San Marino. Direttivo CSdL: pieno e unanime sostegno al Segretario Tamagnini

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Il Consiglio Direttivo CSdL, riunitosi nella mattinata di oggi, ha espresso pieno e unanime sostegno al Segretario Generale Giuliano Tamagnini, oggetto nei giorni scorsi di un duro attacco personale da parte del Congresso di Stato. È davvero sconcertante che l’intero Governo si sia mobilitato per attaccare all’unisono il massimo dirigente della CSdL, quando peraltro tutte le azioni sindacali sono state e vengono portate avanti unitariamente dalla CSU. Attaccare personalmente un proprio interlocutore, da parte di un Esecutivo che comunque dovrebbe rappresentare tutto il paese, è un segno di incapacità e un atto che va ad alimentare ancor di più quel clima di divisione e rissa continua a cui le forze politiche da anni ci hanno abituato.

Nel ritenere risibili e ridicole le accuse mosse al nostro Segretario Generale, che rappresenta tutta la CSdL, ribadiamo che la Confederazione del Lavoro ha come unico obiettivo quello di tutelare i diritti dei lavoratori e dei pensionati, senza ovviamente trascurare l’interesse generale del paese. E lo fa come forza sociale, usando gli strumenti, anche di lotta, propri dell’attività sindacale riconosciuti dalle leggi di tutti i paesi civili e democratici.

La CSdL in tutta la sua storia non ha mai fatto distinzioni tra governi amici e nemici; ha sempre contrastato i Governi che aveva davanti quando non era d’accordo, e ha raggiunto delle intese tutte le volte che è stato possibile. Purtroppo, in questa legislatura si è trovata di fronte un Esecutivo che anziché governare si preoccupa solo di comandare: o la pensi allo stesso modo oppure di fatto sei un “nemico” del paese. Prova ne è il fatto che l’unico accordo raggiunto lo scorso anno in merito ai Decreti “salva banche” è stato immediatamente disatteso dal Governo che si autodefinisce “del cambiamento”.

A questo proposito, non spetta al sindacato dare le pagelle a questo Esecutivo in rapporto a quelli precedenti, ma certamente l’attuale Governo si è dimostrato alquanto inaffidabile.

Con questo attacco personale il Governo ha tentato di alzare un polverone mediatico per spostare l’attenzione dai veri problemi del paese e dalle mancate risposte alle nostre richieste, ad iniziare dall’equità. Perché l’Esecutivo non ha mai attivato un’azione di controllo e accertamento dei redditi di tutte le categorie, per realizzare il dettato della riforma fiscale del 2013, rimasta incompiuta? Perché non ha mai pronunciato una parola per dire che i redditi dichiarati dalla gran parte delle imprese sono irreali e a dir poco scandalosi?

Il Governo risponda a queste domande, anziché dedicare tutte queste energie ad attaccare coloro che si preoccupano responsabilmente di dare il proprio contributo per il futuro a questo paese!

Il recesso dei contratti integrativi delle banche è stato un atto che l’Esecutivo ha avvallato con il suo assordante silenzio. Se dovesse passare il principio che i contratti integrativi si possono impunemente revocare, violando la legge, questo potrebbe avere effetti devastanti sull’intero mondo del lavoro, mettendo a rischio i contratti integrativi sottoscritti da aziende e dipendenti in decine e decine di realtà, contratti che coinvolgono migliaia di lavoratori. Se non è il Governo a farsi garante della legalità, come può dare lezioni a chiunque altro?

Da ieri c’è una novità: l’ABS ha comunicato la disponibilità a tornare sui propri passi e ad avviare una trattativa a bocce ferme. In tal senso il recesso è stato tramutato in disdetta, ovvero i contenuti degli accordi integrativi continuano a produrre i loro effetti. Bene!!! Questo è merito delle iniziative dei lavoratori della Banca di San Marino e non certo del Governo, che invece di giocare il proprio ruolo per ridurre la conflittualità non ha fatto altro che alimentarla.

Sull’intera questione delle banche il Governo continua a mettere in mostra tutta la sua autoreferenzialità. Come si può pensare di impostare una strategia efficace e condivisa per superare la crisi bancaria se non viene detta la verità sul reale stato degli Istituti di Credito? Come si fa a sostenere che l’AQR, che è proprio quello strumento che serve a mettere in luce lo stato economico e patrimoniale delle banche, ormai non è più fondamentale, se non addirittura inutile?

La strategia è molto chiara: alle difficoltà del sistema creditizio si fa fronte cominciando dal ridurre le condizioni contrattuali ed economiche dei propri lavoratori. Questo vuol dire che quando in passato tutto “filava liscio”, i banchieri ed i loro rappresentanti nei vari CdA si sono abbondantemente riempiti le tasche, mentre ora a far fronte alla crisi si chiamano i dipendenti!

Noi a questa logica non ci stiamo: chi ha provocato la crisi delle banche con scelte sbagliate ed eventualmente prestando soldi senza garanzie reali provveda con i propri capitali a rimettere in sesto i bilanci, e chi ha commesso illeciti sia chiamato a risponderne, attivando azioni di responsabilità. A fronte di questo, i lavoratori ed il sindacato non si tireranno indietro e faranno la loro parte.

Da parte nostra auspichiamo – con ancora più forza dopo il riuscitissimo sciopero del 30 maggio scorso – che l’Esecutivo cambi subito strada e parta una stagione del tutto nuova, in cui il confronto e la ricerca del contributo progettuale delle parti sociali diventi il metodo di governo.

Se anche questo ennesimo appello non verrà ascoltato, la strada non potrà che essere il proseguo della mobilitazione e della lotta sindacale, per contrastare i provvedimenti che riterremo sbagliati e sostenere le nostre idee.

cs Consiglio Direttivo CSdL

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