San Marino. Demos, dalle bombe su Belgrado al “caso” Maduro: il moralismo a targhe alterne di certa sinistra … di Enrico Lazzari

C’è qualcosa di quasi commovente nel comunicato (leggi qui) con cui il movimento Demos commenta il raid americano a Caracas. Leggerlo è come ascoltare qualcuno che, mentre un meteorite sta per polverizzare la città, si preoccupa di segnalare al catasto che il vicino ha costruito una tettoia abusiva.

Ve lo anticipo: non sarò breve, ma cercherò di essere più schematico del solito…

Demos, infatti, ci dice che l’arresto di Maduro “apre un precedente devastante: la legge del più forte”. Un “precedente”? Ma dove hanno vissuto negli ultimi sessant’anni i compagni di Demos, sempre che sessant’anni fa (al contrario di me) fossero già nati? Parlare di “precedente” nel 2026 significa avere una memoria storica che non arriva nemmeno alla colazione di ieri mattina. La “legge del più forte” non è una novità di Trump; è la colonna sonora di un ordine mondiale dove l’ONU – quel pachiderma paralizzato che è dalla notte dei tempi – è ridotto a fare lo spettatore non pagante, funzionale solo alla sopravvivenza dei regimi che sanno come ungere gli ingranaggi della burocrazia.

Un Bignami di “guerre senza mandato”

Vogliamo rinfrescarla, questa memoria? Ecco un Bignami delle più eclatanti “eccezioni” al diritto internazionale firmate dai padroni del mondo, indipendentemente dal colore della cravatta:

  • 1961, Baia dei Porci (Cuba), J.F.Kennedy (Democratico) tenta (senza riuscirci) di rovesciare Fidel Castro. Cuba presentò immediatamente una denuncia all’ONU. Tuttavia, nonostante l’evidenza del coinvolgimento diretto della CIA, non ci fu alcuna condanna formale del Consiglio di Sicurezza. Gli Stati Uniti negarono inizialmente ogni coinvolgimento (salvo poi ammetterlo dopo il disastro militare) e, come sempre, il loro peso politico e il diritto di veto bloccarono ogni sanzione reale. L’ONU rimase a guardare e archiviò la pratica
  • 1989, Operation Just Cause (Panama), G.H.W Bush (Repubblicano) invade il piccolo Stato e arresta il presidente Noriega, accusato di narcotraffico. L’Assemblea Generale approvò una risoluzione di “forte deplorazione” (che però non è vincolante e, come tale, conta quanto un post su Facebook). Quando si arrivò al Consiglio di Sicurezza per una condanna vera e propria, USA, Gran Bretagna e Francia misero il veto. Pratica archiviata.
  • 1999, Belgrado (Serbia), con Bill Clinton (Democratico) alla guida degli Usa e Massimo d’Alema a capo del governo di sinistra italiano, sotto la bandiera Nato si effettuano 78 giorni di bombardamenti e 547 azioni dei Tornado Tricolori. La Russia provò a presentare una risoluzione per condannare i bombardamenti NATO come violazione del diritto internazionale. Risultato? Bocciata: solo 3 voti a favore (Russia, Cina e Namibia) contro 12 contrari. Formalmente, per l’ONU, quel massacro di civili non è mai stato un crimine, nonostante l’assenza di autorizzazione.
  • 2003, Iraq, G.W.Bush (Repubblicano) invase l’Iraq presentando prove poi rivelatesi non tali e senza autorizzazione ONU. Kofi Annan, allora Segretario Generale ONU, disse anni dopo che l’invasione era “illegale”. Ma il Consiglio di Sicurezza non emise mai una condanna ufficiale.
  • 2011 Libia, Usa (guidata da Barack Obama – Dem) e Francia (Guidata da Nicolas Sarkozy (Centro) furono i capofila dell’operazione di cambio regime. Aderì alla fine anche Italia (governata dal Centrodestra di Silvio Berlusconi) che – nonostante avesse firmato poco prima un Trattato di Amicizia con la Libia di Gheddafi – superò la riluttanza iniziale sotto la pressione enorme di Sarkozy, di Hillary Clinton (USA) e del Presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano (Sinistra). E qui il ruolo dell’ONU fu più controverso: il Consiglio di Sicurezza approvò la Risoluzione 1973 che istituiva una no-fly zone e autorizzava “tutte le misure necessarie” (il linguaggio in codice per le bombe) per proteggere i civili. Ma pose un limite chiaro: nessuna forza di occupazione straniera sul suolo libico. Francia, USA e Gran Bretagna presero il mandato di “proteggere i civili” e lo trasformarono immediatamente in un’operazione di “regime change”. Invece di limitarsi a far rispettare il divieto di volo, i jet della NATO (inclusi quelli italiani) iniziarono a martellare sistematicamente le truppe di Gheddafi, facendo da “aviazione privata” per i ribelli fino alla cattura e al linciaggio del colonnello. Quando fu chiaro che la NATO stava andando ben oltre il mandato, Russia e Cina protestarono duramente. Ma dall’ONU non arrivò mai alcuna condanna: USA, Francia e Gran Bretagna avrebbero esercitato il loro diritto di veto.

