San Marino. I discorsi, raggruppati, durante la cerimonia del cambio delle Reggenza

schermata-2016-10-02-alle-06-49-52NUNZIO APOSTOLICO.

Ecc.mi Capitani Reggenti,

Signor Segretario di Stato per gli Affari Esteri,

Egregio Oratore Ufficiale dell’odierna Cerimonia, SE Antoni Martí Petit,

Signori Ambasciatori e Membri del Corpo Diplomatico,

Signore e Signori,

con grande onore e piacere il Corpo Diplomatico e Consolare accreditato presso la Serenissima Repubblica di San Marino si trova qui riunito per presentare agli Ecc.mi Capitani Reggenti, nella solenne Cerimonia d’Insediamento, vive felicitazioni e deferenti auguri.

Ben consapevoli, inoltre, dell’importanza e della difficoltà del “governare”, il nostro augurio vuol essere un solidale accompagnamento per una felice realizzazione dell’esercizio dell’Autorità durante l’intero mandato. Cogliamo l’occasione per salutare e ossequiare anche l’Oratore Ufficiale della circostanza, SE Antoni Martí Petit.

Ora, mossi da avvenimenti di un mondo globalizzato e tristemente noti a tutti, sempre come “operatori di pace” ci permettiamo profittare di quest’occasione per accennare a uno dei più importanti “principi non negoziabili” dei diritti della persona umana: la libertà di religione, come condizione indispensabile per la pacifica convivenza e quindi per la preservazione della pace.

La pace, che si costruisce e si consolida a tutti i livelli dell’umana convivenza, affonda le proprie radici nella libertà e nell’apertura delle coscienze alla verità. In concreto, la pace non è soltanto assenza di contrasti e di guerre, ma è “frutto dell’ordine impresso nell’umana società da madre natura”. Essa è opera della giustizia, e perciò richiede sia il rispetto dei diritti che il compimento dei doveri propri di ogni uomo. Sorge così un legame intrinseco tra le esigenze non solo della giustizia, ma anche della verità e della pace.

Considerando inoltre che fondamento e fine dell’ordine sociale è la persona umana, come soggetto di diritti inalienabili – diritti che non riceve dall’esterno, ma che scaturiscono dalla sua stessa natura -: nulla e nessuno può distruggerli, nessuna costrizione esterna può annientarli, poiché essi hanno una radice in ciò che vi è di più profondamente umano. Ne risulta che la libertà si pone ed è la prerogativa più nobile dell’uomo.

Passando quindi dalla sfera individuale a quella sociale, la libertà religiosa, in quanto attinge la parte più intima dello spirito, si rivela punto di riferimento e, in certo modo, diviene misura degli altri diritti fondamentali.

Si tratta, infatti, di rispettare lo spazio più geloso dell’autonomia della persona, consentendole di agire secondo il dettame della sua coscienza, sia nelle scelte private, che nella vita sociale. Ne consegue logicamente che, in tale materia, è dovere delle autorità civili fare in modo che i diritti dei singoli e delle comunità siano ugualmente rispettati. Tutto questo per salvaguardare, in pari tempo, il giusto ordine pubblico.

In aggiunta, anche nel caso in cui uno Stato attribuisca una speciale posizione giuridica a una determinata religione, è doveroso che sia legalmente riconosciuto ed effettivamente rispettato il diritto di libertà di coscienza di tutti i cittadini, come pure degli stranieri che vi risiedono anche temporaneamente, per motivi di lavoro o altri. In nessun caso l’organizzazione statale, gruppi più o meno qualificabili o addirittura singoli individui, possono sostituirsi alla coscienza dei cittadini nel sottrarre spazi vitali o prendere il posto delle loro associazioni religiose. Il retto ordine sociale esige che tutti – singolarmente e comunitariamente – possano professare la propria convinzione religiosa nel rispetto degli altri.

Del resto questo è il contenuto e lo spirito dell’Atto finale di Helsinki, firmato dai vari Capi di Stato e di Governo il 1° agosto del 1975, a completamento anche della proclamazione della Carta dei diritti umani del dopo-guerra da parte delle Nazioni Unite.

