I lavori del Consiglio Grande e Generale iniziano con un confronto, fuori microfoni, tra maggioranza e opposizione per trovare un accordo sull’ordine del giorno presentato, in seduta notturna, dalle forze di minoranza. Accordo che non si trova. Viene così votato l’odg presentato da Rete, Repubblica Futura e Domani Motus Liberi che chiede l’istituzione di una Commissione d’inchiesta entro fine febbraio. L’odg viene respinto con 20 contrari, 11 favorevoli, 8 astenuti, 1 non votante.
Nelle ultime dichiarazioni di voto, Massimo Andrea Ugolini (Pdcs) ha parlato di “assoluta necessità di una unità nazionale rispetto a fatti di una gravità estrema”, ribadendo “totale vicinanza allo Stato e a tutti i suoi poteri” e il rispetto dell’autonomia della magistratura. “Se in futuro emergeranno elementi tali da giustificare l’attivazione di commissioni d’inchiesta – ha detto, anticipando il voto negativo – la politica valuterà tale opportunità a tempo debito, ma come ha già riferito il segretario Gatti, in questo momento non risultano politici sammarinesi coinvolti in questa indagine”.
Di segno opposto Enrico Carattoni (Rf), che ha denunciato “due pesi e due misure” rispetto al passato e una gestione “governata da una profonda e grande ipocrisia”. “Nel gennaio del 2019 – ha detto – proprio a fronte di un’indagine pendente che aveva già portato a misure cautelari e arresti, nel luglio dello stesso anno venne votato un ordine del giorno e poi una legge per istituire una commissione d’inchiesta che lavorasse parallelamente alla magistratura”. L’esponente di minoranza ha anche contestato il “deficit di informazioni” del Governo verso il Consiglio Grande e Generale.
Si è quindi riaperto il comma Comunicazioni, non terminato lunedì, in cui Michela Pelliccioni (Indipendente) ha fatto riferimento alla lettera inviata ai gruppi consiliari dal dirigente dello Stato Civile, che sollecita un intervento normativo sull’affiliazione nelle coppie omogenitoriali: “Nonostante le dimensioni ridotte del nostro Paese – ha spiegato – abbiamo già sei casi aperti, ognuno con complessità diverse, e in tre situazioni non è possibile trovare soluzione senza un intervento normativo”. Pelliccioni ha posto al centro il “preminente interesse del minore”, principio cardine del diritto internazionale e costituzionale, sottolineando che “il bambino ha il diritto fondamentale di mantenere una relazione con i genitori indipendentemente dal loro sesso”. Senza un intervento legislativo, ha avvertito, si rischiano conseguenze molto concrete: “Se venisse a mancare il genitore biologico, questi minori risulterebbero in stato di adottabilità, a prescindere dai legami affettivi esistenti”.
Approvata quindi, con 31 voti favorevoli e 1 non votante, la ratifica dell’accordo sullo stabilimento delle relazioni diplomatiche tra la Repubblica di San Marino e lo Stato di Palestina. Il Segretario di Stato Luca Beccari ha parlato di “passaggio storico”, frutto di una sintesi corale, auspicando “pari dignità” e una prospettiva di pace duratura.
Il cuore politico della seduta è stato però il comma 12, seconda lettura del progetto di legge “Norme relative alla cittadinanza per naturalizzazione”. La relatrice unica Ilaria Bacciocchi (Psd) ha definito la cittadinanza “elemento fondante del rapporto profondo tra individuo e Stato”, spiegando che il superamento della rinuncia non è “una rinuncia ai nostri valori identitari, ma un adeguamento realistico”. Restano requisiti stringenti: residenza effettiva, conoscenza della lingua, della storia e delle istituzioni.
Il Segretario di Stato Andrea Belluzzi ha parlato di “tappa di un percorso più lungo” verso un Testo Unico, sottolineando che l’appartenenza deve essere “un aspetto culturale, sociale e un senso vero di appartenenza”. Matteo Ciacci ha rivendicato l’eliminazione della rinuncia come “scelta realistica che non era più rinviabile”.
Ampio il fronte favorevole. Tomaso Rossini (Psd) ha ricordato le battaglie contro le discriminazioni del passato: “Si può essere legati alle proprie radici e sentirsi parte integrante dello Stato che ci ospita”. Emanuele Santi (Rete) ha parlato di “atto di civiltà atteso da anni”, denunciando l’“ipocrisia” di chi possiede già più passaporti. Mirko Dolcini (D-ML) ha affermato che “la fedeltà non è determinata dal numero di passaporti”, mentre Iro Belluzzi (Libera) ha invitato a “superare l’ipocrisia dilagante”.
Non sono mancate le critiche. Maria Luisa Berti (Ar) ha sostenuto che la naturalizzazione nasceva come “patto di fedeltà esclusiva” e ha denunciato “un errore metodologico grave”. Gian Nicola Berti (Ar) ha parlato di “puro clientelismo politico” e di perdita del principio di unicità. Matteo Casali (Rf) ha avvertito del “pericolo per la futura sovranità e indipendenza” di un microstato enclave. Nicola Renzi (Rf) ha messo in dubbio il metodo, ipotizzando un referendum e denunciando come “illegale” la delibera del Congresso che avrebbe sospeso l’applicazione della normativa vigente.
Gerardo Giovagnoli (Psd) ha ridimensionato la portata rivoluzionaria del provvedimento: “Non sposterà molto dal punto di vista numerico, ma elimina una disparità”. Maria Donatella Merlini (Psd) ha chiarito che non si tratta di “una concessione automatica”, mentre Marinella Chiaruzzi (Pdcs) ha parlato di “passaggio storico”, ribadendo la centralità del giuramento.
Gian Matteo Zeppa (Rete) ha criticato visioni “vetuste” fondate su una presunta “razza unica” e ha sostenuto che l’attaccamento alla Repubblica “si misura sul campo, non sul numero di passaporti”, esprimendo pieno sostegno alla riforma. Denise Bronzetti (Alleanza Riformista) ha ribadito che sarebbe stato preferibile un intervento organico sull’intera normativa, non limitato alla rinuncia. Pur non negando il diritto, ha chiesto “maggiore studio e confronto complessivo”, includendo residenze e permessi di soggiorno.
Fabio Righi ha riconosciuto che la doppia cittadinanza è oggi “ineludibile”, ma ha richiamato la prudenza storica legata alla tutela di un microstato. Pur orientato a sostenere la legge, ha criticato il metodo e chiesto “pesi e contrappesi” su tempi di concessione e residenze, evitando interventi disorganici.
Ecco il dettaglio degli interventi:
20260217 – Consiglio Grande e Generale – Report martedi? 17 febbraio pomeriggio











