Il Consiglio pastorale della Diocesi di San Marino e Montefeltro, insieme alla Consulta delle aggregazioni laicali intervengono sulle cinque Istanze d”Arengo presentate il 3 aprile scorso alla Reggenza.
Il filo conduttore delle richieste che i cittadini firmatari, tutte donne, avanzano ai Capi di Stato e che saranno sottoposte successivamente al Consiglio grande e generale è la caduta di un tabù che sopravvive nella Repubblica di San Marino: le istanze chiedono in sintesi di legalizzare l’interruzione di gravidanza, poichè sul Titano è tuttora un reato penale.
Di fronte agli interrogativi di una donna alle prese con una gravidanza indesiderata o con il rischio che il feto possa avere malformazioni, secondo il consiglio e la consulta “spesso le donne sono sole, abbandonate al loro destino ed il contesto sociale e culturale”.
E così, secondo gli autori della nota, “si pensa di liberarsi del problema lasciando la donna sola e abbandonata all’aborto”. La prospettiva da cui partire, secondo i contrari alle istanze è un’altra: “Si può parlare dei diritti delle donne- si chiedono- senza equiparazioni ideologiche tra donna e feto?”.
La vita va difesa fino al suo concepimento, perché, citando Papa Francesco, “un essere umano è sempre sacro e inviolabile, in qualunque situazione e in ogni fase del suo sviluppo”, sostengono Diocesi e consulta dei laici. I cristiani, sostengono gli autori della nota, non hanno nulla da imporre alla società, desiderano confrontarsi: di qui la disponibilità a “collaborare insieme a qualunque persona e istituzione per abbracciare le esigenze di tutti: donne incinte, immigrati, disoccupati, malati, per cercare insieme di rispondere, oltre alle necessita” materiali, alla domanda di felicita” e significato della vita”. Dire.it