La libertà religiosa contribuisce inoltre, in maniera determinante, alla formazione di cittadini autenticamente liberi. Favorisce in ciascun uomo una piena consapevolezza della propria dignità e una più motivata assunzione delle proprie responsabilità. In questo senso si può ben dire che la libertà religiosa è un fattore di grande rilievo per rafforzare la coesione morale di un popolo. La società civile può contare sui credenti che, per le loro profonde convinzioni, non solo non si lasceranno facilmente catturare da ideologie o correnti “totalizzanti”, estremiste o addirittura aberranti, ma si sforzeranno di agire in coerenza con le loro aspirazioni verso tutto ciò che è vero e giusto, condizione ineludibile per il raggiungimento della pace.

Pertanto, a nessuno può sfuggire che la dimensione religiosa, radicata nella coscienza dell’uomo, ha un’incidenza specifica sul tema della pace e che ogni tentativo di impedirne o di contrastarne l’espressione libera si ritorce inevitabilmente, con gravi compromissioni, sulla possibilità dell’uomo di vivere serenamente con i suoi simili.

Che dire, infine, alla luce di questi pensieri, così chiari e di semplice buon senso, che ancora, nel ventunesimo secolo, si debbano registrare delle limitazioni alla libertà religiosa o addirittura si debba assistere all’indescrivibile scena di “sgozzare una persona”, “to slaughter a person”, “égorger une personne”, “degollar una persona” per motivi religiosi? Tutte cose piuttosto degne non solo dei più oscuri periodi del Medio Evo o di alcuni regimi totalitari, ma forse dell’Era delle Caverne!

Fortunatamente non tutto è così: nella quasi totalità il bene rimane nascosto e le persone buone e oneste non fanno chiasso… E queste sono assolutamente la maggioranza!

Ora è comunemente noto che la Serenissima, nel dare molta importanza alla buona tradizione, continua a rispettare questa libertà, nell’interezza dei suoi inalienabili principi, e a trasmetterla, attraverso la famiglia e la stessa comunità sociale. Da parte di tutti noi i migliori auguri per la continuazione su questo cammino.

Signori Capitani Reggenti, all’inizio della Loro missione, vogliano ricevere le nostre più vive congratulazioni e soprattutto rinnovati auguri per un sereno e fruttuoso lavoro, che risulti di loro personale soddisfazione e per il bene dei cittadini dell’intera Repubblica di San Marino.


Orazione Ufficiale di Antoni Martí Petit, Capo del Governo del Principato di Andorra, in occasione della Cerimonia di Investitura degli Eccellentissimi Capitani Reggenti
San Marino, 1° ottobre 2016

IL PRESENTE E IL FUTURO DEI PICCOLI STATI IN EUROPA

Eccellentissimi Capitani Reggenti,

Onorevoli Membri del Congresso di Stato,

Onorevoli Membri del Consiglio Grande e Generale,

Illustri Membri del Corpo Diplomatico e Consolare,

Signore e Signori,

desidero iniziare il mio intervento ringraziando i Capitani Reggenti per il loro invito a partecipare, in qualità di Oratore Ufficiale, all’odierna Cerimonia di Investitura. Sono consapevole del valore simbolico e della portata di questi eventi nella vita pubblica di San Marino. E’ per questo motivo che desidero esprimere, a nome del Governo e del Popolo del Principato di Andorra, il mio più sincero e caloroso ringraziamento.

Il grande onore che fate a me personalmente, e attraverso la mia persona alle istituzioni andorrane, testimonia inoltre gli stretti legami di amicizia che uniscono la Repubblica di San Marino al Principato di Andorra.

Ieri sera, durante il mio intervento in occasione dell’Udienza concessami dagli Eccellentissimi Capitani Reggenti, ho affermato che San Marino e Andorra hanno vissuto vite parallele. Infatti, sebbene le relazioni diplomatiche ufficiali tra i due paesi risalgano a pochi decenni fa, i numerosi aspetti in comune che caratterizzano i nostri rispettivi percorsi storici sono quantomeno sorprendenti.

San Marino e Andorra hanno in comune una lunga tradizione parlamentare, la stabilità e la continuità istituzionale – che celebriamo oggi attraverso questa cerimonia d’investitura – l’impegno a favore della pace e della soluzione negoziale dei conflitti, la neutralità e la capacità di adeguarsi e di mantenere la propria identità in un contesto europeo che ha subito profondi cambiamenti – non sempre in maniera pacifica – nel corso dei secoli.

