San Marino. Dal caso titoli al caso Asset: l’intervista integrale di Repubblica Sm a Andrea Belluzzi

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I fari sono accesi sulla vicenda Asset, il silenzio la dice lunga sul fatto che tutti rimangano concentrati sul come sbrogliare un nodo che alla luce delle sentenze del giudice Pasini sembra complicarsi ogni giorno di più. Ne abbiamo parlato con l’avvocato ed esponente del Psd Andrea Belluzzi.

Ha avuto modo di leggere le sentenze del giudice Pasini sul caso Asset?
“Ne ho potuti leggere alcuni stralci, emerge una procedura completamente viziata fin dal suo inizio, con forti responsabilità politiche del Governo, soprattutto nella sua delibera del 31 maggio 2017 con cui, prima ancora della messa in liquidazione dell’azienda bancaria, senza interpellare i soci, si decide sostanzialmente di espropriarne una parte. Questo fatto, politicamente, è devastante; un governo che si appropria di parte di una azienda è un segnale molto oscuro che si dà all’economia, a chi vuole investire nel nostro Paese. Alla faccia dell’attrattività”!

Alla luce delle sentenze, chi ha sbagliato pagherà per i gravi errori commessi?
“Credo che questo passaggio sia uno dei temi più delicati sui cui il Presidente di Banca Centrale, il Consiglio Direttivo tutto, avranno grande responsabilità e dovranno dimostrare di avere misura ed equilibrio. Da una parte una Sentenza che cassa su tutta la linea l’operato di una Direzione, della Vigilanza, dei Commissari e dei Consulenti, dall’altra le legittime aspettative risarcitorie. In mezzo chi, in ultima istanza, dovrà farsi carico comunque di tutto: noi. Mi aspetterei che oltre a valutare l’appellabilità del provvedimento, in questo momento si stiano facendo riflessioni approfondite se perseguire i responsabili di chi ha portato a tutto questo e che si valuti la strada della negoziazione; soccombere anche in appello sarebbe devastante”.

E c’è un modo per ‘risarcire’ tutti coloro ai quali è stato arrecato un danno?
“Il primo risarcimento sarebbe quello di fare emergere che oggi a differenza di ieri c’è una istituzione che agisce con senso dello Stato e senza i condizionamenti che le vicende giudiziarie, tutte, hanno fatto emergere. Poi, dice bene, ci sono da individuare tutti i danneggiati: lavoratori, clienti, azionisti, obbligazionisti, fornitori. Chi risarcire? Come? Forse il miglior risarcimento sarebbe, oltre la restituzione degli asset all’azienda, creare le condizioni perché una nuova banca possa ripartire, una azione volta a dare una fiducia rinnovata nel nostro sistema bancario. Una ulteriore porzione di risarcimento sarebbe quella di accertare le responsabilità di quei funzionari e consulenti della Banca Centrale che hanno causato questo danno”.

La banca potrà ripartire con la sua attività?
“Questa domanda mi piacerebbe rivolgerla agli azionisti di Asset Banca. Avrebbero oggi un progetto industriale attuabile? Ci sarebbe la fiducia? Vorrei tanto che le risposte fossero affermative ma penso che senza il memorandum con la Banca d’Italia che dia prospettive di sviluppo, il nostro mercato anche a causa della sfiducia generata proprio dalla vicenda Asset e dalla crescita economica sostanzialmente nulla, non sia un ambiente facile per far partire una nuova banca”.

Il terremoto che si è abbattuto sul sistema finanziario ha colpito anche il Tribunale con l’allontanamento dell’ex magistrato dirigente. La situazione con la nomina del nuovo dirigente è più serena o la ‘schermaglia’ continuerà e magari diventerà più pirotecnica?
“Non abbiamo avuto solo l’allontanamento della Prof. Pierfelici, purtroppo vi è stato il decesso del Prof. Ferroni, il Commissario Felici è andato alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Oggi il Tribunale ha bisogno di provare a risolvere, da solo, la sua situazione. Dico da solo nel senso che a mio avviso dovrebbe trovare un confronto interno, elaborare una sua unanime proposta e poi confrontarsi con la componente laica (la politica) per trovare la quadra. Anche la politica ha diritto secondo me a dire la sua, ma partendo dall’ascolto e dalle analisi portate sul tavolo dai magistrati. Non ho condiviso l’atteggiamento della maggioranza di mero recepimento. Agire in questa maniera, come fatto in altri campi (banche) significa porre il ruolo della responsabile azione politica al di sotto, anziché al di sopra, degli interessi. Perché anche i giudici hanno interessi, legittimi, leciti, rispettabili, ma interessi e non rispondono alla cittadinanza al contrario della politica”.

L’indagine sul ‘caso titoli’ è in dirittura d’arrivo?
“Non vedo l’ora di leggere la relazione commissionata dalla Banca Centrale sulla qualità dei titoli Demeter. Spero venga resa pubblica. Sulla indagine dico solo che vorrei tanto che fosse in dirittura di arrivo, che il Paese potesse conoscere cosa è successo, se vi sono state responsabilità anche penali, in capo a chi, o solamente politiche”.

Questo governo ha ancora un futuro?
“Per come la vedo, da fuori, il futuro di questo governo dipende dalla capacità dell’opposizione di fare nascere un progetto di alternativa, che dia una idea di sviluppo possibile, che faccia trasparire che si sa cosa fare ma, soprattutto, che si ha il rispetto del metodo. Per governare nella prossima legislatura occorrerà ripartire dal rapporto con l’Italia e con la UE, agire lavorando insieme alle componenti economiche e sociali del Paese, elaborando e producendo insieme ad esse le proposte, sia che si tratti di scelte di sviluppo sia che si tratti di difficili scelte di contenimento della spesa pubblica. Il PSD si vuole fare bandiera di questo spirito, siamo molto attivi con le forze a noi più vicine per costruire condivisione su questi ed altri punti, andremo avanti con confronti aperti per elaborare proposte che presenteremo anche in questa legislatura”.

Ad aumentare le ansie dei cittadini sammarinesi si è aggiunto il problema delle targhe estere, può la buona politica fare in modo che si giunga presto ad una soluzione?
“Purtroppo vi è una grande responsabilità politica in questo senso da parte sammarinese. I rapporti tra il MEF italiano e la nostra segreteria di Stato alle Finanze erano eccellenti nel 2016. Sono stati del tutto abbandonati, non coltivati o proseguiti, nel corso di questa legislatura da chi ha avuto la delega alle Finanze. Bastava poco ma non è stato fatto. E’ stata una scelta politica molto forte, ci si è voluti allontanare dall’Italia salvo, negli ultimi mesi del 2018 una ripresa da parte però della Segreteria Affari Esteri. Queste scelte si pagano. Il problema delle targhe è quello attuale ma ci sono temi, come ad esempio l’esterovestizione ed altri che potevano, dovevano essere finalmente risolti, c’erano le condizioni. Ma non si è voluto fare abbandonando il tavolo tecnico e politico che era attivo. La maggioranza sta cambiando rotta su tutto, ritornando, ora, su passi più prudenti e misurati. Ma intanto paghiamo (in senso metaforico ma anche materiale) due anni di scelte deleterie. Dettate da chi? E ci sono ancora settori in cui non si corregge la rotta”.

David Oddone (Repubblica Sm)

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