San Marino. Don Mangiarotti: Libertà ch’è sì cara…

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Una volta c’era la categoria dei ficcanaso, di coloro che volevano sempre dire la loro su tutto, anche su ciò che non era proprio di loro competenza. Chiacchierare, e poi sparlare, sembra essere uno sport da alcuni molto praticato. E mi convinco sempre più che costoro, che potremmo definire i «taglialingua», sembrano ricercare con impegno degno di migliore causa ogni occasione per spargere sospetti e cattiverie su coloro che considerano i loro nemici (e, ça va sans dire, che sono considerati intransigenti e settari). Non sarebbe meglio se pensassero ai fatti loro, soprattutto coloro che accusano, in particolare la Chiesa e un certo mondo cattolico, di volere mettere il becco in questioni che non li dovrebbero riguardare! Quante storie contro l’ingerenza della Chiesa nelle questioni morali, affettive, matrimoniali si sono sentite in questi giorni! Credo però che tutto vada rubricato nella categoria «l’intolleranza dei tolleranti», che Papa Benedetto ha chiamato la «dittatura del relativismo». Se un parroco chiede ai suoi parrocchiani che non intendono frequentare l’Insegnamento della Religione Cattolica a scuola, (detto con l’acronimo IRC e non ICR, tra l’altro), adducendo ragioni serie e «discutibili», cioè dando motivazioni su cui riflettere, perché tante anime belle pensano solo a un ricatto per costringere tutti ad un insegnamento che altrimenti non potrebbero frequentare? Forse vale il detto «chi lo pensa lo fa» [«il pensar male non è da huomo da bene; chi lo pensa lo fa, dice il volgo…» Dedicato alla Serenissima Altezza di D. Vittoria Di Montefeltro pp. 471-472], così che è facile accusare nell’altro ciò che è manifesto nel proprio cuore. Non ritorno sul refrain stantio dell’IRC come catechesi, perché mi pare affermazione sostanzialmente scorretta, se non frutto di ottusa ideologia, e soprattutto non entro nel merito di tante pressioni fatte perché le famiglie avessero a scegliere di non avvalersi dell’insegnamento stesso della Religione cattolica. Anche se non è di Voltaire, pur essendogli attribuito (la frase è stata usata per la prima volta da Evelyn Beatrice Hall – http://www.gliscritti.it/blog/entry/2626) penso che valga la pena ricordare questo aforisma, che potrebbe essere segno di quel rispetto che tra persone civili dovrebbe essere la regola: «Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo». E il motto straordinario che ci accoglie ogni volta che entriamo in Repubblica «Benvenuti nell’antica terra della libertà» non può essere usato ad intermittenza, come se valesse solo per coloro che la pensano nello stesso modo. Anche in una questione particolare, come il diritto di un parroco di dare indicazioni ai suoi fedeli per la frequenza al catechismo, la libertà di pensiero e di parola è un elemento insostituibile di civile convivenza. Vorremmo tutti che i tempi del fascismo e del comunismo fossero solo un ricordo del passato, da non ripetere mai più.

Comunicato stampa
Don Gabriele Mangiarotti

  • WP Facebook Auto Publish Powered By : XYZScripts.com