Oggi, nel XXI secolo ormai inoltrato, San Marino e Andorra condividono – con il Principato di Monaco – la sfida di giungere ad un Accordo di associazione stabile con l’Unione europea. Mai prima d’ora la concertazione tra questi tre Stati è stata così intensa. Sono certo che nel corso degli attuali incontri politici e tecnici scopriremo non solo che abbiamo dei punti in comune nella nostra storia e nel nostro passato, ma anche che abbiamo dinnanzi a noi un futuro condiviso.

Quando si parla di relazioni tra l’Unione Europea e questi tre Stati di ridotte dimensioni territoriali, la prima domanda che possiamo porci è la seguente: perché dovremmo prevedere un rapporto diverso da quello già esistente? Perché andare oltre?

Prima di rispondere a questa domanda, occorre constatare un fatto evidente. Nessuno dei nostri paesi è, o può essere, estraneo al progetto di costruzione europea. I Sammarinesi e gli Andorrani sono profondamente europei, proprio in ragione di ciò che ho affermato in precedenza: perché siamo un punto di riferimento in termini di parlamentarismo, difesa dei diritti e delle libertà, rispetto dello stato di diritto e stabilità istituzionale.

Tutto ciò che il mondo ammira dell’Europa è da secoli contenuto nel DNA della Repubblica di San Marino e del Principato di Andorra.

Paradossalmente, proprio per il fatto che i Sammarinesi e gli Andorrani sono stati europei e europeisti ante litteram, finora non abbiamo avvertito, con sufficiente intensità, la necessità di progredire verso un’Europa più integrata. Permettetemi di chiarire meglio questo concetto: per i sei paesi fondatori dell’attuale UE, la costruzione europea significava lasciarsi alle spalle un passato segnato da conflitti armati. Per paesi come Irlanda, Grecia, Spagna o Portogallo, l’ingresso nel mercato comune equivaleva ad un progresso economico. Per i paesi dell’Europa Orientale, l’adesione all’UE era sinonimo di democratizzazione.

I nostri Paesi, al contrario, hanno una tradizione consolidata di pace, parlamentarismo e democrazia, e le nostre rispettive popolazioni hanno vissuto in un notevole benessere economico e sociale. Dove vanno pertanto ricercate le ragioni per cui San Marino e Andorra desiderano intensificare le loro relazioni con l’Unione Europea e accedere al mercato interno?

Innanzitutto, in una caratteristica comune ai Sammarinesi e agli Andorrani che ho menzionato all’inizio del mio intervento: la capacità di adattarsi al contesto. Ieri ho menzionato la visione storica di San Marino quando ha dovuto negoziare il mantenimento della propria sovranità con Napoleone Bonaparte.

Potrei dire la stessa cosa sulla vostra capacità di mantenere l’indipendenza nel processo di unificazione italiana. Anche nella storia di Andorra potremmo trovare episodi analoghi, o anche paralleli.

Attualmente il contesto di riferimento è l’Unione Europea. La realtà europea non ci è estranea poiché siamo circondati dal territorio comunitario: San Marino, dalla nascita delle Comunità Europee, e Andorra dall’ingresso della Spagna nel mercato comune, più di 30 anni fa. La maggior parte delle nostre relazioni esterne, a livello istituzionale, economico, sociale o culturale, sono relazioni con paesi membri e con cittadini dell’Unione Europea. Produrre beni, fornire servizi o svolgere una qualsiasi attività economica nei nostri rispettivi territori senza rispettare le norme comunitarie è oggi impensabile, considerato che i nostri clienti e i nostri fornitori – attuali e potenziali – sono per la maggior parte europei. Anche chi, oltre i confini dell’Europa, desidera investire, concludere affari e creare ricchezza nel nostro paese, ci chiede di poter accedere al mercato interno dell’UE.

Di conseguenza, pretendere di vivere ai margini del processo di costruzione europea è per noi – Sammarinesi e Andorrani – una chimera.

Negoziare un Accordo di associazione con l’Unione europea e accedere al mercato interno rientra nell’evoluzione logica dei nostri paesi. Si tratta di un ulteriore passo in avanti nella nostra lunga storia di costante adeguamento. Ma non si tratta solo di evolvere e adeguarsi per salvaguardare ciò che siamo, bensì di aprire le porte a ciò che possiamo diventare.

