfabeta perché non aveva le capacità per imparare. Avevamo chiesto di cambiare scuola, ci hanno persuaso che non sarebbe servito a nulla. Di continuo ci dicevano di lasciar perdere e di farci una ragione dello stato di nostro figlio”.

Dunque vostro figlio è analfabeta?
“Non lo è. Alle medie ci siamo rifiutati di iscriverlo a San Marino e lo abbiamo portato a Rimini. Lì, con l’aiuto paziente del sostegno, ha imparato a leggere e scrivere e ha sostenuto con profitto anche le prove Invalsi”.

A quel punto perché la decisione di ritornare a San Marino?“E’ stato lui a voler tornare perché andare a Rimini sarebbe stato un grosso sacrificio, si sarebbe dovuto alzare prestissimo e comunque desiderava avere amici a San Marino, dove vive. Qui confidavamo di trovare una guida invece abbiamo avuto la netta impressione di trovarci con tutti contro. Non solo nostro figlio non è stato aiutato ma ci sono stati tanti episodi che sommati assieme ci hanno convinto che non sia benvoluto. Per esempio nonostante le nostre richieste e gli incontri che effettivamente ci sono stati, ci è sempre stato negato qualcosa. In più anziché avere un punto di riferimento che ci guidasse, qualcuno che come in passato ci prendesse per mano, ci siamo sentiti completamente soli e da soli abbiamo dovuto capire le esigenze scolastiche del nostro ragazzo per poi provare a elemosinare qualcosa”.

Quale rendimento sta avendo ora?
“All’inizio era stato bullizzato, poi lasciato in una specie di isolamento. Il diritto all’istruzione è a mio avviso stato negato visto che frequentando le superiori a San Marino è di nuovo regredito. Ora stiamo lottando per fargli avere le 22 ore di sostegno che aveva a Rimini mentre gliene vengono riconosciute solo 10. Addirittura gli è stato tolto italiano. Lo scorso anno si era trovato molto bene in uno stage che siamo venuti a sapere avrebbe potuto continuare anche durante il periodo estivo. Peccato esserlo venuti a sapere soltanto adesso”.

E’ fiducioso che questa sua battaglia possa portare ad un reale cambiamento?
“Lo spero molto. Anche ieri si è verificato un episodio spiacevole. Abbiamo portato il ragazzo a scuola e lo abbiamo lasciato in lacrime perché gli avevano detto che i suoi compagni sarebbero usciti per una gita in Città e che lui non sarebbe potuto andare. Ho dovuto chiamare la scuola e dire che se mio figlio non fosse stato fatto salire sul pullman mi sarei immediatamente rivolto alla Gendarmeria. Sono passati dieci minuti e dalla scuola si sono risolti a far salire anche mio figlio. E’ fortuna che la mia famiglia abbia trovato in R&D un amico ed un sostegno fino a determinare una rinnovata presa di coscienza da parte di chi di dovere che ha dovuto rendersi conto di ingiustificati ritardi nella formulazione del PEI”.

RepubblicaSM

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