San Marino. Consiglio Grande e Generale – Giovedì 19 marzo 2026, mattina. Report by AskaNews

Il Consiglio Grande e Generale, nella seduta mattutina di giovedì 19 marzo 2026, ha all’ordine del giorno il comma 21: progetto di legge di iniziativa popolare “Disposizioni anticipate di trattamento sanitario e processo decisionale nella cura delle malattie invalidanti e della persona malata in fine di vita”; e progetto di legge “Testamento biologico e dignità del fine vita” presentato da Rete. 

Il dibattito prende avvio in aula con la presentazione di due progetti di legge sul fine vita che, pur nascendo da percorsi diversi, si muovono chiaramente nella stessa direzione: colmare un vuoto normativo e riconoscere il diritto della persona a decidere in modo consapevole sulle cure nella fase più delicata dell’esistenza. Patricia Busignani, promotrice dell’iniziativa popolare sostenuta dall’Associazione Emma Rossi, imposta il ragionamento su un piano culturale prima ancora che giuridico e insiste sul fatto che il tema è ormai maturo nella società sammarinese, richiamando anche i precedenti ordini del giorno del Consiglio che già impegnavano a intervenire sul fine vita. Nel suo intervento chiarisce che il cuore della proposta è il principio di autodeterminazione, spiegando in sostanza che il diritto alla salute non può esistere senza la libertà di scegliere, fino ad arrivare anche al rifiuto delle cure: per Busignani “ognuno è sovrano sulla propria mente e sul proprio corpo”, e questa sovranità deve valere anche quando la malattia è grave o terminale. Nel suo intervento emerge anche una forte attenzione alla dimensione umana della cura: le cure palliative vengono definite un diritto pieno e non residuale, e si insiste sull’idea che, anche quando non si può guarire, si deve continuare a prendersi cura della persona, accompagnandola con dignità fino alla fine. 

Sulla stessa linea si colloca Emanuele Santi (Rete), che presenta il secondo progetto di legge e parla apertamente di “vuoto normativo” da colmare, mettendo al centro la necessità di dare un quadro chiaro e coerente a medici e cittadini. Anche qui il punto di partenza è l’autodeterminazione: Santi insiste sul fatto che le tecnologie mediche oggi permettono di prolungare la vita oltre i limiti naturali e proprio per questo diventa urgente stabilire chi decide e come. Santi chiarisce anche un punto centrale: “i due progetti di legge non trattano assolutamente l’aspetto dell’eutanasia o del suicidio assistito”, precisando che il focus è esclusivamente sulla libertà di scelta delle cure. Allo stesso tempo sottolinea la forte convergenza tra i due testi, definendoli “simili, differenti in alcuni aspetti ma sovrapponibili in tanti”, e apre esplicitamente alla costruzione di un testo unico. 

Il Segretario di Stato Marco Gatti rivendica il lavoro già svolto dal sistema sanitario sulle cure palliative, cita l’istituzione dell’Unità di medicina del dolore e sottolinea che San Marino ha ottenuto risultati importanti anche a livello europeo. Il suo messaggio politico è che il confronto sui progetti di legge deve procedere in tempi rapidi, dentro una cornice che tenga insieme dignità della persona, assistenza sanitaria e rafforzamento delle strutture, a partire dall’hospice già in progettazione.

Giuseppe Maria Morganti (Libera) parla di un vero “atto di civiltà” e vede nel testamento biologico uno strumento capace di riportare anche la morte dentro il perimetro dell’esperienza umana, senza rimozioni o paure.

Maria Donatella Merlini (PSD) insiste sul fatto che il fine vita non è una questione ideologica ma un tema che riguarda la dignità, la libertà individuale e il modo in cui una comunità accompagna i suoi cittadini nei momenti più fragili.

Enrico Carattoni (RF) sottolinea che il fatto stesso di avere due progetti di legge sul tavolo dimostra quanto il tema sia sentito e non più rinviabile. Si dice apertamente favorevole alla possibilità per ogni persona di autodeterminarsi fino agli ultimi istanti di vita e insiste soprattutto sulla necessità di non scaricare sui familiari il peso di decisioni così drammatiche.

Carlotta Andruccioli (D-ML) parte da una riflessione concreta: come esiste un’assistenza alla nascita, deve esistere anche un accompagnamento dignitoso alla morte. Difende la necessità di una normativa che sostenga non solo i pazienti ma anche le famiglie, e riconosce il valore delle cure palliative e delle DAT. 

Denise Bronzetti (AR) mette l’accento sulla difficoltà ma anche sul dovere politico di affrontare temi etici di questa portata. Dice con chiarezza che bisogna rifuggire l’accanimento terapeutico e che è importante normare l’autodeterminazione quando la malattia è irreversibile e “non c’è più nulla da fare”. Individua però uno dei nodi più delicati nei casi in cui manca un testamento biologico e la persona si trovi improvvisamente in una condizione irreversibile: lì, osserva, si apre il problema più complesso, quello del ruolo dei familiari e delle decisioni da assumere in loro assenza.