La storia economica di ogni paese dimostra che l’apertura è sempre preferibile all’isolamento. Questa affermazione, valida per qualsiasi paese, è tanto più vera nel caso di Stati di ridotte dimensioni territoriali. La prosperità economica di San Marino e di Andorra è stata possibile grazie all’accesso a mercati più grandi del nostro piccolo mercato interno. I settori che si sono potuti distinguere nelle nostre economie – turismo, attività bancaria, commercio al dettaglio, industria leggera, ecc. – lo hanno fatto grazie a clienti internazionali, per la maggior parte europei. E’ giunto dunque il momento di offrire ai nostri cittadini e alle nostre imprese l’opportunità di accedere al mercato transnazionale più importante al mondo: il mercato interno dell’Unione Europea.

I modelli di crescita economica di San Marino e Andorra sono modelli maturi; questo è almeno il caso di Andorra, senza voler impartire lezioni a nessuno. I settori tradizionali delle nostre economie non possono più – da soli – garantire la crescita e il benessere futuri delle nostre società. E la tanto necessaria diversificazione passa attraverso una maggiore integrazione nel contesto europeo. Proprio per questo motivo ho affermato che non si tratta solo di evolvere e di adattarsi per continuare ad essere, ma per riuscire ad essere ciò che possiamo ambire ad essere.

I nostri paesi, che si distinguono per il loro dinamismo economico, la certezza del diritto e un contesto imprenditoriale agevole, possiedono un potenziale ben superiore nel mercato interno europeo che non al di fuori dello stesso.

Qualche anno prima che la Commissione europea desse mandato di negoziare un Accordo di associazione con Monaco, San Marino e Andorra, nel 2014 la stessa Unione europea aveva già previsto questa possibilità nel Trattato di Lisbona, che apre la strada all’ingresso dei piccoli Stati nel mercato interno, rispettando determinate peculiarità. Infatti, il Trattato di Lisbona ha messo nero su bianco la possibilità di un accordo come quello che l’Unione europea aveva già in atto con il Liechtenstein, nell’ambito dello Spazio Economico Europeo.

Eccellenze,

Signore e Signori,

La negoziazione di un Accordo di associazione con l’Unione europea giunge in un momento in cui San Marino e Andorra, così come molti altri paesi, stanno completando un lungo percorso di riforme verso la trasparenza e la cooperazione economica internazionale.

Anche se a volte si è voluto porre l’accento o mettere sotto i riflettori alcuni piccoli Stati europei, la necessità di maggiore trasparenza, conformità e cooperazione riguarda ormai tutte le economie sviluppate. Per decenni abbiamo costruito un’economia globale senza dotarci di regole globali ed eque, come peraltro ha dimostrato l’ultima crisi finanziaria.

Negli ultimi cinque anni e mezzo, il Governo che ho l’onore di presiedere si è impegnato in modo particolare per portare a termine riforme importanti, già avviate dai governi precedenti: avviare un modello fiscale conforme, negoziare e firmare una rete di accordi per evitare la doppia imposizione, aprire la nostra economia agli investimenti esteri, concedere pieni diritti economici a tutti i residenti internazionali e preparare il nostro sistema finanziario allo scambio automatico delle informazioni fiscali.

Questo processo – che potremmo sintetizzare come un percorso dalla eccezionalità alla competitività – trova logico seguito nell’accesso al mercato interno dell’Unione europea.

Ho parlato di un processo che va dall’eccezionalità alla competitività perché il benessere dei nostri cittadini e la prosperità delle nostre imprese in futuro passa attraverso la possibilità di partecipare e, di conseguenza, di competere in un’economia globale. E non saremmo in grado di partecipare a un’economia globale da una posizione di isolamento e di eccezionalità.

Ancora una volta si tratta di difendere ciò che siamo, ma anche di difendere ciò che possiamo divenire. Si tratta anche – in tutta umiltà – di contribuire al momento storico che ci è dato vivere. A mio avviso, il grande dibattito della nostra era non riguarda più, come qualche decennio fa, la sinistra e la destra, ma piuttosto l’apertura e la chiusura; il dibattito tra coloro che vorrebbero un mondo più aperto, più integrato, più cooperativo e con legami sociali ed economici più forti e coloro che vorrebbero un mondo chiuso, fatto di piccoli isolamenti e segnato dal protezionismo. E’ quanto ho detto, solo dieci giorni fa, in occasione del mio intervento innanzi all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

La recente crisi economica ha in qualche modo messo un freno all’ottimismo e allo spirito di apertura dei due decenni successivi alla guerra fredda e ha sostituito l’ottimismo con la paura e la chiusura.

