San Marino. Criminal Minds. I retroscena delle perquisizioni al M.llo Gatti e al M.llo Bernacchia – parte quarta

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  • Continuiamo la trascrizione, peraltro già in parte pubblicata dal Corriere Romagna, della disposizione dell’8 Gennaio 2013 del Giudice della Appellazioni del Tribunale Sammarinese Prof.David Brunelli relativamente al reclamo promosso dal Procuratore del Fisco Dott.Cesarini sulle perquisizioni disposte dal Giudice Vannucci sui gendarmi Gatti e Bernacchia. Siamo arrivati alla quarta ed ultima parte forse la più interessante.

    (…)

    5.Emerge, tuttavia, negli atti un profilo assorbente rispetto a quelli sinora tratteggiati sulla base delle osservazioni contenute nel reclamo. Risulta, come detto, che il Commissario della legge, dopo aver ricevuto la prima richiesta di collaborazione (9 novembre 2012) avente ad oggetto soltanto l’interrogatorio dei due indagati, ha disposto l’apertura del procedimento penale interno a carico di costoro per gli stessi fatti che emergevano nella richiesta dell’Autorità italiana, sul presupposto che si trattasse di condotte commesse in parte anche in San Marino (atto datato 19 Novembre 2012). E’ ben diverso che in tale atto il Giudice ”comunica” di ”aver già ammesso la rogatoria in relazione a tutte le richieste avanzate dalla Procura di Rimini, in coordinamento con l’Autorità Giudiziaria italiana”, ma tale comunicazione – verosimilmente rivolta al Giudice inquirente assegnatario dell’aperto procedimento penale – non può riguardare le attività istruttorie disposte nei confronti di Gatti e Bernacchia, dato che i provvedimenti di exequatur (perquisizioni ndr) in proposito sono successivi, come visto (in data 20 novembre 2012), e dato che il 19 novembre non era ancora pervenuta la seconda richiesta, relativa alle misure coercitive. 

    Dunque, tale comunicazione non poteva che riferirsi ai provvedimenti di exequatur emessi nei confronti degli altri coindagati dall’Autorità italiana, non reclamati.

    Ebbene, quando a seguito di richiesta di collaborazione internazionale si apre un procedimento interno per gli stessi fatti, sorge immediatamente un’esigenza di coordinamento tra le due procedure concorrenti, soprattutto nel caso – come quello in esame – in cui il Giudice inquirente del procedimento interno non è quello competente per la rogatoria. 

    La legge non regola i rapporti tra le due procedure, se non per l’aspetto, del tutto marginale, della riservatezza (art.17 l. n.104/2009), nonchè statuendo che ”l’esecuzione della rogatoria viene sospesa dal Commissario della Legge con decreto motivato che possa pregiudicare indagini in procedimenti penali in corso nella Repubblica” (art.10, legge n.104/2009).

    Se ne ricava soltanto che nel caso in esame, in assenza della condizione espressamente prevista, l’esecuzione della rogatoria non poteva essere sospesa.

    Sulla base dei principi generali, dunque, occorre verificare come l’interesse alla cooperazione internazionale debba bilanciarsi rispetto all’interesse all’accertamento dei reati che si verificano all’interno del territorio sammarinese.

    In proposito, il primo effetto che si determina con l’apertura di un procedimento interno per lo stesso fatto per cui procede l’Autorità richiedente è che l’ordinamento sammarinese non può rimanere ancora indifferente rispetto alle strategie processuali da adottare, soprattutto nei casi, come quello in esame, in cui si tratta di compere atti a sorpresa (perquisizione e sequestro) o comunque di scoprire gli elementi di accusa alle persone indagate (interrogatorio); ciò significa che in tanto può essere salvaguardata l’autonoma valutazione compiuta dall’Autorità richiedente, in quanto la stessa non incida sulla valutazione dell’organo giudiziario interno. In altri termini, con l’apertura del procedimento interno per lo stesso fatto, viene meno il limite della insindacabilità delle scelte strategiche di indagine compiute dall’Autorità richiedente, e subentra, invece, la necessità di coniugare tale scelte con quelle – evidentemente prioritarie – adottate o adottante dal giudice interno.

    Per esempio, nel caso in esame, il Giudice inquirente avrebbe potuto decidere di soprassedere sia all’interrogatorio, sia alle perquisizioni e di acquisire preliminarmente più accurate e precise notizie da soggetti informati sui fatti; avrebbe potuto decidere di far svolgere indagini riservate sulle condotte dei due gendarmi, o finanche di disporre intercettazioni telefoniche, ambientali, servizi di ocp. Tale ipotetica strategia sarebbe stata vanificata qualora si fosse innanzitutto dato corso alla rogatoria. 

