San Marino. Definitiva la sentenza che condanna un padre e una madre, entrambi sammarinesi, per aver diffamato la prof del figlio

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l ruolo di genitore è il più difficile da interpretare anche perché non ci sono scuole che ci insegnano come si fa. Il segreto sta a volte nel non farsi prendere troppo dal panico pensando agli eventuali insuccessi dei nostri figli, sarebbe tanto esser capaci di insegnar loro come ci si comporta nella società imperfetta nella quale viviamo. Ciascuno ha bisogno per crescere di trovare i propri spazi e di avere punti di riferimento che non dovrebbero mai esser messi in discussione. Accade invece di assistere sempre più spesso a comportamenti figli della sfiducia nei riguardi degli insegnanti costretti a difendersi dai genitori dei propri alunni. Di questi casi si tende a parlar poco perché riguardano minori che si vorrebbero necessariamente tenere al riparo. Ciò non significa che queste cose non avvengano in Repubblica e che non finiscano ad esempio in Tribunale. E’ così accaduto che una professoressa è stata accusata non solo di non aver tutelato un suo alunno ma addirittura di aver incoraggiato atteggiamenti di bullismo nei suoi riguardi da parte di altri ragazzi. Tali accuse pronunciate prima oralmente sono state poi messe per iscritto e inviate a vari enti costringendo l’insegnante a difendersi e ricorrere al Tribunale che le ha dato ragione con una sentenza definitiva arrivata in questi giorni, che ha condannato due genitori per aver diffamato la professoressa del proprio figlio.
“La sentenza conclude per la sussistenza della responsabilità penale perché nella lettera inviata dagli imputati sono contenute pesanti censure del comportamento della professoressa per episodi non veri, lesivi, della reputazione, sotto il profilo della professionalità e la sua capacità educativa e perché essendo innegabile il contenuto offensivo della lettera non si può credere che gli autori non se ne siano resi conto. E non è nemmeno credibile che gli imputati avessero di mira la protezione del figlio, non solo per la tempistica della condotta (perché gli imputati attesero più di un mese prima di inviare la lettera…) ma anche perché screditare l’insegnante con offese e attribuzione di condotte non vere, non poteva certamente servire a proteggere il giovane”.
Senza scendere nei particolari della sentenza e consapevoli che ogni caso è diverso dall’altro preme tuttavia veicolare il messaggio che una scuola dove genitori e insegnanti non siano alleati non potrà sopravvivere. La professoressa che è stata diffamata ha dichiarato, pur avendo vinto in Tribunale, di sentirsi talmente ferita da pensare di lasciare la scuola. E allora chi ne farà le spese saranno unicamente i nostri figli, quelli a cui noi teniamo o diciamo di tenere tanto.
“La giustizia – ha commentato l’avvocato Tania Ercolani – non sempre è realmente riparatrice: non sempre una sentenza di condanna produce una sufficiente riparazione del male subito. Occorre interrogarsi sulle ragioni che portano due genitori a sostenere con pervicacia accuse che mettono in discussione un insegnante di acclarata fama e che da anni lavora con abnegazione e senso di servizio a scuola. In passato una situazione del genere non si sarebbe neppure verificata, perché l’alleanza fra genitori e insegnanti era indiscutibile: semplicemente, si riconosceva nell’insegnante l’alter ego in senso educativo dei genitori stessi. Oggi non è più così, e questi processi purtroppo costringono a volte gli insegnanti a doversi difendere dai genitori degli alunni che vanno a scuola, portando innanzitutto grave nocumento al ruolo educativo che invece gli insegnanti rivestono. Occorre interrogarsi sulle ragioni antropologiche che hanno portato a questo stato di cose, a questo imbarbarimento, che rischia di crescere ragazzi orfani di genitori che possano ancora esercitare un reale ruolo educativo; e perché questo non succeda, occorre riconoscere e valorizzare tutti gli insegnanti che fanno dell’educazione dei ragazzi la loro missione”.

Repubblica Sm

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