• Screenshot
  • San Marino. Elena Tonnini (Rete): “Spenderemo le nostre energie per il rilancio del Paese”

    C’è chi è solo in trincea con tanto di elmetto in testa a lottare per la propria sopravvivenza, essendo il rischio di estinzione altissimo (come fare a convincere gli elettori a dargli altro credito?), e chi sta invece vivendo la vigilia della campagna elettorale con il massimo dell’energia, con entusiasmo, in un clima elettrizzante fatto di proposte e continui incontri. Ne abbiamo parlato con uno degli esponenti di punta del movimento Rete, Elena Tonnini.

    Come sta andando la campagna elettorale?
    “Sta andando molto bene, dal nostro punto di vista è stata un’occasione per approfondire le tematiche assieme alla cittadinanza, il confronto con le persone è iniziato molto prima della data dell’apertura della campagna elettorale, abbiamo fatto più di 25 serate, un ottimo momento per ragionare assieme alla gente sul tipo di Paese che vogliamo. C’è grande entusiasmo, voglia di fare, si è creato un gruppo affiatato, da noi la campagna è divertimento ma anche lavoro, si riuniscono in sede tre o quattro gruppi di lavoro al giorno, non conosciamo weekend, la sede è vivissima, si respira un bellissimo clima”.

    Può riportare alla mente dei lettori le tappe salienti che hanno caratterizzato questa legislatura?
    “Senza ripercorrere tutte le fasi delle infiltrazioni, ben descritte in due ordinanze, mi preme soffermarmi sul ruolo della politica intesa come governo ed ex maggioranza. In primo luogo va ribadito come la politica abbia avuto un ruolo fondamentale sulle nomine. Ora si tende a dire, ‘Savorelli lo abbiamo cacciato noi’, la realtà dei fatti mostra come sia stato cacciato solo a lavoro svolto. Noi avevamo chiesto che venisse allontanato prima dell’operazione titoli presentando un odg che è invece stato bocciato. Dopo Savorelli sono arrivati Moretti e Mazzeo, quelli del conto interbancario a un privato in Bcsm, quelli che in commissione finanze hanno sostenuto che ‘in fondo a San Marino le leggi si possono anche interpretare’. Così di fronte a queste cose i membri della ex maggioranza sono stati incapaci di reagire. Non solo. Hanno anche fatto in modo che gli anticorpi, anziché pensare a rafforzarli, venissero messi in ginocchio a partire dal Tribunale che è stato messo nelle condizioni di non poter lavorare. Poi sono stati interrotti i rapporti con l’Italia penso alla centrale rischi che invece avrebbe potuto far emergere i nominativi dei grandi debitori di San Marino. Ci sono dunque precise responsabilità politiche di chi ha portato il Paese nella situazione in cui si trova. Ci tengo però a specificare che non intendiamo farci prendere la mano dalla vendicatività (questo è stato uno dei grandi problemi di questa legislatura), si tratta di giustizia sociale, tutta l’energia la metteremo, se i cittadini ci daranno fiducia, per il rilancio del Paese”.

    Il Collegio Garante ha ammesso il ricorso dei giudici d’appello sulla mancata presa d’atto. Cosa succede ora?
    “Si tratta di una cosa molto grave e badi che non mi riferisco al parere del Collegio Garante, è la decisione – non collegiale – del Congresso di Stato di procedere a pagare un avvocato a dei giudici che tirano in ballo la Reggenza che è un fatto gravissimo. Come è grave che in una fase di ordinaria amministrazione si continuino ad adottare delibere dove si spendono soldi non in favore dello Stato, dove vengono prese decisioni politiche non ammesse in fase ordinaria e che possono avere dei ritorni in termini elettorali. La delibera più grave in assoluto è quella che apre di nuovo un conflitto tra poteri tirando dentro la Reggenza. Siamo di fronte ad una ennesima forzatura, era il novembre 2017 quando il Congresso fece un esposto contro il Tribunale. Sono saltati gli argini democratici, bisogna ristabilire l’ordine, se i giudici intendono procedere, non esiste che gli avvocati vengano pagati dallo Stato, contro la Reggenza”.

    Ci sono delibere adottate in questa fase e poi ritirate?
    “Continua il controllo da parte delle opposizioni che proseguono nell’azione di porre un argine. Ma non è possibile che per trovare un minimo di ascolto debba prima esserci una conferenza stampa in cui denunciamo pubblicamente queste cose”.
    Perché siete finiti nel mirino di Repubblica Futura?
    “Il problema a mio avviso è che non sappiano come giustificare l’incapacità di portare soluzioni, sono 13 anni che sono al governo. Attaccano per non dover spiegare gli errori. Avevamo visto tale comportamento già dentro l’Aula, ci sono state posizioni volte a tutelare non l’interesse del Paese ma l’interesse di pochi. Ricordo che Rf ha espresso voto contrario alla commissione di inchiesta su Cis, noi non ci fermeremo, continueremo, crediamo che la politica debba tornare a esercitare i propri strumenti non per l’interesse di pochi e che debba essere al servizio dei cittadini. Non abbiamo avuto paura di denunciare le infiltrazioni e questo ha dato fastidio”.

    Repubblica Sm