    L’effetto più rilevante, dunque, è che l’insorgenza del procedimento interno assegna al Giudice inquirente la posizione di arbitro della strategia delle indagini, dovendo egli evidentemente anche valutare se e come dar corso alla concorrente rogatoria, la cui compatibilità con le indagini stesse è chiamato a verificare. 

    Sul piano puramente procedimentale ciò comporta che la migliore soluzione dovrebbe prevedere la confluenza del fascicolo della rogatoria nel fascicolo interno e l’assegnazione di entrambe le procedure al medesimo organo inquirente; che, comunque, anche a voler continuare a tener separati i fascicoli e le competenze dei giudici, l’Autorità chiamata a valutare la richiesta di collaborazione non potrà sottrarsi all’obbligo di concessione, eventualmente a che attraverso l’emissione di un parere scritto.

    Tale soluzione comporta la possibilità di salvaguardare eventuali interessi superiori della Repubblica, emergenti in concreto dall’esito delle  esperite indagini. Nel caso in esame, ad esempio, qualora anche il Giudice Inquirente avesse ravvisato la necessità di operare la perquisizione dei locali della Gendarmeria e di procedere al sequestro dei computers, sarebbe stato lo stesso Giudice a disporre modalità concrete per garantire tutti gli interessi in gioco e successivamente a stabilite cosa mantenere sequestrato e cosa invece subito sciogliere dal vincolo e restituire alla disponibilità degli organi di polizia, valutando in concreto le esigenze di riservatezza in connessione con le esigenze delle indagini, con la possibilità di riversare agli inquirenti italiani i documenti o le informazioni di interesse, senza pregiudicare l’autonomia e l’indipendenza degli organi di polizia sammarinesi; ciò anche in linea con quanto dispone l’art.26 legge n.104/2009 in ordine alla consegna degli oggetti all’Autorità richiedente (”Il Commissario della Legge potrà posticipare la consegna di oggetti di cui è stata chiesta la trasmissione, se gli stessi sono necessari per un procedimento penale in corso nella Repubblica”)

    6. Nel fascicolo della rogatoria trasmesso per competenza a questo giudice dopo il reclamo del Procuratore del fisco, emerge che il Giudice Inquirente investito del procedimento interno non è stato messo in condizioni di interloquire circa l’an dell’exequatur e circa le modalità di effettuazione di perquisizioni e sequestri; che il medesimo non ha preso visione delle cose sequestrate, nè si è espresso sulla consegna delle stesse all’Autorità richiedente e sul mantenimento in tutto o in parte del vincolo. Risulta altresì che neppure ha partecipato agli interrogatori degli indagati, a cui tuttavia hanno partecipato personalmente inquirenti italiani.

    Attraverso tali modalità operative, l’apertura di un procedimento interno per lo stesso fatto nei confronti di Gatti e Bernacchia si è risolto in una mera formalità burocratica, essendo il Giudice inquirente stato privato di qualunque possibilità di esercitare la sua autonomia e indipendente funzione giurisdizionale, per la Repubblica di San Marino certamente prioritaria rispetto a quella dei corrispondenti organi italiani. 

    Ne consegue che il provvedimento impugnato va annullato in quanto emesso senza previa consultazione del Giudice Inquirente, competente, per lo stesso fatto per cui procede l’Autorità richiedente. Trattandosi di attività istruttoria irripetibile ed essendoci già prodotti gli effetti dell’atto sulla sfera degli interessi, l’interlocuzione del Giudice Inquirente deve ora avvenire sull’oggetto delle cose sottoposte a sequestro.

    Sarà tale Giudice a stabilire se e quali cose vadano restituite agli aventi diritto, se e quali cose vadano consegnate, eventualmente in copia conforme, all’Autorità italiana richiedente per il tramite del Giudice per le rogatorie, previa nuova emissione di provvedimento di sequestro con l’indicazione puntuale delle cose sottoposte a vincolo.

    P.Q.M.

    Visto l’art.311 della legge n. 104/2009

    DISPONE

    l’annullamento del provvedimento sottoposto a reclamo e la trasmissione degli atti del presente fascicolo per la rogatoria, nonché di tutte le cose sottoposte a sequestro in esecuzione del provvedimento annullato, al Giudice Inquirente assegnatario del procedimento penale n.843/2012, affinchè proceda agli adempimenti indicati in motivazione;

    MANDA

    alla cancelleria per l’esecuzione e per la notifica alle parti interessate.

    San Marino, 8 Gennaio 2013

    Il Giudice d’appello penale

    Prof. David Brunelli

    (San Marino 08.01.2013 ordinanza depositata in data odierna, Il Cancelliere)