Meno burocrazia, tempi di risposta più rapidi, ma a patto che la documentazione sia impeccabile fin dal primo invio. È questo il senso delle nuove direttive diramate oggi dall’Ufficio Attività Economiche del Dipartimento Sviluppo Economico, che ha diffuso la circolare n. 3/2026. L’intervento mira a disciplinare con maggior rigore l’accesso agli incentivi per la “Detassazione degli utili reinvestiti”, previsti dalla Legge 166 del 2023, fornendo una bussola precisa per orientarsi tra obblighi formali e sostanziali ed evitare che le pratiche si arenino nelle secche delle istruttorie incomplete.
L’obiettivo dichiarato dall’Ufficio è quello di “accelerare l’istruttoria delle pratiche” permettendo all’amministrazione di disporre “fin da subito del maggior numero dei documenti e delle informazioni che sono necessari per le valutazioni da svolgere”. Un richiamo alla collaborazione che suona come un avvertimento: le domande incomplete o compilate in modo approssimativo rischiano di rallentare l’intero ingranaggio.
Le nuove disposizioni entrano nel dettaglio operativo. La domanda dovrà seguire rigorosamente i protocolli già stabiliti e recare la firma del titolare dell’operatore economico. Stretta anche sulle deleghe: chi segue la pratica per conto dell’azienda dovrà essere autorizzato tramite una delega scritta specifica, da caricare sul portale contestualmente all’istanza. Non saranno ammesse dimenticanze nemmeno sul fronte della trasparenza societaria: il modulo per la comunicazione dei beneficiari effettivi “deve essere allegato all’istanza, e non presentato in un secondo momento”, chiudendo così la porta alla prassi delle integrazioni successive che spesso dilatano i tempi di lavorazione.
Il cuore della novità risiede però nella gestione dei dati sugli investimenti. Viene introdotto l’obbligo di utilizzare una tabella dettagliata (Allegato A) dove ogni voce di spesa deve trovare una corrispondenza esatta. La linea è quella della tolleranza zero verso l’ambiguità: “Non saranno valutati ai fini dell’incentivo i beni non corredati da documentazione completa e decifrabile”, si legge nella nota. Le descrizioni generiche o i codici articolo incomprensibili non basteranno più; serve chiarezza.
Per quanto riguarda la prova dell’investimento, l’Ufficio accetterà esclusivamente “richieste supportate da idonea documentazione”, come preventivi e fatture d’acquisto complete, incluse quelle di acconto. Particolare attenzione viene riservata all’acquisto di beni usati, un ambito spesso delicato: in questo caso sarà obbligatorio allegare una perizia giurata di un soggetto abilitato o del sindaco revisore, che certifichi che il prezzo pagato è “conforme ai valori di mercato”.
Infine, regole ferree anche per il settore immobiliare. Per chi investe nel mattone, la conformità sarà garantita solo dalla presentazione del “preliminare di acquisto registrato” o del “rogito notarile”, con l’obbligo tassativo di indicare i dati catastali precisi (Foglio, Particella e Subalterno), requisito valido anche per le ristrutturazioni. Una mossa che punta a garantire che ogni euro detassato corrisponda a un valore reale e verificabile immesso nel tessuto economico della Repubblica.












