San Marino. Cosa c’è dietro la (s)vendita degli Npl?

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La pagina della s(vendita) degli Npl Delta è ancora drammaticamente aperta visto che l’aver deciso di cedere oltre due miliardi di euro (di cui più di uno in pancia a Carisp) a fronte di un valore di realizzo di appena il 7,5% (gli atti documentano che la percentuale considerati i crediti sanitari si abbassa di tanto) peserà sul futuro dei sammarinesi per i prossimi decenni che si troveranno a pagare un debito ora fuori controllo. E dire che di moniti prima di quella svendita ne erano giunti parecchi tanto che un’ordinanza del Tribunale – che si è poi deciso di ignorare – aveva fatto emergere come vari elementi contribuissero a generare il fondato sospetto di interessi eterodiretti sulla gestione degli Npl. Il ‘caso’ è di nuovo tornato sotto i fari della politica in apertura della sessione consiliare quando mercoledì durante il comma comunicazioni il consigliere del Pdsc Giancarlo Venturini ha portato in evidenza alcuni documenti proprio sull’affaire Delta.
“Ci risulta – ha detto – da alcuni documenti che stanno girando in rete che il pacchetto degli Npl Delta sarebbe stato rivenduto al gruppo Citibank, non avendo alcuna informazione sulla veridicità di questa notizia chiedo che venga immediatamente fatta chiarezza. Forse siamo arrivati al punto finale dove tutti ci guadagnano: se Citibank acquista così velocemente, ciò dimostra quanto il pacchetto fosse appetibile. Per non parlare dei consulenti e avvocati vari. Forse gli unici che non ci guadagnano sono Cassa di Risparmio e i cittadini sammarinesi”. Il documento in questione proviene dal sito italiano legalcommuity.it e riporta “Simmons & Simmons ha prestato assistenza legale a Citigroup e Citibank, rispettivamente in qualità di Arranger e di sottoscrittore dei titoli senior, nell’ambito di un’operazione di cartolarizzazione multi originator realizzata dalla società veicolo Rubicon che ha acquistato tre portafogli di crediti principalmente non-performing per un valore nominale di oltre 2 miliardi di euro originati da Detto Factor, Carifin Italiae Plusvalore, tutte in liquidazione, società facenti parte del gruppo Delta, controllato dalla Cassa di Risparmio della Repubblica di San Marino e parti di un accordo di ristrutturazione ex articolo 182-bis della legge fallimentare. I portafogli riguardano principalmente prestiti personali, prestiti contro cessione del quinto/delegazione di pagamento, carte di credito, contratti di leasing e crediti sanitari. Rubicon SPV ha finanziato il prezzo di acquisto dei portafogli di crediti mediante l’emissione di titoli ABS senior e junior”. Il documento fa riferimento anche a Carnelutti Studio Legale Associato che “ha assistito River Holding (piattaforma di gestione del gruppo Delta) che ha agito quale loan manager dei crediti ceduti con un team guidato dal partner Matteo Bazzani”. Un nome quest’ultimo non sconosciuto a San Marino che, ma è certo un caso, figura anche all’interno dell’ordinanza del giudice Morsiani.
Un caso analogo – ma con importi molto inferiori – sta occupando in Italia le prime pagine dei giornali. E’ in particolare il Fatto quotidiano a riportare la notizia che “I commissari di Banca Etruria nominati da Bankitalia nel febbraio 2015 e rimasti in carica fino alla risoluzione del novembre successivo, sono indagati dalla procura di Arezzo per abuso d’ufficio. La vicenda è relativa alla vendita di un pacchetto di crediti deteriorati dell’istituto toscano, realizzata dai commissari il 16 novembre 2015, sei giorni prima della risoluzione del governo Renzi per Etruria e altre tre banche”. “Cuore dell’inchiesta la vendita di un pacchetto di crediti del valore nominale di 301,7 milioni di euro ceduto per 49,2 milioni a Credito fondiario-Fonspa, con una plusvalenza per l’istituto di circa un milione. La vendita per un corrispettivo – pari a poco più del 14% del valore nominale – era stata oggetto di un esposto da parte dell’Associazione vittime del salva banche e dell’associazione Amici di Banca Etruria. Nell’esposto si contestava una perdita di 70 milioni di euro. Soldi che ‘avrebbero permesso di rimborsare tutti gli obbligazionisti esclusi dal rimborso’ automatico disposto dal governo per i risparmiatori che rispettano alcuni parametri avevano sostenuto le due associazioni”.
Lo ha ben detto il capogruppo della Dc Alessandro Cardelli: “Forse la gente a San Marino non ha protestato perché non si è resa conto di quel che è accaduto”.

Repubblica Sm

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