San Marino. Csu durissima: “Polo della moda: il taglio del nastro è ancora un miraggio”

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Polo della moda: il taglio del nastro è ancora un miraggio

Quella che rappresenta la principale iniziativa per dare lavoro a tanti disoccupati, soprattutto donne, sta diventando una vera e propria chimera. È uscito il Decreto che posticipa la fine della prima fase realizzativa al 31 dicembre 2020. Sarà l’ultimo rinvio o ce ne saranno altri? Anche la formazione presenta molte ombre. Al momento non vi è nessun impegno occupazionale volto all’assunzione di personale sammarinese e residente

RSM 26 febbraio 2019 – La storia di The Market, ovvero il “Polo della moda”, è tutto un susseguirsi di rinvii e ritardi. L’ultimo capitolo è di questi giorni. Si pensi che il progetto iniziale prevedeva che la prima fase della costruzione della struttura sarebbe stata completata entro il 2017, mentre la seconda entro il 2019. Scadenze, queste, ovviamente ampiamente disattese.

Lo scorso 30 gennaio, la CSU ha incontrato i rappresentanti della proprietà della struttura presso la Segreteria di Stato Industria e Lavoro, i quali hanno comunicato che la prima fase della costruzione del complesso si sarebbe completata entro fine 2019, per poi procedere con l’inaugurazione e l’avvio della attività entro marzo 2020.

Ma solo venti giorni dopo, ci ritroviamo con l’uscita del Decreto (n. 32 del 19 febbraio) che proroga al 31 dicembre 2020 il completamento della fase 1, e al 31 dicembre 2022 la realizzazione della fase 2. Quindi, stante questa nuova tempistica, l’attività non potrà che partire dalla primavera 2021, salvo nuovi rinvii, che, visti i precedenti, non ci sentiamo affatto di escludere…

Questi continui slittamenti dei tempi preoccupano molte persone in attesa di un impiego da tempo, dato che il “Polo della moda” rappresenta per loro, al momento, l’unico progetto imprenditoriale importante realizzato in territorio, volto a creare  opportunità lavorative. Molti di questi disoccupati hanno già esaurito gli ammortizzatori asociali, e in tal modo si vedono allontanare continuamente la possibilità di una fonte di sussistenza…

Mentre slittano i tempi di apertura, contestualmente sono partiti i corsi di formazione della lingua inglese (è richiesto il livello B1!). L’intero percorso di apprendimento linguistico costerà alla persona circa € 450, non poco per chi non ha reddito, ma senza questo requisito (indispensabile secondo l’azienda) non è possibile iscriversi al corso della HR Change, una società privata italiana voluta espressamente dal gruppo Borletti.

Sul piano dei costi, il corsista della HR Change dovrebbe sborsare una cifra simbolica, mentre la spesa di tutta la formazione sarà a carico dello Stato; pertanto, The Market non spenderà un euro per la formazione dei suoi futuri presunti dipendenti.

Presunti, perché a fronte di quello che sarà un importante investimento di denaro pubblico, il Governo non ha chiesto al gruppo imprenditoriale nessuna garanzia e nessun impegno sulla effettiva assunzione di personale sammarinese e residente disoccupato. Un vero paradosso, in una fase economica dove i dati statistici evidenziano una disoccupazione femminile allarmante, e dove molte disoccupate sono proprio delle commesse con esperienza anche pluriennale maturata presso il Factory o il One Gallery Outlet: risorse professionali quotidianamente a contatto con la clientela internazionale.

Non vorremmo che fossero impegnate, o peggio ancora illuse, con la partecipazione ad un percorso di formazione che alla fine potrebbe non produrre nessuno sbocco lavorativo, ma solo un guadagno certo per chi realizza i corsi di formazione.

Per la CSU è assolutamente necessario che le risorse investite – a cui vanno aggiunti i consistenti sgravi fiscali concessi al gruppo imprenditoriale – producano effetti positivi sulla manodopera interna.

FULCAS-CSU

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