San Marino. Csu: “8 marzo 2019: il lavoro per le donne è ancora un miraggio”

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8 marzo 2019: il lavoro

per le donne è ancora un miraggio

 È sempre più evidente il fallimento delle “politiche di sviluppo” del Governo, con la completa liberalizzazione delle assunzioni e l’assenza di ogni impegno occupazionale per assumere in particolare la manodopera femminile sammarinese e residente nel nascente Polo della moda

RSM 7 marzo 2019 – Anche quest’anno la giornata internazionale della donna si colloca in uno scenario di grandi difficoltà nell’accesso all’occupazione per le donne stesse e per tanti cittadini. Il lavoro – qualificato, tutelato e regolare – resta per ogni donna lo strumento centrale di emancipazione e di affermazione del proprio ruolo paritario nella società, per superare finalmente ogni forma di disparità e di discriminazione sociale. A San Marino i due terzi delle persone iscritte alle liste di collocamento al lavoro sono ancora donne.

Infatti, mentre la disoccupazione in senso stretto maschile è a livelli poco più che fisiologici (4,5%), quella femminile è più del doppio ed è, purtroppo, stabile: infatti, a fronte di 183 lavoratrici in più riscontrate nel 2018, solo 27 sono sammarinesi o residenti, e ciò nonostante il sistema di incentivi e disincentivi messo in atto dal Governo. Questo testimonia ancora una volta il fallimento delle legge sviluppo voluta dal’Esecutivo, che ha introdotto la completa liberalizzazione delle assunzioni per tutti i livelli e mansioni.

A questo proposito nelle scorse settimane si è molto parlato – anche da parte della CSU – delle opportunità che dovrebbe offrire il nascente Polo della moda, per il quale sono in procinto di partire le iniziative di formazione, molto discusse. Ne abbiamo parlato perché questo progetto di fatto rappresenta l’unica iniziativa imprenditoriale di rilievo avviata nel nostro paese per dare risposte occupazionali alle molte centinaia di disoccupati sammarinesi e residenti.

Il nostro obiettivo di privilegiare le assunzioni di cittadini e residenti, e in particolare le donne, diventa difficilmente raggiungibile alla luce, come prima detto, della completa liberalizzazione delle assunzioni di persone provenienti da fuori territorio, anche per mansioni di bassa professionalità.

In tal senso, sul piano occupazionale il Governo precedente e quello attuale non hanno chiesto al gruppo imprenditoriale nessun impegno sulla effettiva assunzione di personale sammarinese e residente disoccupato. Molte donne disoccupate sono proprio delle commesse con esperienza anche pluriennale maturata presso il Factory o il One Gallery Outlet. Come abbiamo già sottolineato, non vorremmo che fossero impegnate, o peggio ancora illuse, con la partecipazione ad un percorso di formazione che alla fine potrebbe non produrre nessuno sbocco lavorativo, ma solo un guadagno certo per chi realizza i corsi di formazione.

Davvero non ci siamo: la legge sviluppo, con i sui esiti fallimentari per la occupazione interna, e la gestione della vicenda del polo della moda, sono l’emblema di una politica incapace di gestire una crisi economica molto profonda (in cui spicca il dissesto del sistema bancario) e di affermare il fondamentale diritto al lavoro per i le cittadine e i cittadini del nostro paese.

In generale, la CSU rinnova il proprio impegno affinché l’8 marzo diventi, ogni anno, una giornata di presa di coscienza delle donne circa i propri diritti e il proprio valore, e di impegno da parte di tutti per mettere al bando ogni forma di violenza di genere e per superare quei ritardi culturali che ancora relegano la donne ad una condizione di discriminazione, subornazione e marginalità.

 

La giornata internazionale della donna deve diventare un’occasione per tutti, donne e uomini, per intraprendere un percorso di crescita comune per realizzare una società più matura, che affermi la parità dei diritti tra tutti i cittadini e che sia pienamente rispettosa delle diverse identità.

La formazione e l’istruzione hanno un ruolo fondamentale nel creare una cultura delle pari opportunità e del rispetto. Occorre far emergere le criticità e le relazioni di potere che si instaurano nei diversi ambiti della società, del mondo del lavoro, nella famiglia e nelle relazioni interpersonali, e che spesso sfociano nella violenza, fisica e psichica, ai danni delle donne e dei soggetti più deboli.

Sui diritti delle donne, così come dei minori e di tutti coloro che subiscono discriminazioni, non si accettano passi indietro: i diritti fondamentali della persona devono diventare cultura e valori affermati, da cui far discendere nuove politiche sociali e forme di tutela.

CSU

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