25 anni fa in Europa e nel mondo si parlava di eliminare muri e barriere. Oggi, sempre più voci, a mio avviso populiste, vorrebbero erigere nuove barriere e nuovi muri.

La reazione giusta non è mai la paura bensì scommettere sulla cooperazione, l’integrazione, le istituzioni internazionali e il multilateralismo; riformare e migliorare gli standard globali e far sentire la nostra voce.

L’Unione europea non è estranea a questa dialettica tra coloro che sostengono l’apertura e coloro a favore della chiusura. Lo vediamo nella politica interna di molti Paesi membri dell’Unione. Ritengo, tuttavia, che la reazione appropriata non sia meno Europa, bensì il contrario, più Europa e soprattutto un’Europa migliore. E il nostro modo per contribuire a fare di più e meglio in Europa – in questo momento – è negoziare un buon Accordo di associazione con l’Unione europea.

Eccellenze,

Signore e Signori,

All’inizio del mio intervento ho affermato che San Marino e Andorra, ma anche Monaco, condividono la sfida di negoziare un Accordo di associazione con l’Unione europea. Abbiamo innanzi a noi la sfida dell’adeguamento. Commetteremmo tuttavia un errore se pensassimo che questa sfida riguardasse esclusivamente noi, una sfida solo per gli Stati terzi. Questa sfida è anche dell’Unione europea. Se è vero, infatti, che spetta a noi trovare il nostro posto nel processo di costruzione europea, è altrettanto vero che le istituzioni europee, coerentemente a ciò che l’Unione europea rappresenta, hanno il dovere di trovare una soluzione che si adatti e che risponda a realtà come quella sammarinese o andorrana.

Noi siamo infatti i portatori dei valori europei più autentici e l’Unione europea deve rimanere fedele al suo motto In varietate concordia, unità nella diversità.

A differenza di altri tentativi di unificazione europea avvenuti in passato – tutti basati sulla forza delle armi e tutti falliti – l’Unione europea non è in alcun modo un progetto omologatore che punta alla scomparsa della diversità. Al contrario l’unità si costruisce partendo dalla diversità.

L’Unione europea e le altre organizzazioni internazionali devono inoltre mostrarsi sensibili alle realtà diverse, comprese quelle di San Marino, Andorra e Monaco. Dobbiamo inoltre far sì che queste istituzioni internazionali rispondano anche ai problemi locali e siano al servizio dei cittadini.

Negli ultimi due anni, abbiamo fatto progressi significativi nel coordinare la negoziazione tra San Marino, Monaco, Andorra e l’Unione Europea. Si tratta di una questione che va ben al di là delle contingenze politiche interne di un determinato momento e quindi questi sforzi di coordinamento devono proseguire, o addirittura aumentare in futuro, per far sì che l’associazione con l’Unione europea sia un successo per tutte le parti e abbia effetti positivi per tutti i nostri cittadini.

Partecipare al processo di costruzione europea significa raccogliere una sfida condivisa. La sfida è quella di costruire un’Europa e un mondo più interconnessi, più aperti, più collaborativi e più solidali. Perché in fin dei conti, esistono solo due tipi di paesi: paesi piccoli e paesi che non si sono ancora resi conto di essere piccoli.

Fortunatamente, la Repubblica di San Marino e il Principato di Andorra fanno parte del primo gruppo.

Grazie.


La Reggenza è particolarmente lieta e onorata di intervenire all’avvio dell’odierna Cerimonia di Insediamento e di esprimere sentimenti di profonda gratitudine per l’alto messaggio augurale appena indirizzatole da parte di Sua Eccellenza Monsignor Adriano Bernardini, Nunzio Apostolico, Decano del Corpo Diplomatico accreditato in Repubblica.

Un messaggio che induce a profonde riflessioni sul significato proprio della libertà di religione e sulle interpretazioni ingannevoli che purtroppo alimentano oggi scontri tra culture, fedi e civiltà che, nella loro essenza, nulla hanno a vedere con fenomeni di odio, di violenze e di atrocità su scala globale.

