San Marino. CSU: Gino Cecchettin educa al rispetto e come vivere ogni secondo senza farsi schiacciare dalle emozioni negative

Ha suscitato forti emozioni e toccato corde molto profonde nelle coscienze e negli animi di tutti i partecipanti, la testimonianza di Gino Cecchettin, padre di Giulia, nei suoi due interventi nella giornata di lunedì al Teatro Concordia di Borgo Maggiore; al mattino con le studentesse e gli studenti della Scuola Superiore e del CFP, e nel pomeriggio con i Rappresentanti sindacali e la cittadinanza.
Evento organizzato da CSdL e CDLS che ha visto il patrocinio della Segreteria Istruzione e Cultura e dell’Authority Pari Opportunità. Tra gli ospiti il Segretario di Stato Teodoro Lonfernini, e i dirigenti scolastici, i quali hanno portato il loro intervento di saluto.
Introdotto dai Segretari Generali delle due Confederazioni Enzo Merlini e Milena Frulli, la sua è stata una vera e propria lezione di vita; ha raccontato come ha affrontato il dolore e la rabbia per la perdita della amata figlia per mano dell’ex fidanzato, e illustrato l’attività della Fondazione a lei intitolata nel campo della formazione e della prevenzione delle violenze sulle donne e di genere, di cui il femminicidio è la conseguenza estrema.
Si è rivolto agli studenti come un ‘papà’ senza pretesa di insegnare nulla, ma con l’intento di portare la sua esperienza. Al contempo ha tracciato un’analisi molto precisa sugli aspetti legati all’educazione e al linguaggio che sono all’origine delle violenze, e su come creare una vera cultura del rispetto, che è stato il filo conduttore della giornata.
Gino Cecchettin si è messo a nudo senza timori, raccontando il dolore, e il lavoro per dare una forma alla rabbia, così da poterla allontanare. “Si perde più tempo a odiare e arrabbiarsi che a lasciar correre”, li ha esortati. Così come li ha invitati a godere di ogni secondo, ogni attimo della vita cercando di essere il più felici possibile. Tanto da chiedere, a ciascuno studente che gli ha rivolto una domanda, di raccontare anche un suo ‘momento memorabile’.
Ha raccontato come la figlia Giulia ancora oggi, con i suoi sorrisi, i ricordi, il suo vissuto, rappresenta un motivo per guardare con ottimismo alla vita e per impegnarsi per costruire una società che sradichi gli stereotipi di genere e il patriarcato, affermando la cultura dell’uguaglianza tra uomini e donne nelle opportunità e sul totale rispetto dell’altra/o.
Alcune classi hanno approfondito in questi mesi il libro “Cara Giulia” scritto dal padre non solo per ricordarla, ma per costruire, mattoncino su mattoncino, una società diversa, basata sul rispetto, sull’amore, sull’attenzione alle parole e ai gesti.
“Non è una guerra ai maschi – ha precisato Cecchettin – ma al maschilismo”. E i ragazzi hanno risposto con maturità, con domande non scontate, con richieste di capire come comportarsi. Riflettendo il lato solare e profondo di una generazione spesso criticata. Un percorso verso il cambiamento, verso una società migliore, che lo ha portato nell’ultimo anno a portare la sua testimonianza in tutta Italia, fino al Monte Titano.
Giulia aveva un animo molto sensibile e altruista; il padre Gino ne ha ricordato alcuni episodi, da cui lui stesso ha tratto insegnamento. Il pomeriggio è stata la volta dei Rappresentanti sindacali, insieme alla cittadinanza. Cecchettin è tornato a parlare del dolore, del tempo, della rabbia, ricevendo tanti attestati di stima e ammirazione dalla platea, fornendo la sua personale visione dell’amore, con gli aneddoti della sua vita.
In un rapporto di coppia, ha invitato a riconoscere i segnali di prevaricazione: come il divieto di frequentare amici o di uscire senza il compagno, per poi arrivare a forme sempre più violente. Per Cecchettin è importante essere consapevoli che non si tratta di un vero sentimento di amore, ma piuttosto di una forma di possesso dell’altra persona. Per questo ognuno deve preservare il suo perimetro di libertà, impedendo a qualunque persona, in ogni ambito della propria vita, di violarlo, fin dall’inizio della relazione.
Lo stesso linguaggio è spesso portatore di una cultura maschilista; ancora oggi, ai maschi viene raccomandato di comportarsi come “veri uomini”, e quindi, ad esempio, a non mostrare debolezze o momenti di pianto.
La cultura del patriarcato e di una certa presunta ‘superiorità’ dell’uomo sulla donna, si manifesta ancora in molte forme, a partire dalla stessa educazione nei primi anni di vita. Alle bambine e ai bambini si danno giochi diversi, per abituarli a svolgere un differente ruolo nella società; alla donna spettano il lavoro di cura e le faccende domestiche, mentre il bambino deve inseguire il modello di “superuomo” che persegue il successo e il potere, e non deve mostrare debolezze.
Gino Cecchettin ha ricordato che i comportamenti violenti non sono esclusivi del genere maschile, ma la sproporzione è di tutta evidenza. La cultura del rispetto deve essere appannaggio di ciascuno/a.
“Il dolore mi ha consentito di creare la Fondazione Giulia Cecchettin”, ha detto. “Se penso possa essere rivissuto da qualche altro genitore, provo ancor ancora più sofferenza”. Invitando tutti a conoscere l’Associazione attraverso il sito.

Comunicato stampa
CSU