Giovanni Zonzini (Rete) legge il tema come una modernizzazione non più rinviabile e invita l’aula ad affrontarlo in modo laico, “senza paraocchi ideologici”. Sottolinea con forza che il progetto di legge non riguarda l’eutanasia, ma la possibilità per la persona di decidere quali cure ricevere o non ricevere e di evitare l’accanimento terapeutico.

Sandra Stacchini (PDCS), pur riconoscendo il valore del consenso informato, delle cure palliative e del rifiuto dell’accanimento terapeutico, avverte che alcuni passaggi dei progetti di legge vanno “corretti radicalmente”. Il suo timore è che la sospensione di nutrizione e idratazione artificiali possa aprire, nei fatti, a “forme di eutanasia omissiva o a forme di suicidio assistito”. Difende quindi una visione in cui il medico non può diventare un semplice esecutore della volontà del paziente e chiede garanzie più forti, limiti chiari e la tutela dell’obiezione di coscienza. 

Guerrino Zanotti (Libera) invita a non leggere il tema in chiave ideologica e dice che in aula si sta parlando di persone e famiglie reali, non di bandiere politiche. Sostiene che i due progetti, pur diversi, si completano: uno fissa i principi, l’altro li rende applicabili. Per Zanotti San Marino è in ritardo e deve colmare un vuoto normativo che oggi lascia cittadini e familiari nel silenzio, nell’incertezza e nella paura.

Ilaria Baciocchi (PSD) difende le DAT come strumento di responsabilità e chiarezza, sottolineando che si parla di “disposizioni” e non di semplici dichiarazioni. La sua posizione è che il fine vita debba essere riconosciuto come materia di diritti e che anche nella fase più fragile la persona resti titolare delle proprie scelte.

Andrea Ugolini (PDCS) riconosce la complessità del tema e ricorda che dentro la DC il confronto è già avviato da tempo, anche con soggetti diversi. Evidenzia un punto delicato: il bilanciamento tra autodeterminazione del paziente e ruolo etico-professionale del medico. Insiste sulla necessità di approfondire soprattutto il tema dell’obiezione di coscienza e dei sostegni vitali, ribadendo che il rifiuto dell’accanimento terapeutico non deve trasformarsi in abbandono terapeutico. 

Paolo Crescentini (PSD) legge questi progetti come una svolta importante per San Marino verso una sanità più moderna e più umana. Sottolinea che il principio centrale è quello dell’autodeterminazione del paziente e insiste anche sulla necessità di tutelare il medico con un quadro giuridico chiaro.

Mirko Dolcini (D-ML) sostiene che sia giusto disciplinare il fine vita con una legge che riconosca il diritto della persona a scegliere anche rifiutando i trattamenti sanitari, ma mette l’accento sul perimetro entro cui muoversi. Dice che non si sta “esaltando la morte”, bensì la vita vissuta con dignità e senza sofferenze insopportabili.

Antonella Mularoni (RF) conferma la disponibilità del suo gruppo a lavorare per una disciplina condivisa, ma chiede subito chiarezza sul testo base da assumere in Commissione, perché considera questo un passaggio preliminare indispensabile. Nel merito richiama alcune preoccupazioni precise: la disciplina delle decisioni per minori e incapaci, la necessità che nessuno si senta abbandonato o spinto a scegliere per mancanza di sostegno, il rafforzamento delle cure palliative e soprattutto la tutela dell’obiezione di coscienza del personale sanitario.

Gaetano Troina (D-ML) auspica che anche su questo tema si riesca a trovare una sintesi, evitando le contrapposizioni viste in passato su altri temi etici.

Dalibor Riccardi (Libera) conferma il suo orientamento favorevole e definisce il testamento biologico uno strumento importante per garantire che la volontà della persona venga rispettata anche nei momenti di massima fragilità.

Per Matteo Zeppa (Rete) il nodo centrale è il “diritto di scelta” della persona, cioè la possibilità di autodeterminarsi in modo consapevole con regole certe e non affidate al caso o all’emergenza del momento.

Maria Luisa Berti (AR) ritiene giusto che il Consiglio esamini i testi e lavori a una sintesi unitaria, ma chiede che prima si chiarisca il testo base e che vi sia un confronto serio con il Comitato etico. Le sue maggiori perplessità riguardano il rischio che, includendo tra i trattamenti anche alimentazione e idratazione, possa entrare in modo indiretto una forma di suicidio assistito; inoltre considera fondamentale l’obiezione di coscienza e non condivide l’idea che la DAT debba essere sempre e comunque vincolante. 

Alle 13.00 i lavori vengono sospesi. Riprenderanno alle 21.00. 

Di seguito un estratto dei lavori:

20260319 – Consiglio Grande e Generale – Report giovedi 19 marzo 2026, mattina