Poche righe per salutare i nostri affezionati lettori e ringraziarli per la fiducia che ci hanno accordato. Abbiamo infatti deciso di lasciare il giornale al quale abbiamo dato vita. Una decisione sofferta ma assolutamente irrevocabile e dettata da svariati motivi. Ma non è questa assolutamente la sede per parlarne. In questi anni abbiamo avuto la grande soddisfazione di esserci ripresi la nostra libertà di pensiero e avere messo alla porta – noi sì! – coloro che hanno provato a chiuderci la bocca. Una soddisfazione senza eguali che crediamo sia stata utile non tanto e non solo per il nostro ego, quanto per l’intero Paese. Abbiamo fatto il nostro mestiere con la schiena dritta, portando avanti sempre e comunque le nostre idee. Siamo stati e vogliamo rimanere coerenti: anche per questo abbiamo deciso di fare u n passo indietro da Repubblica Sm, testata alla quale auguriamo le migliori fortune. Perché sia piaciuta oppure no, la nascita di questo quotidiano ha portato una rinfrescata nel panorama giornalistico cartaceo contribuendo al pluralismo dell’informazione, che poi è il vero sale della democrazia. Non abbiamo la presunzione di pensare che i lettori sentiranno la nostra mancanza: noi invece al contrario sentiremo la vostra eccome. Per questo promettiamo e assicuriamo che si tratterà solo di un arrivederci. Soffriamo e ci sentiamo in esilio quando non abbiamo la possibilità di scrivere. “Invece – avevamo cominciato tre anni fa prendendo a prestito le parole della Ginzburg e lo facciamo anche ora – quando scrivo delle storie sono come uno che è in patria, sulle strade che conosce dall’infanzia e fra le mura e gli alberi che sono suoi. Questo è il mio mestiere e io lo farò fino alla morte”. Sarà solo una parentesi, una piccola pausa di riflessione per riordinare le idee e ricaricarci dopo anni durissimi durante i quali abbiamo dovuto subire di tutto. Uscendone sempre e comunque a testa alta. Grazie, grazie ancora a chi ci ha seguito e ci ha dato la possibilità – come sta facendo ora giornalesm – di fare sentire la nostra voce.
Olga Mattioli
David Oddone