San Marino. E’ allarme povertà: intervista a Donna Burgagni

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Alla gente non piace ricevere l’elemosina. Sarà per questo che il reddito di cittadinanza è stato accolto nella vicina Italia con poco entusiasmo. La gran parte delle persone ha ancora voglia di giocare in prima persona la partita della propria vita. Altrimenti si lede la dignità. Così la Lega ha battuto il M5S che con la trovata del reddito di cittadinanza non ha scaldato nemmeno un brodino. La eco di quella dura lezione non è evidentemente arrivata sul Titano dove proprio alla vigilia di un importante referendum che era anche un giudizio sull’attuale governo, si è provato a far di tutto per cercare di risvegliare un consenso che pur se piccolo, è evidentemente perduto. E lo si è fatto come la politica fa di solito, questa volta parlando tra le altre cose di reddito di sostentamento agli ultracinquantenni. Ciononostante il referendum ha bocciato sonoramente il governo. Ma la campana non è suonata per la parte politica, quella di maggioranza, che è uscita sconfitta alle consultazioni referendarie, i cui esponenti stanno già pensando a come riciclarsi, è suonata per i tanti sammarinesi che hanno dichiarato di vivere nel limbo della povertà. Ne abbiamo parlato con una cittadina sammarinese, Donna Burgagni:

Lei interviene spesso sui social con messaggi al limite della disperazione. Può raccontarci la sua storia?
“Certo, lo faccio volentieri visto che sto avendo la prova che nessuno si occupi di chi come me ha problemi economici molto gravi. Tutto nasce dal momento in cui anni fa l’azienda di abbigliamento per la quale ho lavorato per 25 anni ha chiuso i battenti. Non se ne sono andati via da San Marino per la crisi ma perché c’erano troppe problematiche con le vendite all’estero. Oggi quando ci sentiamo ancora mi dicono ‘meno male che siamo andati via, oggi San Marino non è nemmeno più un Paese sicuro’. Da lì è cominciata la mia Odissea, non c’è lavoro, mi presto a fare tutto ma anche per lavare i piatti ti chiedono il curriculum. Io ho quasi sessant’anni dunque rientro nel famoso reddito di sostentamento per gli ultracinquantenni che esiste solo sulla carta. L’unica forma di aiuto per il momento è la domanda dell’assegno sociale che va fatta entro il 7 di luglio per poi dover però attendere fino a novembre per avere al massimo due o tre mila euro che devono bastare per l’intero anno. Fino adesso me la sono cavata con mia mamma che prendeva la pensione sociale ma morta lei devo ammettere che dovendo pensare anche al mantenimento di mio figlio è davvero dura”.

Non è riuscita a trovare nessun lavoro?
“Quando parlo di queste cose non posso fare a meno di sentirmi presa in giro. Ho letto tempo fa il commento del segretario Zafferani che ci ha tenuto a specificare su facebook che non si è più negli anni Novanta quando tutti trovavano un lavoro sotto lo Stato. Io non ne ho nemmeno la pretesa salvo notare da che pulpito proviene la predica: mi risulta che la gran parte delle mogli dei segretari sia impiegata nella Pa. Guardando oltre, io ho un lavoro di fattorino sui pullman che mi garantisce uno stipendio di appena 600 euro, poco per andare avanti in due. D’estate poi e cioè da oggi mi ritrovo senza lavoro e a dover presentare la domanda per la disoccupazione, circa 185 euro al mese che dovrebbero arrivare non prima del 20 luglio. A fronte di questo grossissimo disagio ho proposto a un consigliere di considerare l’idea di continuare a far lavorare noi fattorini anche durante il periodo estivo in qualità di controllori visto che è risaputo che il biglietto non lo paga nessuno. Lo Stato ci guadagnerebbe e noi non resteremmo senza un lavoro e uno stipendio”.

Le proposte che lei ha fatto sono state prese in esame?
“Assolutamente no, le persone come me non sono tenute in minima considerazione. All’inizio dell’anno ho scoperto di essere malata e in attesa dell’operazione il medico ha ritenuto non fossi in grado di lavorare e ha stabilito che rimanessi a casa. Per far valere questo mio diritto ho dovuto fare parecchie visite come se di lavorare non avessi voglia. Dopo l’operazione sono voluta rientrare subito al lavoro nonostante potessi rimanere a casa. Io ho necessità ma soprattutto voglia di lavorare e come ho detto sono disposta a fare qualunque lavoro. L’importante per me è avere la possibilità di mantenere la mia famiglia”.

Quanti anni ha suo figlio?
“Mio figlio ha trent’anni ed è laureato in storia contemporanea però ha perso molti anni per questioni legate alla salute, ha avuto un problema al cuore. Per questa ragione non riesce a trovare lavoro. In molti chiedono l’esperienza ma se ai giovani non viene mai data la possibilità di iniziare, quando potranno dire di vantarne una”?

Repubblica Sm

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