San Marino. Cryptovalute, Sds Gatti: “Entro fine dell’anno la legge” (da La Serenissima)

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  • Proseguiamo nel nostro approfondimento sulle cryptovalute alla luce della volontà di San Marino di regolamentare il settore entro l’anno.
    Una vera e propria corsa ad ostacoli, visto che il governo è alle prese col bilancio.
    Anche se in realtà permettere agli operatori sammarinesi con le carte in regola di operare con regole certe, ha una fortissima assonanza con la possibilità per lo Stato di introitare parecchi euro.
    Sul punto il Segretario alle Finanze, Marco Gatti è possibilista: “Auspichiamo di farcela entro l’anno” dice a La Serenissima.
    Ma qual è la situazione al momento?
    L’assenza di una normativa specifica per Bitcoin e criptovalute crea parecchie incertezze e potenzialmente rischia di causare grossissimi danni agli investitori ed allo Stato.
    Come si dice, il recente crack di Ftx, docet.
    Quando la seconda piattaforma mondiale di scambio di monete digitali è fallita, si è creato il panico.
    Non è allora un caso se gli stessi operatori del settore, quali Binance che il più grande exchange di criptovalute del mondo, chiedano da tempo una regolamentazione, consapevoli del fatto che il crollo di un intermediario scateni il panico nei risparmiatori e dunque coinvolga tutti in una sorta di “effetto domino”.
    Una situazione che va a minare non solo il portafogli, ma anche e soprattutto la
    fiducia della gente nelle valute digitali. Le quali rappresentano per molti, ancori oggi, una sorta di oggetto misterioso.
    Sul punto il Segretario Gatti ha le idee chiarissime: “Il motivo per cui i tempi si stanno dilatando è dovuto soprattutto alla volontà di avere una legge di vocazione europea nel settore, in modo da non trovarsi in futuro impreparati. Non vogliamo che il settore resti non regolamentato: il confronto con gli uffici preposti è serrato ed il fine ultimo è quello di tutela del sistema, dunque dei risparmiatori”.
    Va da sé che la mancanza di regole possa favorire gli illeciti.
    Oggi in Italia per le società che operano come intermediari di valute digitali è obbligatoria soltanto l’iscrizione al registro Oam (organismo di agenti e mediatori): non è un’autorizzazione preventiva, come tale soggetta al possesso di determinati requisiti, ma soltanto un adempimento ai fini dell’antiriciclaggio.
    Andando dietro a quanto dichiarato dal Segretario Gatti, sulla volontà di addivenire ad una legge di vocazione europea, e proprio per colmare questa grave lacuna, è stato predisposto per gli Stati della Ue un Regolamento europeo di prossima introduzione: il MiCA, acronimo di mercati delle cripto-attività, che ha già avuto l’approvazione (provvisoria) del Consiglio e del Parlamento dell’Unione e dovrebbe entrare in vigore nel 2024.
    Da quel momento tutti gli intermediari in criptovalute che vogliono operare negli Stati dell’Unione Europea dovranno munirsi di un’apposita autorizzazione e adeguarsi alla normativa.
    Intanto la Corte di Cassazione italiana, con una nuova sentenza ha già riconosciuto che le criptovalute sono assimilabili ad un “prodotto finanziario”, dunque ipso facto soggetto alla normativa del Testo Unico della Finanza (Tuf, noto anche come “legge Draghi”) in materia di intermediazione finanziaria.
    Nella sostanza ora agli investimenti in criptovalute è applicabile la normativa antiriciclaggio.
    Conclude il Segretario Gatti: “Ne siamo al corrente e proprio per questo abbiamo voluto coinvolgere diversi soggetti nella redazione della normativa sammarinese. Gli Uffici e le Autorità dello Stato hanno fatto e stanno facendo un lavoro enorme ed egregio in un settore delicato e nel quale non è agevole intervenire. Di concerto con la Segreteria Industria, con la quale ci stiamo coordinando, siamo certamente soddisfatti del lavoro sin qui svolto”.
    La speranza ora è che la legge possa vedere luce al più presto.
    David Oddone
    (La Serenissima)