Nel condividere l’unanime preoccupazione per le inqualificabili limitazioni all’esercizio della libertà religiosa che attentano, inevitabilmente, alla stessa pace nel mondo, la Reggenza rammenta altresì il ruolo propulsivo esercitato da San Marino nel promuovere i principi del dialogo interreligioso e le iniziative che ne rappresentano una diretta testimonianza.

Un saluto deferente è indirizzato dunque a Sua Eccellenza il Decano e a tutti i Rappresentanti del Corpo Diplomatico e Consolare oggi convenuti in Repubblica, ai quali va l’auspicio di una sempre più intensa cooperazione internazionale, ispirata agli ideali di solidarietà e di rispetto dei diritti universali di ciascun essere umano e di ciascun Popolo.

Nello stesso spirito la Reggenza accoglie in questa Sala Sua Eccellenza Antoni Martí Petit, Capo del Governo del Principato di Andorra, oggi a San Marino in qualità di Oratore Ufficiale della Cerimonia di Insediamento dei nuovi Capitani Reggenti.

A Sua Eccellenza Martí Petit rivolgiamo un sentito ringraziamento per aver accolto l’invito ad esser protagonista di una delle fasi salienti della giornata odierna; un momento, quello dell’Orazione Ufficiale, previsto già negli Statuti del 1600, particolarmente caro ai sammarinesi per l’attestazione di stima e di amicizia di tanti autorevoli rappresentanti delle Istituzioni, dell’economia e della cultura, a livello nazionale e internazionale che hanno lasciato traccia del proprio pensiero su San Marino.

Mai come in questo momento, San Marino e Andorra sono stati così vicini e strettamente collegati; sulla base di relazioni eccellenti intrattenute da sempre tra i due Piccoli Paesi, si è consolidato ora un legame intimamente correlato alle ragioni del comune percorso in ambito europeo.

Entrambi coinvolti nel negoziato attualmente in corso, per la definizione di un Accordo di associazione tra Unione Europea e San Marino, Andorra e Monaco, stiamo ragionando e lavorando insieme per offrire ai nostri Paesi una integrazione sostenibile con le ragioni delle nostre peculiarità, delle nostre collocazioni e della nostra volontà di divenire partner equivalenti nel rapporto con l’Europa delle Istituzioni comunitarie e dei suoi 28 Paesi Membri.

La Sua presenza a San Marino, Gentile Eccellenza, che fa seguito ad altrettante visite da parte di Istituzioni governative e parlamentari sammarinesi ad Andorra, è conferma di un rapporto sensibilmente accresciuto nella collaborazione e nell’amicizia; è in questo spirito che ci accingiamo ad ascoltare un‘Orazione Ufficiale particolarmente vicina alle attese e agli interessi prioritari della popolazione sammarinese.

La Reggenza è altresì lieta di accogliere l’Ambasciatore d’Italia a San Marino, Barbara Bregato, e di mantener viva una positiva consuetudine di rivolgerle, in questa occasione, un cordiale saluto e sentimenti di fraterna amicizia da parte delle Istituzioni sammarinesi per lo speciale rapporto che ci unisce da tempo immemore.

All’Ambasciatore Bregato la Reggenza richiama con viva soddisfazione il rinnovato corso delle relazioni italo-sammarinesi, oggi strutturate sulle basi e sui principi di una comunità globalizzata, senza comunque rinunciare alla peculiare valutazione di un contesto che da sempre ha intrecciato il destino delle nostre Istituzioni e dei nostri Popoli.

Ci accomuna una contiguità geografica e culturale che ha permeato le nostre stesse identità e che oggi continua ad essere fonte di rinnovate collaborazioni su scala nazionale ed internazionale.

L’effettivo recupero di affidabilità e di trasparenza del sistema politico, economico e finanziario ha già favorito nuove intese e cooperazioni a livello bilaterale, oltre che ripristinato quel collante di relazioni e di solidarietà che è alla base del nostro stesso rapporto.

In questa occasione, tra l’altro, desideriamo nuovamente rinnovare all’amica Nazione Italiana una stretta vicinanza per la più recente calamità sismica che si è abbattuta su una vasta area dell’Italia centrale, provocando vittime e destabilizzando la vita di tante popolazioni.

