Mentre tra le mura della Commissione Territorio si consuma la maratona notturna per sviscerare i 57 articoli della nuova Pianificazione Strategica Territoriale (PST) – l’atto che da qui al 14 aprile cercherà di archiviare il giurassico PRG del 1992 – il coro degli allarmisti ha già iniziato a gridare al sacrilegio ambientale. Da oggi, così, vedrete, il copione della politica sammarinese prevederà barricate ideologiche e pianti grechi sulla “cementificazione selvaggia”, proprio mentre una crisi abitativa senza precedenti sta trasformando la Repubblica in un circolo esclusivo per Paperoni, lasciando i cittadini comuni a guardare il panorama da Montelicciano… O dal finestrino dell’auto.
Ve lo dice uno che il Titano lo osserva con distacco, pur con affetto: il fanatismo nazi-green che ha infettato il dibattito pubblico è ormai patologico. Una deriva irrazionale! Sentire parlare di “soffocamento dal cemento” in un Paese che per il 77% è fatto di prati, boschi e calanchi, fa lo stesso effetto di un astemio che accusa di alcolismo chi beve un bicchiere di vino a Pasqua. I dati ufficiali sono una sberla correttiva: la superficie edificata è ferma al 17%, esattamente la stessa quota occupata dai boschi, che negli ultimi vent’anni sono pure aumentati del 2%. Per capirci, basterebbe sporgersi dal confine e guardare verso Gabicce, Rimini o la riviera romagnola: lì il cemento occupa anche il 30% del territorio – e non ho sentito dire di gente morta soffocata! -, mentre San Marino al confronto sembra la Foresta Nera. Eppure, qui si fa il processo a ogni mattone come se fosse l’ultimo chiodo sulla bara dell’ecosistema.
E qui arriviamo al capolavoro dell’ipocrisia: il dogma del “saldo zero”. Quel totem ideologico secondo cui si può costruire il nuovo solo demolendo il vecchio, un concetto che sulla carta suona nobile ma che nella pratica si è rivelato un cappio al collo per l’economia reale. A furia di blindare ogni zolla di terra per “non consumare suolo” verde, avete creato un deserto dell’offerta che, al primo incentivo capace di attirare qualche straniero in Repubblica (con benefici importanti per le casse pubbliche), ha fatto esplodere i prezzi: affitti passati da 550 a 1.000 euro per un buco di 40 mq e prezzi di vendita cresciuti dell’11,9% in un anno. Il risultato? Mentre l’opposizione difende l’habitat della lucertola, i giovani sammarinesi scoprono che farsi una famiglia sul Titano costa quanto un attico a Manhattan… E quando si tenta di intervenire per superare – o pelomeno lenire – questo deficit che succede? Ce arriva il genio “nazi-green”, che scegli il bene del formicaio a quello delle nuove generazioni di sammariensi.
Ma qual è l’alternativa proposta dai paladini del cespuglio, oggi nel gruppo di opposizione consigliare? Forse mandare le giovani coppie a vivere in una capanna di fango nel bosco o in un co-housing rupestre nei calanchi? Sarebbe una scena deliziosa: cittadini che accendono il fuoco con la selce per non turbare l’estetica bucolica del Paese. Salvo poi veder arrivare gli assistenti sociali pronti a sottrar loro la prole perché la vita da cavernicoli, per quanto “eco-friendly” e “politically correct”, non è esattamente il massimo del benessere sociale.
È il paradosso di uno Stato con un’età media di 49,1 anni che preferisce diventare un bellissimo museo botanico popolato da cinghiali e caprioli piuttosto che dare un tetto a chi dovrebbe garantirne il futuro.
Cari Sammarinesi, la PST non è l’apocalisse di calcestruzzo che vi raccontano, ma il tentativo di recuperare ecomostri e ridare ossigeno a un mercato immobiliare asfittico. Una proposta valida anche se vi costasse qualche 1% dell’oceano verde che vi circonda… Preferite un Paese con il 2% di terreni incolti in meno – sì, perchè i terreni agricoli sono in calo pur restando “verde vivo” – ma con una generazione di sammarinesi in più, o un parco naturale silenzioso dove l’unico rumore rimasto è quello del vento tra i calanchi e del verso delle lucertole perché i giovani sono scappati tutti a Rimini?
Volete uin consiglio? No? Ve lo do lo stesso: mettete da parte il fanatismo e usate la testa: San Marino è immersa nel verde, ma di solo verde non si vive, né si pagano le bollette o gli affitti a tre zeri. E fatelo prima che l’ultimo cittadino spenga la luce e se ne vada, lasciando la Repubblica in mano ai nazi-green e alle loro amate lucertole.
A proposito, parafrasando una vecchia canzone dello Zecchino d’Oro, cari estremisti della tutela ambientale irrazionale e antieconomica, “la lucertola come fa”?
Enrico Lazzari












