San Marino, Consiglio Grande e Generale: lo Stato chiede all’Italia 880 milioni di danni per il “Caso Varano”

Ieri il Consiglio Grande e Generale ha votato all’unanimità un ordine del giorno per impegnare il Congresso di Stato a intraprendere ogni azione utile al risarcimento dei danni derivanti dall’inchiesta “Varano”. La decisione, che ha visto convergere tutti i 42 consiglieri presenti, punta a recuperare una cifra enorme: solo per la Cassa di Risparmio il danno patrimoniale diretto è stato stimato in circa 880 milioni di euro.

In una nota diffusa a margine dei lavori consiliari, è emerso come la vicenda rappresenti ancora una “ferita sanguinante” per il Paese. L’indagine, partita nel 2008 e chiusa definitivamente dal GIP di Forlì nel 2025 perché “il fatto non costituisce reato”, ha segnato un’epoca di arresti e sequestri che hanno messo in ginocchio il sistema finanziario sammarinese.

“Questa indagine è stata il vero e più grande colpo che sia stato sferrato alla Repubblica di San Marino”, ha dichiarato Enrico Carattoni (Rf), ricordando il durissimo danno reputazionale e le immagini delle persone arrestate all’alba sotto le telecamere. Anche Gerardo Giovagnoli (Psd) ha sottolineato come la giustizia italiana abbia sancito l’infondatezza delle accuse, ma gli effetti distruttivi sul sistema si siano comunque prodotti.

Il Palazzo di Giustizia di Forlì

Il Segretario di Stato per le Finanze, Marco Gatti, ha ricostruito il calvario giudiziario durato quasi vent’anni, quantificando in 880 milioni il fabbisogno generato dalle ricapitalizzazioni rese necessarie dal default del gruppo Delta. “Il fatto che il procedimento sia stato archiviato genera rabbia e indignazione”, ha spiegato Gatti, confermando che è già stata avviata un’attività di sensibilizzazione verso il Governo italiano per ottenere giustizia.

L’ordine del giorno approvato ieri impegna il governo a riferire sui progressi delle azioni risarcitorie entro il prossimo maggio 2026. Oltre al recupero economico, l’aula ha chiesto con forza che venga restituita dignità a una piazza finanziaria che per anni è stata descritta come opaca a causa di un’inchiesta rivelatasi poi priva di fondamento.