L’intervento di Enrico Carattoni nel comma comunicazioni del Consiglio Grande e Generale va letto per quello che è realmente: non la critica di un consigliere di opposizione finalizzata a pungolare o a contrastare l’azione di governo, ma un’azione costruita per delegittimare e riposizionarsi. Un intervento che non è isolato, ma si inserisce in una precisa strategia, riportando al centro una logica di potere più che di proposta. I toni volutamente esasperati — dalle caricature sulla “guida suprema” fino ai richiami fuori misura — non aggiungono contenuto, ma servono a costruire una narrazione di parte a descrivere un sistema opaco senza però entrare nel merito delle soluzioni, spostando il confronto dal piano delle responsabilità a quello della rappresentazione. Anche nei passaggi più concreti, dalla gestione dei servizi alla commissione d’inchiesta, il filo conduttore resta lo stesso: mettere in discussione chi decide e come si decide, evitando accuratamente di indicare cosa si dovrebbe fare in alternativa. Ma ciò che rende questo intervento ancora più fragile è la sua evidente contraddizione politica: Repubblica Futura non è un soggetto esterno alle dinamiche che oggi contesta, è stata parte centrale del governo di Adesso.sm, ha esercitato il potere, ha preso decisioni, ha contribuito a definire quei meccanismi che oggi descrive come opachi, e lo stesso Carattoni ha ricoperto incarichi istituzionali di massimo livello. È qui che emerge con forza il nodo politico: la differenza tra comandare e governare. Comandare significa esercitare il potere, occupare spazi, determinare equilibri; governare significa assumersi responsabilità, costruire soluzioni, dare risposte concrete al Paese. Quando questa distinzione si perde, la politica smette di essere guida e diventa solo gestione del potere. Ed è esattamente questa la sensazione che lascia l’intervento di Carattoni: non la volontà di migliorare il sistema, ma quella di tornare a comandare. In ogni sistema democratico il dibattito parlamentare ha bisogno di un’opposizione, ma quando il confronto si riduce a una rappresentazione del potere da abbattere, il rischio è quello di allontanarsi dalle priorità reali. Come insegnava Machiavelli, il potere o si esercita con responsabilità oppure diventa semplicemente uno strumento da inseguire e riconquistare: ed è proprio qui che si misura la credibilità di una forza politica, nella capacità di governare, non solo nella volontà di tornare a comandare.
Diagora