Dunque, Demos invoca la coerenza dell’ONU, ma ignora la realtà più brutale: nessuna delle grandi mattanze compiute dai giganti – dalla Serbia all’Iraq – ha mai ricevuto una condanna formale dal Consiglio di Sicurezza. Il motivo? Semplice: i giudici sono gli stessi che sganciano le bombe. Il diritto internazionale è quella strana regola che vale per i piccoli di fronte ai grandi, ma che svanisce nel nulla quando i grandi decidono di fare i piccoli. Chiedere a San Marino di farsi scudo con una Carta ONU che non ha mai avuto la forza di elevare agli States una multa per divieto di sosta è come chiedere a un uomo con l’ombrello di fermare uno tsunami.

Il 1999: Quando la sinistra bombarda, è “umanitario”

Se Demos vuole parlare di “moralità” e “diritto”, facciamo un salto nel 1999. Allora a guidare l’Italia non c’era un falco della destra, ma Massimo D’Alema: il primo post-comunista a Palazzo Chigi. Sotto il suo comando, l’Italia non si limitò a prestare le basi come un affittacamere compiacente; partecipò attivamente con i propri jet ai bombardamenti sulla Jugoslavia.

Settantotto giorni di attacchi aerei. Risultato? Una conta dei morti che oscilla tra le 2.500 e le 4.000 persone. Tra le macerie di Belgrado rimasero i corpi di oltre 500 civili (secondo alcune fonti fino a 2.500) e, dato che dovrebbe far tremare i polsi ai pacifisti a targhe alterne, 89 bambini.

Dov’erano allora i paladini sammarinesi del diritto internazionale? Dov’era la manifestazione della CGIL di Cofferati? Ve lo dico io: erano tutti in ferie morali. Quando la sinistra bombarda senza mandato ONU, è “ingerenza umanitaria”. Quando Trump preleva un ricercato per narco-terrorismo, è “deriva pericolosa”. L’ipocrisia non è solo un peccato, sembra essere una strategia politica…

Maduro: Il curriculum di un ricercato

Demos piange per la “cattura del capo dello Stato” venezuelano, peraltro mai riconosciuto come tale neppure da San Marino dopo la sua “controversa” rielezione del 2024. Ma di chi parliamo?

  1. Corte Penale Internazionale (L’Aia): Indagato dal 2018 per crimini contro l’umanità. Stiamo parlando di torture sistematiche, stupri come arma di repressione e omicidi politici.
  2. Tribunale di New York (2020): Un atto d’accusa del Dipartimento di Giustizia USA per narco-terrorismo. Maduro è accusato di aver inondato gli USA di cocaina per “colpire la gendarmeria imperialista”. C’era una taglia di 15 milioni di dollari sulla sua testa ben prima che Trump tornasse alla Casa Bianca.

Quindi, non è possibile credere a Demos: Trump non ha inventato il crimine; ha semplicemente smesso di aspettare che un’ONU paralizzata trovasse il coraggio di bussare alla porta di un “macellaio”.

Una Corte Penale e un’ONU che funzionino davvero, imparziali e capaci di fermare i tiranni prima che affamino i popoli, sono l’auspicio di ogni persona onesta. Lo vorrei io, lo vorreste voi. Ma è possibile?

La realtà è che finché il diritto internazionale sarà un tavolo dove i carnefici siedono nel Consiglio dei Diritti Umani e i giganti hanno il diritto di veto, la formula della “giustizia universale” resterà chiusa in un cassetto polveroso. La forza della diplomazia, specialmente per uno Stato come San Marino, non deve essere l’ingenuità. Dire che “il Re è nudo” è l’unico modo per non farsi trascinare nel fango delle geometrie variabili.

Cari “compagni” di Demos, invocare il “diritto” per proteggere l’immunità di un aguzzino non è difendere la pace e la giustizia: è difendere l’ingiustizia sotto falso nome, nel concreto è fare un favore all’aguzzino stesso.

Per quanto mi riguarda – ma lo avrete già capito – tra la fiaba bucolica di Demos e la realtà brutale di Caracas, io preferisco un tiranno che finalmente dovrà rispondere delle sue azioni (o meglio di piccola parte delle sue azioni, visto il contenuto del mandato di cattura del Tribunale di New York) davanti a un giudice, piuttosto che vederlo brindare sulla pelle del suo popolo in nome di una sovranità e di un socialismo che ha già tradito da un pezzo.

Enrico Lazzari