Con orgoglio citiamo il tempestivo intervento della Repubblica a livello Istituzionale, governativo e di volontariato, così come l’attuale fervida cooperazione della Protezione Civile sammarinese con il Dipartimento Nazionale di Protezione Civile Italiano, nella delicata opera di riconsolidamento delle strutture delle comunità colpite e di assistenza alla popolazione.

Il semestre che ci attende porta con sé, su scala internazionale, la scia di una serie di violazioni e di attentati alla sicurezza internazionale che rappresentano tuttora una gravissima minaccia per la pace e un grosso ostacolo per una effettiva cooperazione tra Stati, anche nel comune impegno a livello multilaterale.

Siamo oggi testimoni di guerre che hanno causato una crisi umanitaria globale senza precedenti, di un’espansione del fenomeno terroristico e dell’estremismo violento che, minando le fondamenta della pacifica convivenza, ha sconvolto gli equilibri mondiali, oltre ad aver gettato il seme della paura tra le genti; siamo altresì testimoni della tragedia dei grandi movimenti dei migranti e dei rifugiati che, spesso, sono accompagnati da un aumento del populismo e dell’intolleranza.

Dinnanzi a questo scenario, la Repubblica non ha mancato di offrire il proprio contributo in termini di denuncia in tutte le sedi internazionali delle aberranti violazioni dei diritti umani e delle leggi umanitarie internazionali e altresì di concreta solidarietà;

oltre a partecipare finanziariamente a programmi internazionali, San Marino ha aderito al Progetto dei corridoi umanitari promosso dalla Comunità di Sant’Egidio, ospitando una famiglia siriana con grande motivazione e autentico spirito di accoglienza.

Eccellenze, Illustri Ospiti,

il semestre che da oggi prende avvio sarà ampiamente caratterizzato, nella sua prima parte, dal clima politico-istituzionale determinato dall’anticipata fine legislatura;

la recente crisi di Governo che ha condotto allo scioglimento degli Organismi Istituzionali e alla ufficializzazione di nuove Consultazioni Elettorali, previste per il prossimo 20 novembre, ha dunque aperto una fase di rinnovato e acceso confronto che dovrà, necessariamente, dar prova di maturità politica e di buon senso nei cittadini.

Soltanto attraverso un dibattito sereno, un confronto democratico e nel più assoluto rispetto delle volontà delle forze politiche e del diritto di un elettorato sovrano, potrà infatti affrontarsi una contingenza che porta con sé aspettative, incertezze e banchi di prova.

Attraverso l’esito del referendum celebrato lo scorso 15 maggio che ha stabilito, tra l’altro, la preferenza unica, il Popolo sammarinese sarà chiamato ad osservare nuove regole e procedure e ad attenersi scrupolosamente alle volontà espresse dalla sua stessa maggioranza; iniziativa, questa, finalizzata a rendere ancor più chiaro e trasparente l’esercizio di un diritto universale, che è l’espressione più alta della partecipazione dei cittadini alla vita pubblica e alla determinazione del buon governo.

La Reggenza rivolge un appello ad un Paese che ha risentito di un clima politico-istituzionale particolarmente acrimonioso e che ora ha necessità di riportare al centro della dialettica democratica la coscienza delle Istituzioni, richiamandosi ai valori della saggezza, dell’onestà e del rispetto degli impegni assunti; valori che portano con sé, inevitabilmente, il rifiuto di ogni logica personalistica e di ogni inquinamento della libera volontà di voto e di espressione.

Teniamo particolarmente a riaffermare questo principio, nel nostro ruolo di massima espressione della sovranità di uno Stato che ha mantenuto integerrimo il suo presidio di autorità e di valori identitari, contro ogni tentativo di sottrazione o di limitazione.

La Reggenza richiama l’evidente necessità che le decisioni strategiche per una rinnovata affermazione della Repubblica siano ispirate a un’etica civile e morale che sappia far emergere il senso pieno delle Istituzioni e la consapevolezza del loro valore intrinseco;

tutti coloro che sentono forte il desiderio di poter offrire un contributo politico e di idealità per il Paese dovranno pertanto farsi carico di una responsabilità forte nei confronti dei tanti uomini e delle tante donne che oggi guardano al futuro con verosimile titubanza; una responsabilità, in primis, nel riconoscere e rispettare le Istituzioni, la loro dialettica e in particolar modo la loro autonomia.

A costoro e ai tanti giovani che sono l’energia vitale del Paese dobbiamo infondere fiducia nelle Istituzioni e sostegno nelle scelte.

