C’è un’aria strana a Palazzo. Sembra di stare nel retropalco di una sfilata di moda, dove il “buonismo” è l’accessorio dell’anno e il Congresso di Stato fa a gara a chi indossa meglio il vestito dell’accoglienza. Peccato che, a forza di voler apparire “più realisti del Re” (o più santi dell’ONU), i governanti sammarinesi stiano per servire alla comunità del Titano un pasticcio legislativo che rischia, nel tempo, di provocare un’indigestione collettiva…
Parliamo del decreto per l’accoglienza dei palestinesi inserito nell’odg della prossima sessione consigliare. Sia chiaro, prima che qualche “anima bella” (magari di Demos) inizi a stracciarsi le vesti: oggi non parliamo di gente sotto le bombe, ma di persone alle prese con una crisi umanitaria e gravi carenze sanitarie. Giusto dare una mano? Certo che lo è.. Anzi, a io parere è doveroso anche per San Marino. Ma tra il curare un ferito e regalargli le chiavi della Repubblica con tanto di – conseguente, anche se non citato fra gli articoli del decreto – ricongiungimento familiare, passa la stessa differenza che c’è tra offrire un caffè e intestare la casa all’ospite.
Il decreto attuale – e restiamo nella mia opinione personale – è un capolavoro di incoscienza. Si sancisce a chiare lettere che i visti siano “temporanei”, ma poi si “aggiusta” altrettanto chiaramente che sono “rinnovabili” e, chicca finale, prevedono pure scorciatoie, autostrade senza casello o pedaggio, per garantire – al palestinese di turno – un posto di lavoro. Ma scusate: se uno viene a San Marino per curarsi, ha bisogno di uno stetoscopio e di un brodo caldo, non di un contratto a tempo indeterminato! E l’accompagnatore? Dovrebbe essere lì per accudire il malato, mica per produrre la Torta Titano… Se hai tempo per lavorare, forse la tua “emergenza” non è poi così sanitaria, né la tua priorità è rientrare a “guarire” la tua Terra, o no? L’Italia, che – checché ne dicano Schlein e grillini – non è certo governata da Attila, usa il “Visto per cure mediche”: entri, ti curano, e quando sei guarito torni a casa tua. Punto. Perché sul Titano si dovrebbe invece costruire un ponte migratorio che, poi, attraverso i ricongiungimenti, trasformerebbe i 30 ospiti iniziali in una comunità stabile e numericamente importante per una Repubblica di poco più di 60 chilometri quadrati?
E poi c’è il tema che tutti sussurrano ma pochi hanno il coraggio di gridare: la sicurezza. Un sondaggio pubblicato da Al Jazeera (non proprio una testata di “falchi” sionisti – leggi qui) rivelava che un’altissima percentuale di palestinesi sostiene Hamas e i vari gruppi terroristici dell’area. Ora, con tutto il rispetto per la gloriosa Gendarmeria, qualcuno crede davvero che San Marino abbia un’intelligence collaudata per gestire il radicalismo religioso? La realtà dice che l’apparato di sicurezza locale è abituato a ben altro; pensare di poter filtrare il rischio terroristico con la stessa facilità con cui si timbra un passaporto turistico è – a mio parere – pura demenza.
Cari “Sessanta”, il destino della Repubblica è nelle vostre mani. Non fatevi imbambolare dalle ideologie da salotto. In sede di ratifica avete – credo, a esser sincero non ho approfondito il regolamento consigliare, mi perdonerete – due strade per dimostrare pragmatismo e senso dello Stato:
- Emendare pesantemente il decreto: Trasformatelo in un “Visto per sole cure”, limitato nel tempo, senza alcuna possibilità di lavoro e, conseguentemente, senza ricongiungimenti futuri. Lo Stato si faccia carico delle cure e del vitto, ma non regali la residenza.
- Respingere il decreto: Se il Governo si impunta, bocciate il testo e votate un Ordine del Giorno che imponga un nuovo decreto razionale: ospedale, guarigione, rimpatrio.
San Marino è una scialuppa di salvataggio, non un transatlantico. Se si prova a imbarcare tutti senza essere previdenti e razionali, affonda la scialuppa e pure quelli che si volevano salvare.
Lasciate il moralismo a targhe alterne ai frequentatori dei social e a chi non ha responsabilità di governo. Voi siete lì per difendere la realtà, non per conqwuistare il “paradiso” futuro mentre la Repubblica scivola verso l’ignoto.
Enrico Lazzari
Leggi anche:












