San Marino. CSDL, Inflazione 2025: il dato sammarinese è in linea con quello di Rimini, ma molto più elevato di quello italiano

Nei giorni scorsi, l’Ufficio di Statistica ha diffuso i dati definitivi dell’inflazione a San Marino per il 2025: sono in linea con quelli di Rimini, sia con riferimento al dato generale, che a quello relativo alla componente “Prodotti alimentari e bevande analcoliche”. In precedenza, quest’ultimo è stato quasi sempre molto più elevato nel territorio sammarinese. Occorre precisare che Rimini utilizza l’indice NIC (intera collettività), mentre San Marino il FOI (famiglie di operai e impiegati) che, mediamente, assegna valori più bassi. Per i contratti che prevedono l’aggancio all’inflazione viene invece utilizzato l’indice IPCA (armonizzato UE), che abitualmente definisce un aumento dei prezzi al consumo più elevato rispetto agli altri. Le differenze sono dovute ad una diversa composizione del paniere e del peso attribuito ad alcuni beni e servizi. Rimini fornisce il dato mensile, ma non quello medio, che è stato calcolato autonomamente dalla CSdL, sommando i valori mensili e dividendoli per 12: il margine di errore è minimo. L’ISTAT non pubblica il dato inflativo FOI distinto per le singole componenti il paniere, ma solo per il NIC e l’IPCA. È di tutto rilievo il fatto che, nel 2025, San Marino e Rimini hanno registrato un dato medio annuo molto più elevato di quello italiano (nonostante la crescita dei prezzi dei “Prodotti alimentari e bevande analcoliche” sia stata inferiore). Sarà necessario approfondirne le ragioni. La tabella allegata consente di comparare l’andamento dell’inflazione nell’arco di 14 anni (la CSdL monitora costantemente il dato inflativo dal 2012) tra il nostro Paese, la Provincia di Rimini e l’Italia. San Marino ha registrato un’inflazione del 3,2% inferiore a quella di Rimini e dell’1,5% inferiore a quella nazionale italiana. Rispetto all’indice IPCA, la differenza sale al 4,5%. Ciascuno può evincere la differenza rispetto all’incremento della propria pensione o retribuzione, a seconda dei diversi contratti applicati dal datore di lavoro. Le voci della tabella relative al periodo 2012-2025 costituiscono la semplice somma dei dati annui, senza calcolare la capitalizzazione. Quindi, il divario è ancora più ampio. Inoltre, non tengono conto dell’aumento dei contributi e della mancata applicazione del fiscal drag, che hanno acuito ulteriormente la perdita del potere d’acquisto delle famiglie. Ci troviamo quindi di fronte ad una vera e propria emergenza redditi fissi, in particolare quelli più bassi, che subiscono in misura molto più rilevante gli effetti dell’inflazione. I recenti rincari dei carburanti, del gas e dell’energia elettrica faranno nuovamente schizzare in alto i prezzi, mentre le tariffe di alcuni contratti di lavoro sono ancora ferme al 31 dicembre 2024. Se le trattative per il contratto del commercio sono in corso, non altrettanto si può dire per quello dei ‘Bar, alberghi, ristoranti e mense’ e del settore pubblico allargato. In proposito, il Governo non si è ancora degnato di convocare i sindacati.

Comunicato stampa – CSDL