La Reggenza è garante dell’attività Istituzionale e nella pienezza del suo ruolo super partes vigilerà sulla perfetta osservanza di regole, scritte e non, che si pongono a presidio dell’esercizio della cosa pubblica e del nostro ordinamento; un patrimonio di norme, di garanzie e di esercizio della democrazia che la nostra comunità ha saputo custodire nei secoli e che l’UNESCO ha ulteriormente riconosciuto, inserendolo nel Patrimonio Mondiale dell’Umanità.

Per le tante ragioni che in questo momento ci conferiscono alti onori ed altrettanti forti responsabilità, assicureremo la nostra prioritaria attenzione alle istanze dei più giovani, consapevoli della preziosa risorsa che rappresentano e della necessità di un incoraggiamento e di un coinvolgimento pieno: dobbiamo accompagnarli a mettersi in gioco per una speranza, per una passione, per una buona causa, ponendoli al centro anche delle strategie politiche di rilancio economico e sociale.

A loro, ai nostri giovani, dobbiamo garantire un’adeguata formazione, attraverso accessi sistemici e non più sporadici ad alti livelli accademici e professionali, favorendo le migliori opportunità di crescita e di qualificazione, che siano poi propedeutiche allo sviluppo e al benessere dell’intera comunità.

Di pari passo con la visione di un futuro che sappia sbloccare pienamente le risorse di cui si dispone, guardiamo con ottimismo al cammino compiuto e alla capacità di reazione di un Paese che, pur nelle strettoie di una contrazione economica che l’ha duramente messo alla prova, ha certamente più di altri una maggior rapidità nelle decisioni e nell’attuazione di politiche di sviluppo insieme a una condizione sociale e a una qualità dei servizi ancora competitivi su ampia scala.

La Reggenza avrà dunque a cuore il mantenimento di un perfetto equilibrio fra i poteri dello Stato, evitando conflitti e contrapposizioni che nulla hanno a vedere se non con gli ambiti sterili dei particolarismi, in un momento in cui sono invece imperativi percorsi di coesione e di unità, nell’assunto che il futuro si costruisca soltanto insieme.

Abbiamo necessità di riportare all’interno delle Istituzioni un senso di responsabilità unitario, che sappia riaccendere la speranza nei cittadini e risollevare l’orgoglio della propria appartenenza: dobbiamo pertanto scuotere gli animi dei tanti cittadini ancora assopiti nella forte preoccupazione per il futuro e rassegnati alle difficoltà del momento: a costoro e a quanti hanno pagato pesantemente il costo della crisi economica, abbiamo il dovere di assicurare una rete di solidarietà efficace e l’assoluto rispetto delle legittime aspirazioni, nell’osservanza della parità giuridica e di condizioni di piena uguaglianza e dignità.

Particolarmente vicina alle sollecitazioni del suo Popolo, la Reggenza conferma fin da ora il proprio impegno affinché le Istituzioni e lo Stato possano essere sempre più di effettivo riferimento e servizio ai cittadini; quando Stato e Istituzioni sono forti e credibili, sono pienamente in grado di dare risposte concrete ai bisogni della comunità, sono in grado di fronteggiare le emergenze di carattere economico e le catastrofi naturali, come abbiamo ricordato nella prima parte dell’intervento, che ben evidenziava la presenza di uno Stato e di Istituzioni uniti e stretti alle comunità colpite dal terremoto del centro Italia.

Queste le premesse per garantire nuove opportunità di lavoro ai giovani, per sviluppare reti sociali e comunitarie a sostegno delle fasce più deboli, per favorire investimenti nella ricerca e nei settori strategici di sviluppo, per consolidare una giustizia sempre più efficiente e un sistema finanziario che possa assicurare nuove basi di competitività futura, nella piena conformità agli standard internazionali e per assicurare uno sviluppo economico nel segno della trasparenza e della certezza delle regole.

Abbiamo ricevuto un mandato che assumeremo con il più alto senso del dovere, in ascolto delle istanze più forti provenienti dal nostro Popolo e a sua esclusiva garanzia;

principi questi che, con sentimenti di sincero orgoglio, i Capitani Reggenti di questa Serenissima Repubblica metteranno al servizio del proprio amato Paese e dei suoi cittadini, veri detentori del potere sovrano.