San Marino. “E’ giunto il tempo di rispondere del proprio operato”

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Mancini (Ps): “I congressisti sembrano vivere in una bolla tutta loro. Vanno a Bruxelles, spiegano le mancanze in ambito sanitario nonostante il fallimento, lanciano progetti mirabolanti…”

Dopo quasi tre anni caratterizzati da un clima politico rovente, alla vigilia delle elezioni la temperatura parrebbe essersi stranamente raffreddata. C’è chi dice perché sarebbero iniziate le grandi manovre sotterranee. Ne abbiamo parlato con l’ex consigliere del Ps Alessandro Mancini.

Strano clima a due mesi dalle elezioni. Si è fatto un’idea del perché?
“Si vota l’8 dicembre ma ho la netta impressione che si voglia spacciare per ordinaria una situazione che più non lo è. Le porto l’esempio dei congressisti che sembrano vivere in una bolla tutta loro. Vanno a Bruxelles, spiegano le mancanze in ambito sanitario nonostante il fallimento evidente, lanciano progetti mirabolanti in tutta continuità con le panzane sentite in questi tre anni. Le sembra normale”?

E a lei?

“No, perché logica vuole che anche loro debbano giustificare il loro operato: c’è un limite a tutto. Civico 10 ha aperto la crisi, è stata votata una Reggenza di garanzia e sono state indette le elezioni. Eppure si vuole spacciare il tutto come normale dia- lettica”.

A chi si riferisce?

“E’ chiaro che chi – come RF – ha subito nettamente il colpo dell’iniziativa di Civico 10 cerchi di ridimensionare il tutto confidando di recuperare i possibili pezzettini che potrebbero determinarsi a seguito di questa traumatica rottura nell’area della ex maggioranza e non solo…”

E’ il caso di Zafferani?

“Non mi permetto di giudicare. Ognuno è artefice del proprio destino e risponde alla propria coscienza ed elettorato. Quello che è certo è che la gente non capirebbe riproposizioni di alleanze – ma dopo l’8 di dicembre non vi saranno più i numeri – dichiarate fallite da uno degli stessi contraenti del patto nato sotto le insegne di Adesso.SM. Mi pare di una logica elementare. Che i sammarinesi hanno sicuramente capito, meno qualche politico”.

Sulla Giustizia quale opinione si è fatto?
“E’ grave che un settore così delicato sia continuamente posto al centro dello scontro politico. Specialmente nel corso delle tappe di avvicinamento alla campagna elettorale. Ma è la logica naturale conseguenza di quanto visto in questa legislatura. C’era un Segretario alla Giustizia? Ci pare proprio di no. Quando lo stesso è stato più volte incalzato Renzi ha preferito starsene in disparte anziché rispondere politicamente. E’ un dato di fatto. Però mi permetta una considerazione”.

Prego, anche più di una.

“Di Fisco, Banche, Scuola, Sanità e Pensioni non ne parla più nessuno. Questo lo dico a prescindere dal Tavolo Istituzionale. E’ possibile andare dagli elettori pensando di presentarsi soltanto dicendo loro questi hanno fallito? Non basta. Su questi temi e sul rapporto con l’Italia e l’Europa occorre dare una prospettiva di chiarezza. Non perché si tratta di assunti tipici della politica tradizionale ma perché Roma e Bruxelles sono per noi – da sempre – un passaggio ineludibile”.

Può portare un esempio?

“Guardi la vicenda targhe, il problema c’è e rimane irrisolto ed è uno dei punti più bassi della storia della nostra politica estera. Il Governo dice di averle provate tutte per risolverlo ed il culmine lo abbiamo raggiunto quando si è minacciato di togliere il contributo alla Moto GP. Un atto disperato che ha sconfessato quanto la liturgia ufficiale ha narrato al Paese millantando buoni rapporti con Roma”.

Ma lo sbarramento non vi preoccupa?
“No, siamo i legittimi eredi ed interpreti di un’area – quella socialista e democratica – che ha una storia importante. Sta a noi onorarla fino in fondo aprendoci anche alla società civile. A brevissimo lanceremo la nostra lista e il nostro programma. Costi quel che costi”.

La RepubblicaSM

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